Genova, Marco Doria rivendica lo sgombero del Buridda

di Bruno Demartinis e Sergio Morra, coordinamento di Sinistra Anticapitalista – Genova

Le bugie della giunta Doria hanno davvero le gambe cortissime. Infatti a poco più di ventiquattro ore dallo sgombero del Buridda il sindaco di Genova rilascia una lunghissima intervista a un’emittente televisiva locale, Primocanale, che la replica in fasce orarie di buona audience.

Doria parla di un po’ di tutto: si indigna per la corruzione nella principale banca di Genova, la Carige, si vanta di non aver mai rubato, parla delle difficoltà di bilancio dell’amministrazione, allude alle imminenti privatizzazioni, si destreggia tra una serie di banalità e di luoghi comuni e naturalmente parla (senza neppure vergognarsi troppo) anche dello sgombero del Buridda. Se la sua non è una sorta di rivendicazione delle operazioni di repressione poliziesca ai danni del “laboratorio sociale”, ci si avvicina molto. Infatti Doria snocciola senza imbarazzo tutto l’armamentario propagandistico che la destra aveva vomitato sin da quando, nel 2003, era nato il Buridda: il rumore, il disturbo, il decoro borghese del quartiere violato. E poi naturalmente la necessità di far cassa.

Ma non è che vendendo l’edificio di via Bertani si possa ripianare il bilancio presente e futuro del Comune. Sorge il dubbio che la necessità di far cassa sia più che altro un pretesto. Dopo la vittoria elettorale di Renzi, esponenti del PD genovese hanno chiesto a gran voce un paio di assessorati in più e un controllo più forte sulla politica comunale, per rilanciare a velocità renziana la politica di grandi opere, di privatizzazioni e di favori alla borghesia. L’attacco al Buridda, promosso da Doria e Fiorini con la cortese collaborazione della Questura, potrebbe essere semplicemente una mossa strategica per creare un casus belli e spostare ancora più a destra la politica della cosiddetta giunta di sinistra.

Infatti, a rendere ancora più chiara la sua posizione politica, il sindaco nella sua intervista pochi minuti dopo le calunnie al Buridda invitava la minoranza consiliare (berlusconiani, ex-berlusconiani, leghisti) a un confronto costruttivo con la giunta.

Per molto tempo il Buridda ha avuto una sponda politica soprattutto in SEL. Ma questa relazione potrebbe andare in crisi. Infatti durante la campagna per le Europee Nichi Vendola, venuto a Genova per sostenere i candidati di SEL nella Lista Tsipras, esprimeva il suo appoggio completo a Marco Doria solidarizzando con un uomo politico gravato come lui in Puglia del peso del governo.

Improbabile quindi che SEL si stacchi dalla giunta, quando la sua direzione è sempre più attratta nell’orbita del Governo Renzi; meno improbabile, anche se ancora nella testa di Giove, che Doria rompa con una “sinistra” pur moderatissima per aprire, come avviene su scala nazionale, alle destre.

Le sirene di Renzi tentano la defunta area arancione e il sindaco di Genova è molto tentato: c’è stata la marea elettorale renziana. Il PD del “sindaco d’Italia” è l’esecutore zelante delle politiche della Troika, reca in sé l’ideologia della governabilità neoliberista. Questo progetto reazionario comporta la compressione degli spazi di azione sociale e politica e non sopporta che si diffonda alcuna prospettiva di alternativa.

Il sindaco Doria si è da tempo adeguato. È ormai un ostaggio consenziente del PD.

Un paio d’anni fa, nell’imminenza delle elezioni comunali, tutta la sinistra radicale e sociale (da Rifondazione alla Comunità di S. Benedetto ai centri sociali) faceva a gara nel sostenere Doria, scambiandolo per un candidato di sinistra. Noi, che non abbiamo mai creduto a questa panzana, proponevamo invece la presentazione di una lista anticapitalista, contrapposta al centrosinistra e al suo candidato Doria. A quanto pare avevamo visto giusto. Ci auguriamo che coloro che avevano creduto alla possibilità di un’alleanza col PD comprendano la lezione e non ripetano l’errore nel futuro.

Intanto, nel presente, si tratta di costruire una forte opposizione sociale e politica a questa giunta.

La manifestazione, partecipatissima (1.500 manifestanti secondo il Tg regionale ligure di Rai 3), che è sfilata oggi (sabato 7 giugno) nel centro di Genova, si è conclusa con l’occupazione della “Garaventa”, una scuola dismessa nel centro storico della città.

Non solo il Laboratorio Sociale Occupato Autogestito La Buridda ha giustamente riaffermato il suo diritto ad esistere, ma si pongono i presupposti per la costruzione di un’opposizione politica e sociale alla giunta genovese di “sinistra” che applica diligentemente le direttive del Governo – Renzi e della Troika.

Coloro che si erano illusi hanno riaperto gli occhi e, come ha scritto qualcuno sulla rete, se don Gallo fosse ancora tra noi prenderebbe Marco Doria a calci nel sedere.

 

Comunicato del Coordinamento provinciale di Sinistra Anticapitalista

image

Stamani all’alba ingenti forze di polizia hanno sgomberato il Centro sociale Buridda.

Il Laboratorio sociale occupato autogestito Buridda occupa da 11 anni la sede dell’ex facoltà di Economia in via Bertani, di proprietà del Comune di Genova, e ha sviluppato nel corso del tempo iniziative politiche e culturali, manifestazioni musicali e teatrali, ma è anche sede di una palestra di boxe popolare e di arrampicata, e poi del Critical Wine.

L’ineffabile sindaco di Genova Marco Doria e la sua Giunta negano di essere stati messi al corrente della esecuzione di sgombero, né di averlo concordato con Prefettura e Questura, ma come sempre le bugie hanno le gambe corte perché risulta la presenza dell’assessore a “Legalità e Diritti” Elena Fiorini e dello stesso sindaco alla riunione di ieri pomeriggio del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato dal prefetto, dove è stata affrontata anche la “pratica Buridda”, e quindi il sindaco e la Giunta non potevano non sapere dello sgombero imminente.

Del resto il vicesindaco Stefano Bernini (PD) dichiara che da tempo c’era la necessità di evacuare il Buridda e che adesso, dopo due aste andate deserte, “i compratori oggi ci sarebbero” e che “è il momento di iniziare il percorso per alienare l’edificio e questo comporterà uno sgravio dei debiti del Comune”.

Si conferma così la linea politica della Giunta cittadina di centrosinistra. Per ricordare solo alcuni degli aspetti più rilevanti sul piano sociale, nello scorso mese di luglio questa Giunta ha cercato di privatizzare in un colpo solo trasporti, nettezza urbana, manutenzione di strade e giardini, farmacie e bagni comunali, a novembre ha tentato di reprimere la lotta dei tranvieri; da quando si è  insediata nulla ha fatto per rispettare la volontà popolare di rendere di nuovo pubblica l’acqua, in una città in cui perfino gli invasi e le dighe sono stati a suo tempo privatizzati.

Ormai gran parte di coloro che, a sinistra, erano entusiasti due anni fa per “la nuova stagione arancione” del sindaco Doria si sono probabilmente ricreduti. Noi non siamo tra costoro perché non ci siamo mai fatti alcuna illusione su questa Giunta e sulla maggioranza che la sostiene. La Giunta comunale di Genova sta semplicemente applicando le politiche neoliberiste che sono proprie del PD e del centrosinistra.

Ma queste politiche impongono un forte controllo sociale e quindi implicano – ci sono segnali sempre più preoccupanti – un inasprimento della repressione. Quindi si colpiscono tutti i movimenti “refrattari” e di resistenza sociale, come il movimento No TAV o il movimento per il diritto all’abitare in diverse città; anche a Genova si prova a colpire chi propone un altro modello di socialità, quello, come afferma un comunicato del Buridda, della “città di sotto” che si ribella alla “città di sopra”.

Per questo i/le militanti di Sinistra Anticapitalista esprimono tutta la loro solidarietà al LSOA Buridda e partecipano alle mobilitazioni in atto in città contro lo sgombero.

 

Genova, 4 giugno 2014