Communia, il magistrato si vendica a Ferragosto

communiadi Checchino Antonini da Popoff Chi li ha visti in azione di prima mattina dice che «hanno fatto i coatti, e solo dopo si sono un po' calmati». E' successo che nel deserto del ferragosto romano, un magistrato forte coi deboli e debole coi forti, è «finalmente» riuscito a sgomberare Communia dalle ex Fonderie Bastianelli nel quartiere S.Lorenzo. Erano le nove del mattino del 16 agosto. Sei gli identificati nei vicini locali del commissariato di quartiere. E' bastato un pretesto, l'inagibilità, e il solito spropositato schieramento di polizia e carabinieri in assetto da guerra.

Ma l’inagibilità è minima, ben circoscritta dagli occupanti e stabilita dalle perizie. In realtà era dal 24 aprile, da quando era iniziata l’occupazione dello stabile per sottrarlo al solito progetto speculativo, che il progetto era nel mirino del solerte magistrato. Chi comanda in città è stato piuttosto irritato dallo Tsunami tour per il diritto all’abitare che lo scorso aprile mise a segno nove occupazioni in simultanea e tra loro questo progetto che si presentò al quartiere ormai quasi del tutto gentrificato con le parole del predicatore eretico Thomas Muntzer di 500 anni prima: “Omnia sunt Communia”, tutte le cose sono comuni.

Sono studenti, precari – età media piuttosto bassa – gli attivisti di Communia, interni alle traiettorie dei movimenti romani per il diritto all’abitare e nella scia di chi ha occupato teatri dismessi oppure di chi s’è ripreso la fabbrica da cui è stato licenziato per autogestirla (la Maflow di Milano). «Alle ex Fonderie Bastianelli, infatti, i giovani avevano allestito moltissime iniziative: una sala studio, alloggi, mensa, lo spazio per sport popolare, sportelli di consulenza legale e psicologica. Tutto questo sembra non essere gradito né alla Questura né alla giunta Marino che non ha fatto nulla per evitare lo sgombero. La decisione, poi, di procedere “manu militari” la mattina del 16 agosto la dice lunga sull’insofferenza nei confronti di forme di protagonismo e vitalità giovanile», si legge sul sito Movimento Operaio. Il centro sociale Communia ha dato appuntamento alle 16 del 16 agosto per una conferenza stampa.

«Hanno pensato che con uno sgombero estivo potessero fermarci, ma il progetto di Communia che abbiamo costruito in questi mesi con tutto il quartiere di San Lorenzo non si arresta. La scuola popolare, lo sport, gli sportelli di assistenza gratuita, le mostre e le iniziative ritorneranno a San Lorenzo. Non è uno sgombero che fermerà il nostro progetto», fanno sapere gli occupanti.

«Con lo sgombero di Communia a San Lorenzo si sta consumando una brutale scelleratezza politica, che segnala, ammesso ce ne sia bisogno, l’angustia culturale di chi a Roma continua a contrastare l’attivismo sociale nei quartieri con esibizioni muscolari e aggressioni militaresche». Così in una nota Sandro Medici, di Repubblica Romana, commenta quello che definisce «un vero e proprio agguato contro i movimenti che si battono contro la speculazione urbana e per il riuso sociale dell’edilizia dismessa». «In questo sgombero di Ferragosto non c’è solo la tradizionale ottusità repressiva e persecutoria delle furerie romane – aggiunge – ma si scorge anche quel becero disprezzo verso ogni iniziativa che in città crea relazioni sociali, pratiche solidali, ricerca culturale, insomma benessere e serenità; a conferma che la politica degli sgomberi è nient’altro che una strategia per desertificare i quartieri e spegnere le coscienze». «Sono tuttavia certo – continua Medici – che Communia troverà il modo, insieme ai movimenti, alle associazioni e ai tantissimi che già si stanno mobilitando in sua difesa, di riprendere il suo cammino e le sue lodevoli attività, ma ritengo che in questa prospettiva sarà decisivo il ruolo del Comune di Roma: la giunta Marino dovrà cioè decidere se in quella vecchia officina di San Lorenzo si potrà continuare a fare cultura e democrazia, oppure se invece si deve autorizzare una sua trasformazione speculativa». «È la prima verifica politica sulle intenzioni della nuova amministrazione – conclude Medici – o i quartieri si risanano e si rianimano con la socialità e il mutualismo o si consegnano alla meschina ingordigia degli immobiliaristi».