Addio a Michel Husson, militante rivoluzionario ed economista

Leggi qui una selezione di articoli di Michel Husson in italiano su anticapitalista.org

Apprendiamo con profondo rammarico della morte di Michel Husson. L’economista marxista era stato a lungo militante della Lcr (Ligue Communiste Révolutionnaire) ed in seguito era stato membro del consiglio scientifico di Attac.

Negli ultimi anni era fortemente impegnato alla Fondazione Copernicus ed era stato tra gli animatori degli Economistes atterrés (atterriti, indignati). Sul nostro sito abbiamo spesso ospitato i suoi articoli contenuti sul suo sito http://hussonet.free.fr/, una vera e propria miniera di documentazione che ha pochi eguali tra gli economisti, dove accanto agli articoli più complessi e articolati si trovano anche testi di formazione spesso accompagnati da una canzone rock.

A partire da Misère du capital del 1996, tradotto parzialmente in italiano, dalla Nuova edizioni internazionale, Husson ha dedicato il suo lavoro all’analisi dell’evoluzione del capitalismo contemporaneo globalizzato e finanziario utilizzando i concetti di sovraccumulazione del capitale e del tasso di profitto, la cui evoluzione determina il ritmo delle trasformazioni del capitalismo, riprendendo la teoria delle onde lunghe di Kondriatev rielaborata successivamente da Ernest Mandel.

Egli ha utilizzato i concetti di sovraccumulazione del capitale e del tasso di profitto, la cui evoluzione determina il ritmo delle trasformazioni del capitalismo e ha focalizzato l’attenzione sulle conseguenze di queste trasformazioni nell’intensificazione dello sfruttamento della forza lavoro, nella sempre più iniqua distribuzione del reddito e nella distruzione dello stato sociale.

n altro dei suoi meriti è stato quello di porre al centro della sua critica dell’economia politica la drammatica crisi ecologica la cui risoluzione collegandola quella della crisi sociale.

In una delle sue ultime opere, Un pur capitalisme (capitalismo puro), purtroppo mai tradotta in italiano, a dimostrazione del fatto che la critica dell’economia politica è fortemente ostracizzata nel nostro paese, si poneva l’obiettiva di dimostrare che il capitalismo contemporaneo tende verso un funzionamento puro, sbarazzandosi progressivamente di tutte le “rigidità” che si ponevano l’obiettivo di regolarlo o di ostacolarlo. Questo processo si opera attraverso due grandi tendenze: la rimercificazione della forza lavoro con l’intensificazione del suo sfruttamento e la formazione tendenziale di un mercato mondiale. Per questo Husson parla di un capitalismo puro senza aggettivi, e non di capitalismo neoliberale, anche se spesso viene utilizzata per comodità questa formula.

Non ci si può illudere di combattere alla Piketty un aspetto del capitalismo, quello mondializzato, quello finanziario, quello neoliberale, quello cognitivo. Va ripresa la lotta contro il capitalismo e va riformulato su queste basi un nuovo programma di transizione a partire dalla riduzione dell’orario di lavoro, di cui Husson è stato uno dei più accaniti difensori dimostrandone la sua attualità soprattutto ora ai tempi della crisi pandemica.

Per Michel Husson, fortemente critico dell’economia classica così come dei neokeynesiani, era indubbiamente più importante rimettere l’economia nel quadro dei rapporti sociali di sfruttamento e alienazione. Il suo messaggio secondo cui l’analisi di classe non è invecchiata resta per noi fondamentale e il suo lavoro non può che essere da stimolo per capire il presente e attrezzarci con le giuste armi delle critica alle lotte future.