Il vaccino contro il capitalismo. Risoluzione finale del terzo congresso nazionale

Si è svolto dal 2 al 4 luglio 2021 il Terzo Congresso Nazionale di Sinistra Anticapitalista.

Per la prima volta l’assise congressuale si è realizzata sotto forma telematica, una prémière davvero inedita, per garantire la sicurezza di tutte/i le/i partecipanti, una modalità che non ha però impedito il suo pieno e normale svolgimento e una ampia e bella discussione politica.

Come abbiamo documentato su questo sito al dibattito e al voto delle militanti dell’organizzazione erano stati presentati un ampio documento di analisi e di orientamento politico/organizzativo e un corposo blocco di emendamenti alternativi a questa seconda parte del testo. I congressi locali, che si sono svolti regolarmente sia in forma telematica, sia in presenza in alcuni casi più limitati, hanno dato una maggioranza larga (72,66%) al documento nella sua versione originale, mentre gli emendamenti alternativi, votati in blocco, hanno ottenuto il 27,34%. Nel congresso nazionale le due posizioni politiche presenti sono state introdotte rispettivamente da Francesco Locantore e Fabrizio Burattini, a cui è seguito un dibattito serrato che ha visto l’intervento di ben 50 compagne e compagni. Al termine del congresso la Commissione politica ha presentato un documento finale che riassume l’analisi della fase politica e i compiti della nostra organizzazione nei prossimi mesi. Il testo ha raccolto l’approvazione della larga maggioranza delle delegate e dei delegati (72,83), le compagne e i compagni della posizione di minoranza si sono astenuti.

Il congresso ha anche votato a larghissima maggioranza, quasi all’unanimità, una serie di modifiche allo Statuto che erano state elaborate da una Commissione apposita, che ha lavorato nei mesi scorsi.

Infine il congresso ha eletto all’unanimità un Comitato Politico Nazionale di 31 compagne e compagni; quest’ultimo ha nominato, sempre all’unanimità, una Direzione provvisoria per i mesi estivi, dandosi appuntamento per l’inizio di settembre, per una compiuta e definitiva strutturazione degli organismi dirigenti. Nel frattempo è stato ribadito l’impegno nelle prossime settimane di partecipazione alle giornate e iniziative di Genova, nonché a quelle sociali e sindacali di preparazione delle mobilitazioni di autunno contro il padronato e i suo governo.

Di seguito la Risoluzione conclusiva del Congresso.

Il terzo congresso nazionale di Sinistra Anticapitalista, riunitosi dal 2 al 4 luglio 2021, prende atto dei risultati delle votazioni sui documenti nazionali svoltesi nei congressi di base dell’organizzazione, che consegnano il 73% dei consensi al documento nazionale e il 27% alle tesi alternative; ringrazia tutte le compagne e i compagni che con la loro partecipazione hanno reso possibile questo importante e positivo momento di confronto interno, nonostante le condizioni disagevoli dovute alla crisi sanitaria;

approva le linee fondamentali della relazione introduttiva e delle conclusioni;

assume i contributi al dibattito dei circoli locali di Aprilia, Massa e Carrara, Milano (qui e qui) e Roma che verranno pubblicati tra i materiali congressuali del sito;

assume il contributo sulla Biblioteca Livio Maitan che verrà pubblicato sul sito dell’organizzazione;

assume il contributo internazionale sull’Ecosocialismo della Quarta Internazionale, che verrà pubblicato sul sito e costituirà la base su cui Sinistra Anticapitalista costruirà le mobilitazioni contro il riscaldamento globale in occasione della COP26 di novembre, a partire dalla youth4climate dal 28 al 30 settembre a Milano.

Siamo di fronte ad una trasformazione importante del capitalismo mondiale, che non riesce ad uscire dalle secche di una lunga stagnazione, la più lunga onda lunga recessiva della storia di questo modo di produzione, che perdura dalla metà degli anni ‘70 dello scorso secolo. Lo shock esogeno della pandemia da Covid 19, dopo la crisi mondiale iniziata dal 2008, ha imposto di rivedere l’ideologia neoliberista che ha predicato e praticato negli ultimi quarant’anni l’indebolimento del ruolo degli Stati capitalisti nello sviluppo economico. Oggi le principali potenze imperialiste, USA e UE in testa, sono state costrette a mettere in campo risorse pubbliche ingenti per tenere in piedi un sistema sempre più iniquo socialmente e devastante per l’ambiente e la salute, ingrossando la massa del debito pubblico che per decenni è stato il grimaldello delle politiche di lacrime e sangue contro le classi lavoratrici. Quelle risorse pubbliche andranno in larga parte a finanziare le infrastrutture per aprire nuovi mercati al profitto capitalistico e sfruttare ancora più intensivamente il lavoro e l’ambiente.

Neanche la pandemia e la necessaria solidarietà internazionale che occorre per uscirne ha fermato la ripresa dei nazionalismi nel mondo e l’inasprirsi della concorrenza interimperialistica e del caos globale, fino alla ripresa della corsa al riarmo nucleare, che mette ancora una volta in forse le condizioni per l’esistenza stessa della specie umana. L’elezione di Biden negli USA non segna una svolta sostanziale rispetto alle politiche aggressive di Trump, in particolare verso la Cina, l’America Latina e il Medio Oriente in concorrenza con la Russia. Ad Israele è stato consentito un nuovo massacro della popolazione palestinese, destabilizzando ulteriormente tutta l’area. La Cina con le sue politiche commerciali e l’ipersfruttamento del lavoro si impone sul mercato mondiale come un concorrente temibile per gli altri poli dell’imperialismo. L’Unione europea conduce una guerra senza quartiere contro i/le migranti, in parte brutalmente respinti o lasciati annegare nel Mediterraneo, in parte tenuti in condizioni di clandestinità e ricattabilità per rimpinguare l’esercito di riserva sul mercato del lavoro, mentre si continuano a depredare le risorse naturali in Africa. La Gran Bretagna, che per ora esce positivamente dalla Brexit nonostante le funeste previsioni, punta ad affermarsi autonomamente nella competizione mondiale rispolverando gli antichi fasti imperialistici, ma anche in più forte connessione con gli USA.

Il modo in cui i Paesi imperialisti stanno accaparrandosi i vaccini necessari a debellare il Covid 19 è l’esempio dell’iniquità del capitalismo e della sua irrazionalità. Gran parte della popolazione mondiale non può permettersi di pagare i brevetti in mano a poche multinazionali e così si ritarda l’uscita dalla pandemia per tutto il mondo, consentendo lo sviluppo di nuove varianti sempre più contagiose e letali. La propaganda intorno al G20 che si tiene in queste settimane in Italia è costruita su chiacchiere senza alcuna sostanza. La ricerca in ambito sanitario va riportata sotto il controllo pubblico, i brevetti vanno cancellati e i vaccini vanno distribuiti gratuitamente in tutto il mondo per essere efficaci nel più breve tempo possibile, ma ovviamente questo cozza con il profitto delle Big Pharma.

Noi ci battiamo per porre fine al brevetto sui vaccini e continueremo a partecipare alla campagna europea “No profit on Pandemia” e alle altre iniziative internazionali che vanno nella stessa direzione.

La pandemia ha reso ancora più evidente l’irrazionalità dello sfruttamento intensivo delle risorse naturali e del mondo animale in particolare, con la possibilità sempre crescente di trasferimento di virus tra le specie viventi, così come la globalizzazione capitalistica ha determinato una diffusione della malattia quasi istantanea a livello mondiale. Il rapporto tra il genere umano e l’ambiente naturale è in crisi profonda anche per il riscaldamento globale, un problema sempre più attuale e stringente che sta già provocando lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento del livello dei mari, con conseguenze disastrose in diverse zone del mondo. Il capitalismo ha fallito nelle sue promesse di prosperità sociale e ora fallisce palesemente anche nella possibilità di conservare un ambiente vivibile per le future generazioni. E’ sempre più urgente una soluzione ecosocialista di carattere planetario che metta al centro la qualità vita della grande maggioranza della popolazione anziché i profitti di pochi.

La necessità di risposte internazionaliste alla barbarie capitalista in atto ci spinge a confermare la solidarietà con le organizzazioni anticapitaliste e rivoluzionarie che animano il dibattito e l’azione della Quarta internazionale.

In Italia le conseguenze della crisi sociale e sanitaria in corso sono già oltre i limiti della tollerabilità. La pandemia ha lasciato sul campo già oltre 150mila morti, soprattutto tra i soggetti più fragili, le anziane e gli anziani, le lavoratrici e i lavoratori della Sanità che hanno combattuto il Covid a mani nude, tutte quelle e quelli che sono stati costretti a continuare a lavorare per vivere anche nei periodi di maggiore diffusione del contagio. Nonostante la propaganda non c’è mai stato in Italia una chiusura necessaria di tutte le attività non essenziali, e i governi Conte e poi Draghi non si sono distinti dagli altri nel mondo che hanno messo davanti a tutto l’esigenza di tutelare i profitti prima ancora che la salute della popolazione. La crisi sanitaria ha anche peggiorato la crisi economica e sociale, determinando la perdita di un milione di posti di lavoro nonostante la vigenza del blocco dei licenziamenti. Le precarie e i precari, le lavoratrici donne in particolare, sono state rimandate a casa e ricacciate nei lavori di cura familiare. La povertà ha raggiunto livelli inauditi per un paese sviluppato: nel 2020 il 9,4% della popolazione (circa 5,6 milioni di persone) è in condizione di povertà assoluta, contro il 7,7% del 2019 e il 3,3% nel 2005, prima della crisi. Oggi con la fine prematura del blocco dei licenziamenti si annuncia una crisi sociale ancora più dura.

Durante la pandemia in Italia come nel resto d’Europa sono state pagate le conseguenze delle politiche neoliberiste che hanno tagliato pesantemente i fondi della sanità e della scuola pubbliche. Nei fatti il diritto alla salute e quello all’istruzione non sono stati garantiti negli ultimi due anni, milioni di studenti sono stati lasciati a casa perché non era possibile fare classi meno numerose in spazi adeguati, utilizzando forme di didattica a distanza che hanno ulteriormente peggiorato il divario sociale tra gli studenti che hanno mezzi, spazi e situazioni familiari che hanno consentito di seguire le attività telematiche, e una consistente fetta della popolazione scolastica che è stata semplicemente esclusa, come testimonia l’aumento vertiginoso della dispersione scolastica in questo periodo.

Vogliamo richiamare i problemi relativi all’impianto siderurgico di Taranto, che continua a causare un gravissimo inquinamento del territorio, a partire dal quartiere Tamburi che si trova a ridosso dello stabilimento. Occorre cambiare radicalmente il modo di produrre acciaio, dismettendo la produzione di ghisa attraverso gli altiforni, ormai non più ristrutturabili, per renderlo compatibile con un’area cittadina e dei paesi limitrofi molto provata. La necessaria bonifica e ristrutturazione degli impianti va perseguita insieme alla difesa integrale dell’occupazione e del reddito dei lavoratori, a Taranto come a Genova (dove nei giorni scorsi si sono realizzate importanti iniziative di lotta), Novi Ligure, ecc.

La situazione politica dal 2018 ad oggi si è ulteriormente deteriorata. La crescita del consenso delle destre è allarmante, ancora più di quanto testimonino i risultati delle ultime elezioni politiche. La Lega e Fratelli d’Italia, due formazioni eversive con inquietanti tratti di continuità con l’esperienza fascista, si sono fatte portavoce degli interessi e dei bassi istinti di settori di piccola borghesia schiacciati dalla crisi, con un preoccupante consenso popolare anche in settori della classe lavoratrice.

La violenza razzista, maschilista e omofoba è incoraggiata dagli esponenti di queste formazioni politiche, insieme alle altre formazioni minori dichiaratamente neofasciste. Il dibattito sul disegno di legge Zan contro l’omolesbotransfobia, che dovrebbe garantire alcuni principi minimi di convivenza civile, è fortemente osteggiato non solo dalla destra, ma anche dalla chiesa cattolica, che vuole continuare ad offendere chi fa scelte non conformi ai dettami religiosi, a diseducare nelle sue scuole paritarie, ad opprimere la sessualità delle giovani e dei giovani come ha fatto per secoli. L’inganno del papato “progressista” di Francesco è stato svelato con la nota della segreteria vaticana che ha messo ulteriori bastoni tra le ruote del percorso legislativo del ddl Zan. Noi ci battiamo per la laicità e per la libertà di orientamento sessuale e identità di genere di tutte e di tutti, insieme ai movimenti LGBT+ che nel mese di giugno, come tutti gli anni, hanno costruito le manifestazioni del Pride.

Siamo fortemente convinti che non esista alcuna contrapposizione tra i diritti civili e i diritti sociali, che, al contrario, sono necessariamente un tutt’uno. E’ con questo spirito che esigiamo l’immediata approvazione del ddl Zan come il ripristino totale dei diritti sociali, a partire dall’articolo 18, cancellati dai governi di ogni colore, anche quelli che oggi sostengono il ddl Zan (e peraltro non altrettanto altre importanti battaglie sui diritti civili, a partire dallo ius soli).

I gravissimi e brutali pestaggi messi in atto nella primavera del 2020 in decine di stabilimenti carcerari del nostro paese mostrano ancora una volta quale sia la natura delle cosiddette “forze dell’ordine”. La ferocia con cui troppo spesso si muovono non costituisce un’eccezione, ma il segno di una sorta di “suprematismo” che fa considerare gli altri, soprattutto quando sono ritenuti estranei all’ordine costituito (immigrati, giovani proletari e sottoproletari, detenuti, manifestanti), come degli esseri inferiori da poter trattare senza dover tenere conto di alcuna regola. Lo abbiamo visto nella vicenda dei centri di detenzione dei migranti, nel caso Cucchi, in quello Aldovrandi e in decine di altre occasioni, nella repressione del movimento NoTav, così come venti anni fa a Genova e oggi a Santa Maria Capua Vetere. La repressione è la modalità con cui le classi dominanti organizzano la loro lotta di classe trasformando le questioni sociali in faccende di ordine pubblico.

I settori dominanti della borghesia italiana hanno trovato nel governo Draghi un rappresentante capace di tenere insieme quasi tutto l’arco parlamentare, con la sola e parziale eccezione di Fratelli d’Italia (che in realtà concorda nel merito con la maggior parte degli orientamenti governativi). Sinistra Italiana, che formalmente si è schierata all’opposizione del governo, nei fatti ha votato la fiducia con due parlamentari su tre, e non ha nessuna intenzione di costruire un’opposizione da sinistra con iniziative politiche e sociali, rimanendo attestata sulla sua linea politica di ricostruzione del centrosinistra con il PD e il M5S.

Questo governo, come i precedenti ma con un consenso più largo, sta portando avanti coerentemente gli interessi dei padroni, accingendosi ad eliminare anche quelle briciole che erano state messe in campo per il sostegno alla povertà e per attenuare le ingiustizie della riforma Fornero sulle pensioni. Il reddito di cittadinanza e la quota cento cadranno presto sotto la scure di Draghi, così come è caduto dal primo luglio il blocco dei licenziamenti. Intanto si sono regalati miliardi alle imprese con incentivi, bonus, ristori, moratorie sui debiti fiscali… I fondi del PNRR se produrranno una ripresa in alcuni settori non lo faranno immediatamente e comunque la ripresa sarà basata su condizioni di lavoro, di sicurezza e di salario sempre peggiori. La borghesia ha saputo approfittare della crisi sanitaria per intensificare lo sfruttamento e il comando sul lavoro.

Il Movimento Cinque Stelle, dopo aver svelato con le sue esperienze di governo la sua natura borghese, alleandosi con la destra nella guerra ai migranti e al centrosinistra nel sostegno ai settori della grande borghesia e per il rilancio delle grandi opere, oggi vive una profonda crisi da cui difficilmente si riprenderà. Al di là del teatrino di insulti tra i suoi esponenti e da ultimo lo strappo tra Beppe Grillo e l’ex Presidente del consiglio Conte, è evidente che le spinte che hanno costruito il consenso di quella formazione politica sono diverse e inconciliabili. E’ innegabile che tra queste spinte ci sia stata anche quella di tante e tanti cittadini impegnati nei movimenti ambientalisti, che bisogna recuperare ad una visione classista e anticapitalista della politica. Sarà necessario nella prossima fase rivolgersi anche alle macerie di quel movimento, nato e cresciuto proprio grazie alla crisi della sinistra politica radicale.

In generale riteniamo che siano persistenti e diffuse nel paese – ed in particolare tra le giovani generazioni – sensibilità avanzate su diversi temi, che si sono espresse anche in mobilitazioni sociali significative prima del Covid: il movimento TRANSfemminista che si è espresso con le manifestazioni e gli scioperi promossi da Non una di meno, il movimento contro il riscaldamento climatico delle giovani e dei giovani di Fridays for future, i movimenti antirazzisti che sono scesi in campo in questi ultimi anni contro gli omicidi di Stato dei migranti e delle migranti in mare, contro i CPR, veri e propri regimi di detenzione disumana per chi cerca asilo o comunque una speranza di vita dignitosa in Europa, il movimento No Tav, il movimento antifascista e quello contro il commercio di armi.

La sinistra di classe non si è dimostrata molto poco in grado, ed in ogni caso ha avuto grande difficoltà, di parlare a queste sensibilità e alla classe lavoratrice in questi ultimi anni, concentrata com’è soprattutto a preservare le singole formazioni, con grande difficoltà a saper convergere in forti iniziative unitarie di respiro nazionale verso l’esterno risultando quasi irrilevanti nel dibattito politico e nella formazione delle coscienze politiche a livello di massa, tanto più nell’ostracismo dei media borghesi, ovviamente facilitato dalle sue divisioni. Abbiamo promosso e partecipato in questi anni a diversi ambiti di coordinamento e di unità d’azione, constatando purtroppo che gli specifici interessi elettoralistici e di ruolo politicovengono sempre anteposti alla costruzione di campagne unitarie efficaci di mobilitazione sociale. Oggi in occasione delle elezioni amministrative, poche sono le esperienze unitarie significative che si sono realizzate. Sinistra Anticapitalista sarà presente nelle liste unitarie per l’elezione dei consigli comunali di Torino e, in un quadro più ristretto di unità, nella città di Cattolica, altrove daremo indicazioni di voto a sinistra, constatando comunque che si è persa quasi dappertutto un’occasione per presentare proposte unitarie anche sul terreno elettorale, come purtroppo era già avvenuto in gran parte delle regioni chiamate al voto per i consigli regionali un anno fa.

Queste considerazioni non ci impediscono, anzi ci spingono ancora di più a ricercare costantemente tutte le possibili forme di unità d’azione e di convergenza politica con le forze della sinistra di classe.

Quest’anno ricorre il ventennale delle manifestazioni altermondialiste di Genova 2001. Più che una celebrazione, le iniziative che si realizzeranno dovranno essere un rilancio dell’unità di azione e della radicalità che ha caratterizzato quella stagione di movimenti. Sinistra Anticapitalista sarà a Genova e nelle manifestazioni che si stanno costruendo nell’autunno per far avanzare di nuovo l’idea della necessità di un altro mondo, basato sui principi del socialismo libertario, femminista ed ecologista.

In questo quadro noi parteciperemo attivamente alla costruzione di una mobilitazione nazionale che permetta una grande manifestazione nazionale a Roma contro il governo Draghi e le sue politiche economiche e sociali rappresentate in particolare dal PNRR.

Una parte importante del nostro congresso ha riguardato i temi del lavoro e del movimento sindacale, come è naturale per una organizzazione come la nostra da sempre impegnata su questo versante. Al di là delle sensibilità che si sono confrontate nel dibattito, tutta la nostra organizzazione continua a ritenere fondamentale la pratica di un sindacalismo di classe combattivo e indipendente, che sappia ricostruire la partecipazione e il protagonismo della classe lavoratrice a partire dalla determinazione delle condizioni di lavoro e di salario. Ogni compagno e ogni compagna di Sinistra Anticapitalista, in qualsiasi organizzazione sindacale sia collocata/o, contribuisce a costruire le lotte e l’autorganizzazione della classe, in rottura con le burocrazie interessate solo alla conservazione delle proprie organizzazioni e dei piccoli e grandi privilegi che ne ricavano.

Oggi il movimento sindacale in Italia è ai suoi minimi storici, gli interessi padronali riescono ad imporsi senza che si sviluppino lotte significative. Il ruolo delle segreterie dei principali sindacati, Cgil, Cisl e Uil è sempre più deleterio, impegnati a essere riconosciuti dalle controparti senza costruire la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori. La retorica che è stata fatta da Landini sulla vittoria ottenuta con lo sblocco dei licenziamenti, quando la proroga del blocco almeno fino ad ottobre è stata in questi anni praticamente l’unica proposta sindacale, la dice lunga su un arretramento che sembra non avere fine. Oggi i padroni riacquistano la libertà di mandare sul lastrico milioni di famiglie, con la sola eccezione di alcuni settori in crisi e di chi approfitterà di una cassa integrazione finanziata dalla fiscalità generale, quindi sempre dagli stessi lavoratori e lavoratrici, senza alcuna iniziativa di contrasto dei principali sindacati.

Tuttavia in molti posti di lavoro persiste ancora oggi un atteggiamento combattivo da parte di tante e tanti delegati sindacali che si è espresso sia nell’iniziative promosse da militanti della Fiom e della CGIL, sia dai sindacati di base, con un ruolo particolare nell’ultima fase, all’interno del cruciale settore della logistica da parte del SiCobas.

Su questa base è ancora possibile che all’interno della Cgil ci sia un’area di opposizione come “Riconquistiamo tutto!” che ha saputo parlare e guadagnare credibilità in settori di massa, a partire dagli scioperi spontanei a marzo dello scorso anno per imporre il blocco della produzione negli stabilimenti in cui i padroni pretendevano di continuare a produrre come prima beni e servizi non indispensabili durante la pandemia. Anche di fronte all’ondata di repressione delle lotte nella logistica che ha colpito soprattutto i lavoratori e le lavoratrici organizzate dal SI Cobas dopo la chiusura dello stabilimento Fedex di Piacenza, con squadracce assoldate dai padroni per picchiare i manifestanti e infine con il tragico omicidio di Adil Belakhdim a Novara, le compagne e i compagni dell’area Riconquistiamo tutto in Cgil si sono mobilitati positivamente esprimendo la propria solidarietà con scioperi in alcune grandi fabbriche del Nord.

Il prossimo 12 luglio l’area sindacale Riconquistiamo tutto! terrà una importante assemblea nazionale di delegate e di delegati a Milano insieme ad altri settori critici in Cgil, per costruire un autunno di lotta antiburocratica dentro gli organismi della Cgil ma soprattutto nei posti di lavoro.

Il settore della logistica è stato protagonista in questa fase storica per le lotte e il protagonismo di tante e tanti lavoratrici e lavoratori, in gran parte migranti, che hanno saputo spesso imporre migliori condizioni contrattuali a quelle multinazionali che proprio durante la pandemia hanno continuato a prosperare e ad arricchirsi. Quelle lotte di avanguardia sono oggi oggetto di una pesante repressione padronale e di Stato, contro quelle lotte si sono usate le disposizioni normative emergenziali per contrastare la pandemia e poi le squadracce fasciste padronali, fino ad arrivare all’omicidio dei compagni più attivi, come era stato per Abdel Salam dell’USB nel 2016 ed oggi per Adil. Sinistra Anticapitalista sostiene le lotte della logistica e in generale contro la repressione padronale e sarà presente all’assemblea nazionale dei lavoratori combattivi promossa dal SI Cobas a Bologna il prossimo 11 luglio e sostiene il percorso di convergenza del sindacalismo di base che sta organizzando una assemblea nazionale, promossa dalle diverse sigle, a settembre e uno sciopero generale per la fine di ottobre. Sinistra Anticapitalista sarà parte attiva perché questa convergenza possa manifestarsi e perché sia costruito un percorso, attraverso, assemblee, mobilitazioni specifiche, incontri, che sappia coinvolgere settori di lavoratrici e lavoratori via via più ampie, superando le paure, le demoralizzazioni e riconquistando la voglia di lottare collettivamente per la difesa dei propri diritti.

I nostri militanti e le nostre militanti lavoreranno nelle prossime settimane a far crescere la consapevolezza tra le lavoratrici e i lavoratori di una risposta forte e determinata all’offensiva padronale contro il lavoro salariato. Avanziamo una piattaforma complessiva per il lavoro basata sulla riduzione drastica del tempo di lavoro, inteso sia come orario di lavoro a parità di salario che come anzianità lavorativa per poter accedere ad una pensione dignitosa.

Chiediamo con maggiore forza che sia il settore pubblico a sviluppare attività socialmente utili ai bisogni della popolazione garantendo in questo modo la creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro a tempo indeterminato e retribuiti con salari adeguati.

Di fronte ai tentativi padronali di dividere la classe, di creare un esercito di riserva pronto a lavorare a qualsiasi condizione, di consentire le forme peggiori e più pesanti di sfruttamento, con la generalizzazione del telelavoro e la reintroduzione di fatto del cottimo, di consentire la sistematica violazione di ogni normativa sulla sicurezza, di permettere di inquinare e di devastare l’ambiente e il territorio, è necessario la costruzione di un vero sciopero generale di massa che blocchi la produzione in tutti i settori e faccia prendere coscienza a tutte e a tutti della centralità della classe lavoratrice nella costruzione della società del futuro.

Il congresso di Sinistra Anticapitalista consegna all’organizzazione e ai suoi futuri organismi dirigenti alcuni compiti inderogabili per il prossimo futuro:

• Dobbiamo migliorare la nostra comunicazione esterna, rendendo il nostro sito e i canali social più immediatamente fruibili a livello di massa, producendo e diffondendo materiali di propaganda tempestivi sulle questioni che si discutono nel paese e nei luoghi di lavoro e di studio.

• Dobbiamo coordinare meglio l’attività delle compagne e dei compagni impegnati nel lavoro sindacale, costruendo o rafforzando gli strumenti di comunicazione tra chi milita nello stesso settore sindacale ma anche e soprattutto ricostruendo una commissione nazionale che si occupi delle tematiche del lavoro, non solo quello subordinato ma anche le partite IVA e le varie forme di precariato e parasubordinazione diffuse nel mondo del lavoro.

• Costruiamo collettivi di intervento sui diversi settori di movimento, come è stato fatto per “Donne di classe” e con i collettivi ecosocialisti, aperti anche a compagne e compagni non iscritti all’organizzazione e orientati all’intervento diretto, costruendo e partecipando alle mobilitazioni in campo, cercando di coinvolgere in primo luogo le giovani generazioni.

• Ci impegneremo a sistematizzare e moltiplicare le iniziative di formazione politica incentrate sul manifesto programmatico elaborato nel secondo congresso, che va discusso e aggiornato anche con il contributo di compagne e compagni esterni all’organizzazione. In questo senso promuoveremo dal prossimo anno una iniziativa di “Università estiva anticapitalista” aperta all’esterno, una iniziativa di discussione ma anche di convivialità e socializzazione, per far crescere la consapevolezza e le lotte delle anticapitaliste e degli anticapitalisti!

  • Vanno identificati ed ipotizzati un percorso e uno specifico momento di approfondimento e riflessione sulla situazione nel Sud, che dia maggiori strumenti di comprensione e di intervento per i nostri circoli delle regioni meridionali.

Una sessione del Comitato Politico Nazionale che sarà eletto da questo congresso, nel mese di settembre sarà largamente dedicata a mettere a punto tutti questi strumenti organizzativi volti a imprimere una marcia in più alla attività della nostra organizzazione fin dal prossimo autunno e a rafforzare la credibilità della nostra organizzazione e l’adesione ad essa di nuovi settori di militanti.

In questo quadro anche dovremo verificare quale maggiore contributo saremo o potremo dare alla attività internazionalista e alla nostra presenza nelle iniziative della Quarta Internazionale.