Mozione conclusiva del CPN di Sinistra Anticapitalista del 11/9/2021

1. Le vicende drammatiche di questi giorni in Afghanistan (leggi qui) durante e dopo il ritiro delle truppe occidentali occupanti hanno dimostrato l’orrore e l’inutilità di una guerra durata 20 anni, costata 20 miliardi di euro e oltre centomila vittime perlopiù civili. Il governo islamista che si sta insediando, con il beneplacito delle potenze imperialiste mondiali, continuerà ad affamare il popolo ed a reprimere i più basilari diritti democratici, in primo luogo quelli delle donne.

Il governo Draghi, proprio come tutti i governi che si sono succeduti in questo ventennio (qui una ricostruzione storica), ha dimostrato un atteggiamento di sudditanza e alleanza con l’imperialismo statunitense, mantenendo le sue truppe sul territorio afgano fino all’ultimo e concedendo l’uso delle basi militari USA e Nato sul territorio italiano. E’ necessario mettere fine alla politica estera filoatlantica che ha trascinato il nostro paese in ogni guerra combattuta dagli USA e che mantiene ancora oggi impegnate le truppe italiane, con enorme dispendio di risorse umane e materiali, in diversi scenari di guerra nel mondo.

Siamo solidali con le manifestazioni di contestazione che si tengono in questi giorni a Kabul e nel resto del paese, con le associazioni e i movimenti femministi e democratici che stanno esprimendo la propria opposizione ai Talebani e lo sdegno verso l’atteggiamento delle potenze occupanti, che hanno lasciato in Afghanistan decine di migliaia di potenziali vittime di ritorsioni e persecuzioni. Chiediamo con forza al governo italiano e a quelli della UE di istituire un ponte umanitario per l’accoglienza di chi oggi non ha altra alternativa che fuggire dall’Afghanistan e di concedere l’asilo politico a tutte e tutti le profughe e i profughi che riusciranno a entrare nei nostri confini. Chiediamo che l’Italia dia asilo politico a Julian Assange, ingiustamente perseguito dagli USA e che oggi si trova in un carcere di massima sicurezza in Inghilterra, perché non è possibile che un giornalista che ha dato visibilità agli orrori delle guerre in Medio Oriente in questo tragico ventennio rischi oggi l’ergastolo per aver fatto conoscere la verità al mondo.

In questo contesto vogliamo anche segnalare con forte preoccupazione l’ulteriore deterioramento del clima culturale politico ed ideologico nel nostro paese, che va di pari passo con il rafforzamento delle forze della destra e dell’estrema destra istituzionale, ma anche delle formazioni direttamente fasciste. Le uscite reazionarie estreme, apparentemente improvvide, di questo o quel soggetto fascista non sono casuali, ma corrispondono a un senso d’impunità e di sdoganamento che costoro percepiscono intorno a loro e alle loro idee di revanche. L’elemento più grave è che queste dinamiche sono rese possibili anche perché sono gli stessi media borghesi e vari loro esponenti intellettuali che quotidianamente propongono riletture della storia e narrazioni politiche ideologiche (vedi la folle equiparazione tra foibe e shoah) volte a produrre la cancellazione dell’eredità democratica, progressista, socialista e solidale delle lotte del movimento operaio e della sinistra, compreso la lotta di Resistenza. La battaglia antifascista e contro tutte le contraffazioni politiche e storiche reazionarie resta più che mai di attualità.

2. Il mondo del lavoro (leggi qui) nel suo complesso sta subendo un pesantissimo attacco da parte del padronato e del governo Draghi, che ha ampiamente confermato il suo indirizzo filopadronale. Durante la pandemia, nonostante il blocco dei licenziamenti, sono stati persi circa un milione di posti di lavoro, la maggior parte dei quali non verranno recuperati neanche con l’annunciato rimbalzo economico. Sono i posti dei tanti e delle tante precarie che hanno contribuito allo sviluppo economico del paese senza alcuna garanzia e alcun diritto, sono i posti delle tante donne costrette a tornare ai lavori domestici durante la crisi, perché ancora oggi i lavori delle donne sono meno pagati e meno tutelati.

La vicenda finale dell’Alitalia con lo smembramento della vecchia compagnia di bandiera e la formazione di una nuova asfittica azienda ITA, entrambe per altro a carattere pubblico, segna non solo la distruzione di un importante struttura del paese e la frammentazione delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno saputo mantenere negli anni una consistente forza sindacale, ma evidenzia l’inaccettabile scelta del governo (con la copertura delle assurde decisioni ultraliberiste della UE) di procedere esso stesso al taglio dei salari del 30%, ad uscire dai contratti nazionali di lavoro e a non rispettare le stesse norme del codice civile, una vera barbarie ultraliberista.

Più in generale lo sblocco dei licenziamenti, accettato anche dalle direzioni dei sindacati confederali, sta accelerando le ristrutturazioni aziendali congelate durante la pandemia, favorendo manovre speculative e delocalizzazioni industriali.

La vicenda della GKN, anche per la storia di una punta di diamante della resistenza di classe in questi ultimi anni, è per noi centrale in questa fase. Dopo aver partecipato a tutte le iniziative della carovana organizzate dal collettivo di fabbrica in diverse città italiane, saremo in piazza il 18 settembre a Firenze per la manifestazione nazionale. Siamo convinti che l’esito di questa importante lotta condizionerà profondamente i rapporti di forza tra le classi nel prossimo futuro e facciamo appello a tutte le lavoratrici e i lavoratori a partecipare alla manifestazione e ad insorgere per costruire insieme un nuovo autunno caldo in cui la classe lavoratrice torni protagonista.

Gli ultimi dati sugli omicidi sul lavoro – 677 infortuni mortali nel 2021, una media di quasi tre al giorno! – sono gravissimi e richiedono una risposta forte del movimento sindacale, non è possibile continuare a tollerare e a legittimare una strage di questa portata, causata dalle condizioni disumane di sfruttamento della forza lavoro da parte dei capitalisti, che non accettano nessun ostacolo all’estrazione di profitto neanche se si mette a rischio la salute e la vita stessa delle lavoratrici e dei lavoratori.

Non si fermano i femminicidi, con almeno 70 donne uccise dall’inizio del 2021, molte delle quali avevano già denunciato violenze e minacce subite, ma lo Stato non ha istituito meccanismi di protezione efficaci per la protezione e l’assistenza delle donne che subiscono violenza. I media continuano a presentare questi crimini come fenomeni patologici individuali, raptus improvvisi, tragedie passionali, ma la violenza sulle donne, fino al femminicidio, é un connotato strutturale del sistema capitalistico e patriarcale, che usa ogni forma di violenza per mantenere la subordinazione sessista delle donne e perpetuare il loro ruolo tradizionale nelle attività di riproduzione sociale. Siamo risolutamente al fianco di ogni forma di lotta e di protesta dei movimenti femministi contro questa barbarie senza fine.

I lavoratori e le lavoratrici del pubblico aspettano il rinnovo del contratto dal 2018, dopo aver già subito una vacanza contrattuale decennale che ha decimato il potere d’acquisto dei loro stipendi. Messa da parte la retorica sugli “eroi” e sulle “eroine” della sanità, sulla disponibilità dimostrata dagli insegnanti e il restante personale della scuola a non interrompere l’istruzione durante la pandemia, il governo Draghi non ha intenzione di garantire nella prossima legge di bilancio le condizioni per un rinnovo che restituisca dignità al lavoro pubblico, né il PNRR servirà a mettere in campo i necessari investimenti per riqualificare la sanità e l’istruzione pubblica, anzi la salute stessa dei dipendenti viene messa a rischio dai più recenti provvedimenti, dalle deroghe al distanziamento nelle scuole alla revoca delle forme di telelavoro nella pubblica amministrazione.

La repressione delle lotte, messa in atto anche grazie alla normativa di emergenza approvata durante la pandemia, ha segnato durante l’ultima fase lo scontro di classe in modo drammatico, con l’omicidio del sindacalista Adil Belakhdim, con le squadracce fasciste assoldate dai padroni e protette dalla polizia alla Fedex di Piacenza, con lo sgombero dei lavoratori Texprint a Prato.

Le vicende degli ultimi mesi e la comprensione del progetto padronale e governativo hanno determinato nei sindacati di base la consapevolezza della necessità impellente della convergenza unitaria, al fine di realizzare una mobilitazione generale in ottobre. Bene dunque hanno fatto i sindacati di base a convocare insieme una giornata di sciopero generale per il prossimo 11 ottobre, sciopero che appoggiamo e che contribuiremo a costruire, nella prospettiva di una ripresa del movimento operaio e della costruzione di uno sciopero che coinvolga tutto il movimento sindacale e il mondo del lavoro. La direzione filogovernativa della CGIL va messa in discussione nel sindacato e nei posti di lavoro, occorre esercitare una forte pressione dal basso per la ripresa delle mobilitazioni e per la costruzione di un grande sciopero generale unitario nell’autunno. In questo quadro è necessario che i nostri circoli si impegnino in un lavoro diretto sui territori per spingere perché lo sciopero sia organizzato attraverso le assemblee delle lavoratrici e dei lavoratori sui luoghi di lavoro e contemporaneamente che ci sia un impegno di sostegno delle organizzazioni politiche della sinistra.

3. L’introduzione del Green pass in Italia è l’elemento di distrazione di massa operato dal governo durante le ultime settimane, per coprire le responsabilità che il governo stesso porta sulla ripresa dei contagi che si sono verificati in estate in Italia e in generale per gli effetti tragici che questa pandemia ha avuto nel nostro paese, in cui ad oggi sono morti per Covid circa 130mila persone. Non solo non sono stati fatti investimenti su sanità, scuola, trasporti, non solo la campagna di vaccinazione ha subito importanti ritardi, ma la comunicazione stessa del governo è stata incoerente, puntando da una parte a far ripartire le attività economiche (il turismo durante l’estate, ma anche lo sport e i grandi eventi fieristici che sono ripresi a pieno ritmo) e dall’altra scaricare sui comportamenti individuali l’aumento dei contagi e il rallentamento delle vaccinazioni. Sulla questione dei vaccini confermiamo quanto espresso dal comunicato della direzione nazionale lo scorso 16 agosto: chiediamo che tutte e tutti abbiano diritto a vaccinarsi, compresi i migranti senza documenti, rifiutiamo l’uso del Green pass come attacco alle lavoratrici e ai lavoratori, l’obbligo vaccinale può essere disposto per legge ma non deve diventare uno strumento arbitrario per le imprese di licenziare o sospendere i propri dipendenti, i tamponi vanno resi gratuiti per tutti e tutte per garantire il necessario tracciamento dei contagi, chiediamo l’eliminazione dei brevetti sui vaccini e che vengano resi disponibili per tutta la popolazione mondiale, prima di procedere a ulteriori dosi nei paesi ricchi come sta chiedendo anche l’OMS.

4. La questione del riscaldamento globale verrà nuovamente affrontata dai governi capitalisti in un incontro della COP26 (leggi qui) a Glasgow dal 9 al 20 novembre prossimo. I principali responsabili della devastazione dell’ambiente e del cambiamento climatico puntano sulla “neutralità” delle emissioni di carbonio spostando l’obiettivo al 2050 (2060 nel caso della Cina), puntando a compensare, anziché azzerare le emissioni nocive come sarebbe necessario, con attività rischiose come la cattura di anidride carbonica nell’atmosfera e il suo stoccaggio sotterraneo o con attività di “neocolonialismo verde”, compensando le emissioni di gas serra con la riforestazione nel Sud del mondo, a spese dei contadini dei paesi poveri a cui verranno sottratti terreni coltivati.

E’ necessario invece agire subito per fermare il riscaldamento climatico ad almeno 1,5° e azzerare le emissioni di gas serra. Per fare questo l’unica strada percorribile è la riconversione in senso ecosocialista dell’economia mondiale, pianificando democraticamente cosa, come e quanto produrre nell’interesse anche delle future generazioni, a cui va trasmesso un pianeta in cui ci siano ancora le condizioni ambientali per la vita della specie umana.

Il 24 settembre si terrà in tutto il mondo lo sciopero per il clima di Fridays for Future. I militanti e le militanti di Sinistra Anticapitalista saranno presenti nelle manifestazioni che si terranno in quella data in Italia.

A Milano si terrà a fine settembre un evento preparatorio della COP26 rivolto ai giovani (Youth4Climate) che sarà una prima occasione di contestazione dei movimenti sociali. Parteciperemo alle manifestazioni internazionali previste per il 30 settembre (Student Strike for Future) e il 1 ottobre (Global March for Climate Justice).

Su questi temi stiamo preparando due iniziative pubbliche, che verranno trasmesse sui nostri canali social il giorno 27 settembre a Milano con Daniel Tanuro e il giorno 8 ottobre a Roma con Bruno Buonomo, Marco Bersani, Monica Di Sisto e Alfio Nicotra.

Aderiamo e saremo presenti in piazza per la manifestazione contro il G20 che si terrà il 30 ottobre a Roma, a venti anni dalle mobilitazioni altermondialiste di Genova 2001.

5. Le elezioni amministrative parziali di ottobre che coinvolgeranno ben 12 milioni di elettrici/tori e molte delle più grandi città del paese, costituiscono un momento significativo di scontro politico ed istituzionale tra le forze maggiori del paese e potranno incidere nei rapporti di forza che tra loro intercorrono. Sarebbe stato necessario che le organizzazioni della sinistra radicale, nel quadro della centralità della battaglia sociale, avessero saputo convergere unitariamente anche per dare su questo terreno un segnale politico di alternativa a tutte le forze che rappresentano gli interessi della borghesia. Così non è stato e, salvo alcuni casi isolati, nonostante i nostri sforzi, hanno prevalso le logiche specifiche di ciascuno, e la presenza elettorale delle organizzazioni della sinistra si presenta quindi ancora una volta in forma frammentata. Per parte nostra sosteniamo attivamente quelle poche situazioni in cui siamo partecipi diretti di scelte unitarie che si sono realizzate, esprimendo poi una generica indicazione al voto per le forze della sinistra alternativa in tutti gli altri casi.