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Aiutaci a difendere la storia e le conquiste

La nostra organizzazione – è scritto nelle nostre bandiere – è comunista e rivoluzionaria e lavora per una società ecosocialista, femminista e libertaria.

Comunista perché riteniamo che la struttura sociale, economica e politica in cui viviamo e in cui vive tutta l’umanità sia la vera responsabile di grandissima parte delle sofferenze delle donne e degli uomini di questo pianeta, sia sul piano sociale che su quello individuale e che questa struttura vada cambiata per poter porre i bisogni delle persone e della società al primo posto, primo posto nel quale oggi, al contrario, regnano incontrastati i profitti di una esigua minoranza.

Rivoluzionaria perché riteniamo che la trasformazione di quella struttura debba necessariamente passare attraverso una sua radicale rottura imposta da una risoluta irruzione sulla scena politica delle masse lavoratrici, oggi, al contrario, tenute in un ruolo di totale sudditanza e, al massimo, chiamate ogni qualche anno a pronunciarsi passivamente per scegliere tra opzioni sempre più simili.

E lavoriamo perché la società che dovrà sostituirsi a quella capitalista sia una società socialista e ecologista, in una parola ecosocialista, cioè una società nella quale l’economia sia governata democraticamente, autogestita dalle lavoratrici e dai lavoratori stessi, finalizzata al soddisfacimento dei bisogni popolari e sociali e non alla massimizzazione dei profitti di pochi, e sia diretta nel più totale rispetto della natura, per ciò che riguarda il suo stato attuale e per quello che riguarda il mondo in cui vivranno le future generazioni.

E vogliamo che tale società consenta la piena libertà degli individui nel loro agire sociale e politico e nelle proprie scelte individuali su tutti i piani, da quello della sessualità a quello della espressione artistica. Cioè vogliamo che sia una società libertaria. Quella libertà riguarda il primo luogo le donne che hanno sofferto per millenni la gestione patriarcale del mondo e continuano a soffrirla tuttora nonostante le conquiste imposte con le loro lotte. Vogliamo che sia una società femminista.

E la nostra organizzazione è anche caratterizzata dal suo internazionalismo, che si esprime nei legami che abbiamo con numerose organizzazioni analoghe sparse per i cinque continenti, ma anche e soprattutto nella nostra visione strategica e nella nostra pratica internazionalista che pone sempre al centro i bisogni e i diritti di libertà e di giustizia sociale delle classi popolari contro ogni oppressione, sfruttamento, dittatura.

Purtroppo in questi ultimi anni le conquiste che le classi popolari e i movimenti sociali avevano imposto in Italia e nel mondo nel corso del 1900, complice la crisi economica più grave degli ultimi 80 anni, sono state ampiamente demolite. Con questa aggressione si è combinata una crescita di idee e di forze reazionarie (a volte fondamentaliste) in gran parte dei paesi, culminata nella elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti.

La guerra, che per alcuni decenni aveva insanguinato la periferia del mondo, in questi anni è tornata ad essere una realtà che coinvolge anche il nostro paese, mentre la devastazione ambientale perpetrata dal capitalismo in crisi fa moltiplicare le catastrofi naturali e lascia prevedere un futuro desolante che mette a repentaglio le condizioni di vita e la vita stessa delle prossime generazioni.

In Italia, assieme alla aggressione sociale è in corso anche una pesante azione di stravolgimento degli ordinamenti politici e istituzionali, della democrazia formale e sostanziale, che si esprime attraverso una crescita della repressione, un uso sempre più sfacciato e unidirezionale dei mezzi di informazione di massa e attraverso una controriforma costituzionale sulla quale saremo chiamati a pronunciarci con il nostro NO il 4 dicembre.

Giusto nel 2017 ricorre il centenario della Rivoluzione russa, lo storico avvenimento che ha dato inizio al secolo dell’ “assalto al cielo” da parte delle classi sfruttate e oppresse. È stato l’avvenimento più significativo del Novecento. Il fatto che tale rivoluzione, logorata dal suo isolamento internazionale e dalla azione devastatrice di una nefasta casta di burocrati, si sia trasformata nella tragica realtà dei paesi collettivistici, nulla toglie alla grandezza del sogno che animò per decenni milioni di esseri umani in tutto il mondo.

Cento anni fa la classe operaia russa dimostrò che l’impossibile era possibile, che si poteva cacciare lo zarismo e, con esso, il capitalismo, che si poteva organizzare la società in una forma superiore, realmente democratica, basata sui consigli di fabbrica e sui soviet, che un altro mondo era veramente possibile. Questo messaggio, questo sogno, a partire dal 1917, ha animato milioni di esseri umani, le loro lotte e il loro desiderio di riscatto sociale e politico. I potenti di tutto il mondo vogliono cancellare dalla coscienza e dall’immaginario collettivo delle classi subalterne questo messaggio perché per loro ha costituito un incubo, l’incubo di perdere in un colpo solo privilegi, egemonia e potere. Noi, al contrario, lavoreremo per rinnovarlo e per far capire come quella esperienza restò isolata e come aprì la strada alla involuzione dello stalinismo. Quello stalinismo e quella burocrazia che con i loro misfatti hanno creato un così grave danno al socialismo, offrendo al capitalismo un’occasione storica per poter sostenere di essere “la migliore società possibile”.

E nel 2017 ricorre, coincidenze della storia, il cinquantesimo anniversario dell’assassinio di Ernesto Che Guevara, il rivoluzionario argentino che, dopo aver dato un contributo essenziale alla rivoluzione cubana, che inaugurò l’epoca delle rivoluzioni anche nel Nuovo Mondo, abbandonò la propria poltrona di ministro all’Avana per dedicarsi all’organizzazione della rivoluzione in Africa e in America Latina, per “creare due, tre, molti Vietnam”, per rompere l’isolamento di Cuba e della parallela lotta dei popoli indocinesi, comprendendo la necessaria dimensione internazionale del progetto socialista, fino al giorno in cui i sicari della dittatura boliviana e dei servizi segreti USA lo trovarono e lo uccisero barbaramente. Guevara per questo è stato e resterà un fondamentale punto di riferimento per tutti quelli che credono nella necessità della rivoluzione.

Non a caso, in quello stesso 1967, anche grazie all’esempio del Che, del suo impegno e della sua coerenza rivoluzionaria contro le ingiustizie del mondo, e dell’esempio dell’eroico popolo vietnamita che si batteva già da oltre 10 anni contro l’aggressione dell’imperialismo nordamericano, iniziava in numerosi paesi di ogni parte del pianeta un grandioso movimento giovanile che culminerà l’anno successivo nelle mobilitazioni del 1968 e in una straordinaria congiunzione tra le lotte studentesche e quelle operaie.

Sinistra Anticapitalista vuole caratterizzare la propria attività del prossimo anno (parallelamente alla sua scontata partecipazione alle lotte sociali e politiche che si produrranno) con una campagna fatta di pubblicazioni, convegni, iniziative politiche e culturali che offrano occasioni di conoscenza e di approfondimento alle nuove generazioni, per renderli vivi nella memoria e per contrastare le falsificazioni e le manipolazioni di cui è facile prevedere saranno zeppi gli organi di disinformazione di massa.

Siamo convinte/i che chi vuole cambiare il mondo non può dimenticare, o considerare secondarie le lezioni che quelle esperienze forniscono.

Anche nel mondo di oggi, così diverso da quello del secolo scorso, ma anche così segnato da ingiustizie ancora più cocenti, non si può non conoscere il passato, fare economia della storia e soprattutto della storia della nostra classe. Anche perché i nostri avversari, la classe dominante con le sue élite, la conoscono molto bene, la studiano, ovviamente con l’obiettivo opposto, cioè quello di perpetuare e sviluppare il proprio dominio e la propria egemonia.

Anche quest’anno ci rivolgiamo a chi ha seguito la nostra attività e le nostre proposte per chiedere un sostegno materiale e finanziario, indispensabile per un’organizzazione politica esclusa da ogni finanziamento pubblico. Come sempre siamo stati in moltissime battaglie sociali e sindacali; abbiamo

partecipato a tanti momenti politici con il nostro contributo militante; il nostro sito ha fatto conoscere esperienze di lotta di classe poco note o deformate dai grandi media, qualche volta anche da quelli (più piccoli) della sinistra. Vi chiediamo di aiutarci a continuare questi impegni, a fare meglio: la situazione è molto difficile, la sinistra ha conosciuto pesanti sconfitte anche a causa dei suoi errori e nonostante che alcuni, come noi, indicassero la necessità di un cambio di rotta. Ma proprio per questo c’è ancora più bisogno di un’organizzazione anticapitalista e rivoluzionaria, convinta delle proprie posizioni e della propria identità, ma anche fortemente unitaria verso tutte le altre forze della sinistra di classe.

La nostra tradizionale sottoscrizione di fine anno, stavolta inoltre, è finalizzata a sostenere non solo la “normale” attività di lotta e di propaganda che i nostri circoli e le/i nostre/i militanti sviluppano nei propri posti di lavoro e di studio, nei movimenti e nei sindacati in cui sono impegnati, ma anche, e soprattutto, l’impegno straordinario di una campagna di difesa della memoria delle più importanti esperienze vissute dal proletariato.

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