Manifestazione a Genova, difendere l’ambiente, colpire il capitalismo

Comunicato di Sinistra Anticapitalista di Genova

distribuito alla manifestazione di sabato 18 ottobre

Ci risiamo. Piove e Genova si allaga. Come tre anni fa, quando per colmo di disgrazia l’alluvione arrivò mentre i bambini uscivano da scuola e sei persone morirono. Come nel 1970, la madre di tutte le alluvioni.

Da allora nessuno osa più sostenere che le alluvioni siano dovute al caso, alla pioggia, alla natura. Da più di quarant’anni tutti riconoscono che l’edilizia selvaggia, il cemento sulle colline, il disboscamento, la mancata cura dei torrenti, che fanno sì che ogni pioggia un po’ più forte causi un’alluvione, sono colpa dell’uomo. Ma dire “colpa dell’uomo” è un’astrazione! Non tutti gli uomini sono colpevoli.

Interi quartieri genovesi sono stati costruiti a stretto contatto dei torrenti e dei rivi, se non addirittura nel loro alveo. Si sono coperti interi tratti di torrenti e corsi d’acqua, ristretti gli alvei naturali. E’ quindi una ovvia conseguenza che, in presenza di piogge più forti, le acque si riprendano i loro spazi.

Le cause prime, profitto e cementificazione del territorio, dei colpevoli disastri che ormai avvengono a scadenze sempre più ravvicinate vengono quindi da lontano.

Ci sono però colpe politiche anche più recenti.

Ad esempio, la Regione Liguria ha approvato tre anni fa un Piano casa che il geologo del CNR Mario Tozzi ha definito “il peggiore tra tutti. Ha previsto di portare la distanza minima dagli alvei da dieci a tre metri. E’ una roba da criminali.” Il Comune di Genova si sta preparando ad adottare definitivamente il nuovo PUC (Piano Urbanistico Comunale) che, come ha dichiarato Legambiente, “tutela di fatto la rendita fondiaria” e dove la destinazione d’uso di amplissime aree viene lasciata alla “contrattazione” con i privati.

Sarebbe corretto che i Burlando, i Doria e tutti i responsabili politici di queste irresponsabili decisioni si dimettessero. Non lo faranno, preferendo palleggiarsi le colpe con l’ARPAL, la magistratura e con chiunque altro in un gioco allo scaricabarile. Ma non illudiamoci, anche se Burlando e Doria si dimettessero per essere sostituiti da una Paita o un Bernini non è che le cose cambierebbero. È proprio il sistema di potere del PD che va smantellato.

Il governo Renzi, col decreto “Sblocca Italia” (anzi, “smotta Italia”) e con il “Jobs Act”, vuole assicurare piena e incondizionata libertà d’azione alle imprese, ai padroni, a rendita e profitto, cancellando vincoli ambientali e diritti e tutele sul lavoro. Continua a puntare sulle “Grandi Opere” distruttive dell’ambiente: a Genova la Gronda e il Terzo Valico, in Italia tante altre. È questo il sistema di potere del PD.

Il loro punto di riferimento sono gli interessi del grande capitale: le banche, la finanza, i padroni del cemento, i pescicani degli appalti. Chi governa lo Stato, la Regione e il Comune decide come gestire il territorio pensando non ai bisogni della popolazione e alle necessità dell’ambiente, ma alle priorità delle “imprese” e del “mercato”, cioè del capitale. Non si può difendere l’ambiente senza colpire gli interessi dei capitalisti!

Sì al risanamento territoriale e ambientale, alla messa in sicurezza del territorio

Serve un grande piano nazionale di intervento pubblico, col controllo delle popolazioni interessate, che affronti il degrado ambientale e il dissesto idrogeologico del territorio in così vaste zone del Paese. Le risorse finanziarie vanno prese dove ci sono, a partire dall’enorme cifra (almeno 85 miliardi di euro ogni anno) che si spende per pagare interessi sul debito pubblico a banche, fondi di investimento e speculazione finanziaria, dalle spese per le “missioni militari” all’estero e per acquistare gli F-35 o per le “grandi opere”.

Stop alle grandi opere inutili e dannose! No alla cementificazione!

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