Camusso a Landini, cartellino giallo

di Andrea Martini

Sciopero generale e manifetazione della FIOM

E’ stata diffusa ieri la notizia del fatto che il compagno Maurizio Landini, segretario generale della Fiom Cgil, è stato dichiarato passibile di provvedimento disciplinare a causa delle sue prese di posizione pubbliche contro il “Testo unico sulla rapperesentanza” sottoscritto da Cgil, Cisl e Uil lo scorso 10 gennaio.

La decisione è stata assunta in questi giorni dal Collegio statutario della Confederazione che ha ritenuto le affermazioni critiche di Landini in contrasto con l’articolo 16 dello Statuto. Infatti l’articolo 16 (così come modificato in senso gravemente restrittivo al precedente congresso, quello dell’insediamento di Susanna Camusso ala guida del maggiore sindacato italiano) assegna al solo Comitato direttivo nazionale il diritto di pronunciarsi sugli accordi interconfederali e ipotizza la possibilità di sanzioni in caso di trasgressione.

Sullo stesso accordo, in realtà, il Collegio statutario era stato già chiamato in causa, con argomentazioni opposte a quelle di Camusso, sia da Giorgio Cremaschi (che sottolineava come la segretaria generale avesse violato con la sottoscrizione del 10 gennaio alcuni principi generali statutari e la sentenza della Corte costituzionale del luglio 2013) sia da Gianni Rinaldini (che invocava il rispetto dell’articolo 6.b dello statuto che prescrive che la Cgil prima di procedere alla firma di un accordo deve far pronunciare i lavoratori o, almeno, gli iscritti).

Ma il Collegio in questione, presieduto da Michele Gentile, ha zelantemente ritenuto di rispondere a stretto giro di posta alla richiesta della leader, mentre ha finora ignorato le denunce di Cremaschi e Rinaldini (peraltro pervenute prima di quelle di Camusso).

L’assunzione o meno di un provvedimento disciplinare spetta invece ai Comitati di Garanzia (prima interregionale e, poi in caso di appello, quello nazionale, presieduto da Carlo Ghezzi).

Su Maurizio Landini, dunque, si inizia a sperimentare la logica repressiva e sanzionatoria dell’accordo, che non a caso prevede che sindacati, ma anche delegati di azienda critici verso gli accordi sottoscritti siano oggetto di sanzioni comminate da una commissione composta da Cgil, Cisl, Uil, tre rappresentanti di Confindustria e un presidente gradito a tutte le parti.

Esprimiamo, perciò, a Landini tutta la nostra solidarietà, al di là delle profonde divergenze che non abbiamo mai nascosto, aggravatesi dopo l’accettazione da parte della Fiom dell’accordo con Marchionne alla Bertone e, ancora di più, dopo la sua confluenza, seppure critica, nella maggioranza camussiana in vista del XVII Congresso.

Landini paga il fatto di avere trasgredito a regole scritte e non scritte della burocrazia cigiellina, ma soprattutto la scelta di non andare avanti nella battaglia critica aperta dalla Fiom molto prima del suo avvento alla segreteria generale, di aver lasciato che la simpatia, il sostegno e la mobilitazione diffusa che si erano raccolti attorno ai metalmeccanici della Fiom si logorassero nel calderone della generale rassegnazione del mondo del lavoro e della società.

Fino a tre anni fa la Fiom aveva un tale appoggio di opinione e di mobilitazione che impediva alla burocrazia confederale di assumere qualunque iniziativa restrittiva nei confronti del leader di quella categoria. Un’iniziativa del genere di quella annunciata ieri, se assunta tre anni fa avrebbe generato un rifiuto massiccio e la condanna da parte dell’opinione pubblica. Oggi, nel quadro della più generale involuzione antidemocratica, rischia di non fare neanche notizia.

Landini paga la sua scelta di ridurre l’antagonismo che la Fiom aveva praticato in una linea emendataria, rassegnata e minoritaria, come quella che ha scelto di praticare nel congresso. Paga altresì il temerario abbraccio con Renzi, che non ha portato nulla sul piano politico mentre dalla gerarchia Cgil è stato letto come una violazione della regola non scritta del fatto che i rapporti con la politica (cioè con il PD in tutte le sue componenti) è appannaggio esclusivo della struttura confederale.

Tutto ciò non toglie che l’iniziativa sanzionatoria di Camusso costitusce un altro elemento rivelatore della involuzione del quadro politico e sindacale del nostro paese.