Il cammino accidentato del sindacato americano dell’auto

Appunti sulla Convenzione nazionale dello United Auto Workers (UAW) che ha deciso la linea sindacale dei prossimi quattro anni (Ezio Boero, da volerelaluna.it)

Si è svolta a Detroit dal 15 al 18 giugno, con la presenza di 900 delegati, la Convenzione nazionale del sindacato statunitense United Auto Workers (UAW) per decidere la linea sindacale dei prossimi quattro anni. Sui candidati alla dirigenza il voto da parte tutti gli iscritti avverrà nei prossimi mesi.

Il contesto economico degli USA, caratterizzato da un aumento delle spese belliche e dell’inflazione, vede anche una forte riduzione della domanda di auto elettriche, a cui l’amministrazione Trump ha sottratto gli incentivi all’acquisto deliberati da Biden. Anche per questo, le imprese auto degli USA stanno rivedendo o bloccando la transizione elettrica: General Motors (GM) sta introducendo robot nel suo maggiore stabilimento di assemblaggio, Factory Zero di Detroit. Robot che lavoreranno a fianco degli esseri umani con bracci che svolgeranno sollevamenti pesanti e compiti ripetitivi. Secondo l’azienda per lasciare i lavori complessi di assemblaggio alle squadre di produzione ma nei fatti per ridurre il personale: GM ha infatti licenziato (temporaneamente?) 1.000 addetti. ll presidente di UAW, Shawn Fain, ha affermato: «Dobbiamo essere chiari su questo: siamo in lotta per l’umanità», definendo l’intelligenza artificiale (IA) e i robot umanoidi una “profonda minaccia” che mette in pericolo assai più dei posti di lavoro. Ad aprile lui era stato a Washington al fianco del senatore Sanders e della deputata Ocasio-Cortez che hanno presentato una proposta di legge per una moratoria della costruzione di immensi data center dell’IA, energivori e grandi consumatori di riserve idriche pubbliche.

Se GM è stata per decenni la più grande impresa degli Stati Uniti per numero di addetti, oggi nel Paese le più importanti aziende sono McDonald’s, Amazon e quelle della Silicon Valley, dove il Sindacato è assente. Accordi commerciali come il NAFTA hanno portato allo smantellamento, attorno ai Grandi Laghi, dell’intera filiera dell’auto, di cui Detroit era il centro: UAW stima che 90.000 fabbriche, grandi e dell’indotto, abbiano chiusoNel 2025, un quarto dei 400.000 lavoratori e lavoratrici iscritti/e a UAW non sono più i tradizionali operai ma ricercatori e dottorandi universitari. 600.000 sono invece i pensionati aderenti a UAW. Col suo milione di iscritti totali e la sua lunga storia di lotte, UAW continua però ad essere al centro del mondo sindacale degli USA. Questo malgrado il lungo periodo di concessioni al padronato e le vicende di corruzione dei primi anni di questo secolo. Quando FCA, allora governata da Marchionne, pagò, dal 2009 al 2016, 3,5 milioni di tangenti ai leader di UAW, dovette pagare 30 milioni di dollari per violazione delle leggi federali sul lavoro e il presidente di UAW, Dennis Williams, fu condannato a 21 mesi di prigione per appropriazione indebita dei fondi del Sindacato (utilizzati a piene mani per pagarsi spese personali) e, per pene minori, lo furono anche altri 12 dirigenti sindacali. Il Dipartimento di Giustizia federale denunciò la modalità del voto, effettuato all’interno dei soli organismi dirigenti di UAW, come una delle cause di possibile corruzione e impose una votazione tra tutti gli iscritti. Con quella, seppur partecipata solo dal 9% degli iscritti, Fain vinse nel 2022 il ballottaggio coll’esponente della “vecchia guardia” e arrivò alla presidenza di UAW appena il giorno prima dello svolgimento della Convention che doveva votare le piattaforme delle Big 3 (GM, Ford e Chrysler, ora in Stellantis). E appoggiato soprattutto dalla storica componente interna di Unite All Workers for Democracy (UAWD), dov’erano assai presenti i lavoratori-studenti universitari.

Sebbene gli scioperi, progressivi e a sorpresa, nelle tre imprese dell’auto, e i resoconti settimanali sull’andamento delle trattative, rappresentassero senz’altro un grande cambiamento rispetto alla gestione precedente, i risultati del contratto firmato nell’autunno 2023 erano stato ambivalenti: ai due terzi di approvazione dei lavoratori in Ford e Stellantis si era contrapposto il voto in GM, in cui il 45% aveva rifiutato l’accordo.

Dopo l’importante rinnovo dei contratti delle Big 3, Fain aveva acquisito anche un incarico in un comitato consultivo dell’amministrazione Biden e aveva sempre più praticato una gestione accentratrice e anche autoritaria, esautorando due membri della segreteria. Il monitore indipendente nominato dal tribunale federale, che per sei anni, fino al 2027, “controlla” le azioni di UAW onde evitare il ripetersi di episodi di corruzione, ha costretto Fain a ripristinare i “licenziati”: la tesoriera Margareth Mock e il vice presidente Rich Boyer, responsabile del dipartimento per Stellantis. A seguito di ciò, due importanti collaboratori di Fain, coinvolti nella manovra autoritaria e divisiva, si sono dimessi (o dovuti dimettere). Nel contempo, la maggioranza di Fain in UAW si è ulteriormente sfarinata: la componente UAWD si è divisa tra operaisti e studenti; cioè tra chi, chiamatisi UAW Member Action, continuerà a sostenere Fain (seppur con meno convinzione) e gli altri che privilegiano un sindacalismo più barricadiero. La stessa applicazione dei contratti con le Big 3 è stata rallentata dal sostanziale blocco degli incentivi alle auto elettriche, mettendo in discussione stabilimenti che avrebbero dovuto essere a ciò dedicati. Come quello Stellantis di Belvidere (Illinois), che era chiuso da 58 anni, e la cui ottenuta riapertura è stata ulteriormente posticipata almeno al 2028. Anche per questo motivo, UAW ha sostenuto i dazi di Trump, mettendosi in contrasto con l’omologo Sindacato canadese, e continua ad essere contraria al rinnovo del trattato commerciale USMCA, già denominato NAFTA, tra Stati Uniti e Messico e Canada. Trattato che ha permesso dal 2020 un’area comune per la produzione nell’ambito di una delocalizzazione degli stabilimenti delle imprese auto in Messico. In una recente videochiamata pubblica, Fain, indossando una maglietta “Kill NAFTA”, ha dichiarato che quel Trattato «dove non ha eliminato del tutto i posti di lavoro, ha tagliato salari e benefici. Non c’è futuro per la classe lavoratrice statunitense che non affronti il disastro del libero scambio”. E ha proposto, onde evitare lo scontro anche col Sindacato messicano, che si dovrebbe fissare un salario minimo nordamericano che garantisca che i lavoratori dell’auto messicani ricevano una retribuzione almeno pari a quelle minime pagate negli USA. L’appoggio di Fain ai dazi di Trump, mentre altri grandi Sindacati degli USA li hanno avversati, non è stato che il seguito di quanto fece UAW con la precedente sua gestione negli anni ’80, con lo slogan “Buy american, your job depends on it“. La catena di approvvigionamento però è così integrata a livello globale che i dazi sulle auto e i loro componenti potrebbero destabilizzare l’intero settore auto nordamericano che finora operava come se i confini non esistessero. Si pensi che il solo motore del modello più venduto, il pick-up Ford F-150, è assemblato con pezzi che arrivano da 24 nazioni differenti.

Dopo i contratti delle Big 3, UAW ha stanziato 40 milioni di dollari per la sindacalizzazione degli stabilimenti delle 15 marche di auto che hanno collocato i loro stabilimenti nel Sud degli Stati Uniti, governato dai Repubblicani e ferocemente antisindacale. Cercando con ciò di recuperare iscritti, che erano nel 1983 il 60% dei lavoratori dell’auto mentre oggi sono il 16% degli odierni 1,3 milioni di lavoratori del comparto. Non lo sono gli addetti degli stabilimenti di tutte le imprese straniere dell’auto che operano negli USA e quelle dei veicoli elettrici (come Tesla). L’auspicio ha però procurato finora solo un contratto (il primo dell’auto nella storia nel Sud), a febbraio, presso la Volkswagen di Chattanooga, nel Tennessee. Mentre, dopo una prima sconfitta, è ancora aperta la vicenda della Mercedes-Benz a Vance nel Kentucky, in attesa di nuove elezioni. Le aziende non sindacalizzate si sono comunque premunite: subito dopo la conclusione degli accordi con le Big 3, hanno, di loro iniziativa, aumentato, in genere con bonus una tantum, le retribuzioni degli operai. Paghe che sono molte basse; che è poi la ragione, assieme ai grandi incentivi di quegli Stati, per installare gli stabilimenti nel Sud degli USA. Fabbriche dove ci sono turni massacranti e permane un tasso di infortuni sul lavoro di molto superiore a quello nelle imprese auto del Nord.

La Convention UAW di metà giugno è stata inevitabilmente molto dibattuta su parecchi argomenti. Molte critiche sono venute fin da subito al fatto che il comitato di gestione dell’assemblea abbia escluso dal voto quasi tutte le risoluzioni presentate da delegati di base e messe al voto invece tutte le 35 avanzate da funzionari sindacali.

Già alla fine del 2023, UAW aveva chiesto, il più grande sindacato statunitense a farlo, un cessate il fuoco immediato e permanente a Gaza. All’epoca, il monitor federale risulta avesse fatto pressione sul Sindacato per riconsiderare o ammorbidire la sua opposizione su Israele. In continuità con tale, del tutto nuova per UAW, presa di distanza dalle politiche del governo israeliano, a causa del genocidio di Gaza e contro l’atteggiamento di organizzazioni come la federazione sindacale israeliana Histadrut che “mina l’unità globale dei lavoratori promuovendo il colonialismo dei coloni”, la Convenzione ha votato, 321 favorevoli e 287 contrari, una risoluzione che dà mandato alla dirigenza di disinvestire i 400.000 dollari delle risorse di UAW investite in obbligazioni emesse negli Stati Uniti dallo Stato di Israele. Un’altra mozione, che chiedeva il sostegno ai lavoratori che scioperano per interrompere i flussi di armi verso Israele, la non approvazione di politici non impegnati a favore della causa palestinese e l’interruzione dei legami con l’Histadrut, non ha ottenuto la maggioranza.

Una lunga discussione, avvenuta attorno alla diminuzione delle alte quote sindacali dedicate al fondo-scioperi e all’aumento del sostegno economico a chi perde la retribuzione durante scioperi prolungati, ha messo in evidenza la grande quantità di risorse di cui dispone UAW; investite a Wall Street, contraddittoriamente alle proclamazioni contro la finanza e le corporation. È transitata in assemblea anche la perplessità sul mancato reinvestimento di una parte del fondo-scioperi dopo il rinnovo dei contratti delle Big 3; un ritardo che è costato finora a UAW 80 milioni di dollari. Infine, la maggioranza dei delegati della Convention ha votato, con circa due terzi dei voti a favore, per portare il sostegno per i periodi di sciopero da 500 a 550 dollari a settimana (pochi comunque rispetto al costo della vita nelle grandi città) mantenendo le quote per il fondo ai livelli attuali. Senza questo voto, le quote associative sarebbero tornate da 2,5 a 2 dollari settimanali quando il fondo di sciopero avesse superato l’ormai prossimo importo di 850 milioni di dollari oggi a disposizione.

Nei fatti, la dirigenza UAW guarda già al futuro, in vista del rinnovo dei contratti con le Big 3, che erano stati fatti scadere il 30 aprile 2028 con l’idea di fare del Primo Maggio (che non è festivo negli USA, il Paese da cui origina) una giornata nazionale di mobilitazione, a cui la UAW ha invitato gli altri Sindacati ad allinearsi.

Le schede elettorali per il voto sugli organismi di UAW (presidente, segretario-tesoriere, tre vicepresidenti e nove direttori regionali, che insieme costituiscono il Consiglio Esecutivo) saranno spedite a tutti gli/le iscritti/e il 21 agosto e lo spoglio avverrà il 6 ottobre. I dibattiti tra i candidati sono in programma per luglio e agosto. I candidati dovranno fornire al monitore federale un curriculum vitae e un estratto di quello che in Italia è il casellario giudiziario. Le liste devono essere presentate entro il 10 luglio e finora è dettagliata solo quella di Fain, dove sono presenti anche persone che lo avevano avversato nelle precedenti elezioni UAW. Contro la sua lista ci saranno anche tre dirigenti sindacali che erano stati eletti insieme a lui nel 2022-23 e poi allontanati. Tra gli altri quattro candidati alla presidenza c’è Brian Keller, un lavoratore della Stellantis che aveva ottenuto il 14% dei voti alle ultime elezioni e ha guidato, senza successo, un tentativo di revoca del mandato di Fain lo scorso anno.

Nei suoi interventi, Fain ha detto anche che “abbiamo bisogno di persone della classe lavoratrice in Parlamento”, precisando che UAW, già dalle incombenti elezioni parlamentari di medio termine, sarà più attenta a sostenere, anche finanziariamente (come d’uso negli USA da parte di molti Sindacati), candidati a varie cariche politiche se essi che non daranno prova di condividere appieno la linea di UAW, divergendo da una tradizione di appoggio a pioggia al Partito Democratico. Con ciò UAW sembra voler segnalare il disappunto su molte scelte poco conseguenti di molti eletti di quel Partito di fronte all’attacco di Trump alla democrazia, a quel poco di stato sociale presente negli Usa e alle guerre interne ed esterne indette da Trump. Fain e la sua traballante, parzialmente nuova, maggioranza, ora aperta anche ad alcuni/e che avevano avversato il cambio di leadership di qauattro anni fa, possono vantare gli accordi del 2023 con le Big3, la recente vittoria presso la grande azienda American Axle di ricambi per Gm, i contratti collettivi della Volkswagen Tennessee e degli atenei ma la grande presenza di universitari nel Sindacato sembra creare sconcerto nel tradizionale lavoratore dell’auto. Se, come appare probabile, questa dirigenza sarà rieletta, proseguirà il cammino accidentato (sotto controllo federale ancora per un anno e malgrado la perplessità montante di un settore più radicale, fulcro della vittoria del 2023) di sindacalizzazione delle aziende del Sud e della grande iniziativa unificante del primo maggio 2028.

Fonti principali:
L. Ramseth – B. Noble, UAW gathers in Detroit as Fain faces challengers, scrutiny, The Detroit News, 14.6
A. Wolf – M. Elk, With or Without UAW Momentum, Southern Autoworker Activists Determined to Fight On, Payday Report, 17.6
B. Noble, UAW votes to divest from Israel Bonds, The Detroit News, 18.6
D. DiMaggio – J. Slaughter, Auto Worker Delegates Back Union’s Fighting Direction at UAW Convention, Labor Notes, 18.6