Russia, Nadezhda Tolokonnikova … e 700.000 prigionieri

Di Murielle Pomponne (trad. di Gippò Ngandu da alencontre.org)

Nadejda

Nadezhda Tolokonnikova è ufficialmente dal 14 novembre in un nuovo campo in Siberia vicino a Krasnoiarsk. Vi è stata trasferita dalla Mordovia, regione in cui è stata imprigionata per più di tre settimane, suscitando così forti preoccupazioni.

Ora sappiamo che si trova nell’ospedale di questa colonia penitenziaria. Suo marito ha potuto visitarla recentemente per più di due ore nella sua stanza e ha constatato che si sentiva bene. La giovane donna le ha assicurato che le cure erano buone e il personale corretto, per cui le sarebbe piaciuto restare là fino alla fine della condanna, ossia, se tutto va bene, fino al marzo del 2014 (la lettera di Nadezadha è stata pubblicata precedentemente anche sul nostro sito).

 Ricoverata dopo uno sciopero della fame.

A fine settembre, condotta in isolamento per aver scritto una lettera aperta sulle condizioni di detenzioni e di lavoro vicine alla schiavitù, Nadezhda ha fatto una settimana di sciopero della fame. Dopo aver dichiarato di aver subito minacce di morte da parte di un membro della direzione, ha richiesto di cambiare prigione. In un primo momento non ha ottenuto risposta ed è ritornata nella colonia penitenziaria di Mordovia. A questo punto ha deciso di intraprendere un nuovo sciopero della fame.

Il suo trasferimento ha infine avuto luogo. La sua domanda ha avuto esito positivo, tuttavia Nadezdha non aveva affatto richiesto di essere spostata in Siberia. La sua famiglia vive a Mosca. Krasnoiarsk si trova a 6500 km dalla capitale russa…. . L’amministrazione penitenziaria ribadisce tuttavia che è stata trasferita in Siberia perché è nata in quella regione e che questo potrebbe facilitare il suo reintegro nella società. La giustificazione lascia perplessi.

Le ragioni per le quali i detenuti cambiano prigione sono tante quanto vaghe. Le condizioni di vita variano a secondo delle colonie penitenziarie. Vi sono quelle a regime ordinario, severo, speciale. Dei campi chiusi così come dei campi aperti; più o meno lontani dalle grandi città. I prigionieri vengono talvolta trasferiti in un campo piuttosto che in un altro in funzione della pena che devono scontare; talvolta per avvicinarli o al contrario per allontanarli dai loro familiari. In ogni caso, i trasferimenti sono temuti dai detenuti, perché possono durare a lungo e in condizioni difficili. Durante questo periodo, essi non hanno alcun contatto con la loro famiglia o i loro avvocati, e sono dunque soli con le guardie, senza testimoni.

Condizioni di vita deplorevoli

Ci sono 750 colonie penitenziarie, 46 riservate alle donne. Il loro nome ufficiale è “colonie di rieducazione. Esistono differenti regimi, più o meno duri. Nei campo di residenza, i prigionieri lavorano fuori. Il regime dei campi si distingue dal numero di visite che variano a seconda delle domande accolte e dei permessi autorizzati.

Gli anziani detenuti dicono, tuttavia, che la gestione del campo fa la differenza. In alcuni la violenza fisica è brutale, viene praticata la tortura, così come le pressioni morali e psicologiche. Ufficialmente, non esistono gruppi di detenuti con il compito di tener buoni gli altri. In realtà, talvolta ciò avviene ancora.

Regole assurde

In tutti i campi, esistono delle regole di disciplina strette e sovente assurde. Se queste non sono rispettate in toto, si può essere puniti, messi in isolamento, perdere la possibilità di ottenere la condizionale. Non ci sono celle, ma dei dormitori dove possono dormire fino a 100 o 120 persone. Essi sono soventi vetusti. Non c’è intimità, l’igiene è deficitario. In generale c’è un cortile o un luogo di assembramento, talvolta un giardino.

I prigionieri portano un uniforme, la stessa in estate come in inverno. Hanno comunque diritto ad un cappotto durante l’inverno. Sovente lavorano guadagnando pochi soldi. Il prezzo dell’uniforme viene detratto dal magro stipendio. I soldi del resto sono importanti. Bisogna pagare gli avvocati. La visita dei familiari può essere del resto molto onerosa, perché sono spesso reclusi a più di migliaia di chilometri. Di frequente i guardiani tentano di estorcere del denaro ai detenuti così come alle famiglie.

700 mila prigionieri

In Russia ci sono circa 700 mila prigionieri. Il paese è il quarto al mondo con più prigionieri in rapporto al numero di abitanti, dopo gli Stati Uniti, il Ruanda e Cuba. Ci sono delle Ong in Russia che si battono per aiutare i prigionieri e le loro famiglie. Vi sono anche delle commissioni che visitano le prigioni. Esse hanno pochi mezzi, e sono sempre più bloccate dai membri dell’amministrazione penitenziaria e hanno così scarsa efficacia.

RFI, 25 novembre