Brasile, ecco perché il PSoL si batte per il lockdown nazionale

Duemila morti al giorno e Bolsonaro che continua a definire il covid come una banale influenza. Non è un caso che le peggiori varianti del virus spuntino proprio dove governano i “negazionisti”

Duemila morti al giorno e Bolsonaro che continua a definire il covid come una banale influenza. Non è un caso che le peggiori varianti del virus spuntino proprio dove governano i “negazionisti” –

di Fabrizio Burattini –

Abbiamo più volte parlato del Brasile e della colossale tragedia che il Covid-19 sta provocando in quel paese; l’ultima è stata nell’articolo “Covid in Amazzonia. Il prezzo della politica classista e negazionista” di poco più di un mese fa.

Da allora ad oggi, se possibile, la situazione è ancora peggiorata, tutti i più nefasti record sono stati battuti. L’accelerazione della pandemia è plateale. L’altro giorno il numero di morti in 24 ore ha raggiunto la quota di 1.910. Nell’ultima settimana sono stati 9.310. Il totale è oramai a 259.271. Il tasso di occupazione dei letti di terapia intensiva supera il 90% in 15 dei 27 stati che compongono il gigante sudamericano (e supera l’80% in altri 4). In molti dei reparti di terapia intensiva continuano a mancare le bombole di ossigeno, indispensabili per tentare di salvare i malati più gravi.

La stessa Fondazione Oswaldo Cruz collegata al ministero della Salute di Brasilia ha dichiarato che ci si trova di fronte ad uno “scenario allarmante” e ha scritto nel suo bollettino periodico: “Per la prima volta dall’inizio della pandemia [più di un anno fa], stiamo assistendo a un deterioramento dei vari indicatori in tutto il paese”.

Persino Eduardo Pazuello, l’ennesimo generale ministro chiamato da Bolsonaro a sovrintendere alla politica sanitaria, ha sottolineato in un recente video diffuso dal suo ministero quanto sia grave la situazione e quanto sia disastroso l’impatto delle varianti più contagiose. Il paese sta pagando il prezzo delle feste di Natale e di Capodanno e di quelle (solo parzialmente contenute) del recente Carnevale.

A fronte di 212 milioni di abitanti, solo 7,1 milioni hanno ricevuto una dose di vaccino e 2,1 milioni hanno ricevuto le due dosi. Il governo di Jair Bolsonaro ha deliberatamente rifiutato di prenotare per tempo un quantitativo proporzionato di dosi e quando l’ha fatto si è dovuto “mettere in fila” solo dopo tutti gli altri paesi più tempestivi. Ha rifiutato di aderire alle proposte di acquisto collettivo avanzate dall’OMS e ha volgarmente preso le distanze dalle iniziative di India e Sud Africa per una moratoria sui brevetti. Altre dosi dovrebbero arrivare in Brasile solo a maggio.

Lo stato più importante della federazione, quello di Sao Paulo (con 46 milioni di abitanti), il più ricco del paese, ha decretato proprio ieri un nuovo lockdown per due settimane, che consente che si svolgano solo le “attività essenziali” legate alla sanità, alla scuola, all’alimentazione e ai trasporti.

L’annuncio delle restrizioni, dato dal governatore João Doria, del PSDB, da molti dato come candidato della destra “moderata” in contrapposizione a Jair Bolsonaro alle prossime elezioni presidenziali, ha provocato una reazione isterica dell’attuale presidente di estrema destra che ha dichiarato: “Non possiamo farci prendere dal panico e ricorrere ancora ad una politica di restrizioni. I brasiliani moriranno di fame e di depressione”.

Salvo che, nel frattempo, stanno morendo già a migliaia giorno dopo giorno.

Senza nessuna pianificazione nazionale, l’azione di contenimento del contagio è molto frammentaria e contraddittoria. Il “convivere con il coronavirus” significa convivere con una realtà di un numero di morti quotidiano che si sta avvicinando ai 2.000. Non basta il “coprifuoco notturno”, non basta chiudere i bar dopo una certa ora. Finora i pochi lockdown decretati sono stati per brevi periodi e nei singoli comuni, con la conseguenza di spostare la “movida” e il contagio nel comune vicino.

Bolsonaro è stato sicuramente il politico che al mondo ha fatto il peggior fallimento nella azione di contrasto alla pandemia. I mass media hanno contato in 34 dichiarazioni le volte in cui ha illustrato il suo metodo per sconfiggere il virus (che si ostina a descrivere come una “banale influenza”), cioè raggiungendo la cosiddetta “immunità di gregge”, tanto da farsi riprendere dalle televisioni mentre dava vita ad assembramenti dei suoi seguaci rigorosamente senza mascherine.

Non è un caso che due delle varianti più insidiose finora individuate (quella inglese e quella brasiliana) si siano sviluppate proprio in paesi in cui era prevalente nel mondo politico la visione “negazionista”.

Il PSoL brasiliano (il Partito del socialismo e della libertà) rivendica con urgenza nel parlamento e nel paese un lockdown nazionale, con la garanzia della distribuzione di un reddito di emergenza, con il blocco dei licenziamenti, con un sussidio finanziario pubblico a fondo perduto alle piccole attività imprenditoriali. E non a caso, per rendere possibili queste spese, chiede l’abrogazione delle norme sul pareggio di bilancio, la sospensione del pagamento degli interessi ai più grandi creditori dello stato e una tassa sui grandi patrimoni e sulle banche.

E chiede che la campagna vaccinale, per il momento balbettante, assuma un ritmo che superi la velocità di propagazione del contagio. Rivendica perciò l’immediato divieto della vendita dei vaccini nelle farmacie private e l’attribuzione di tutte le dosi disponibili al Piano nazionale, la stipula di nuovi massicci contratti con le case produttrici, la sospensione immediata dei brevetti e la predisposizione di strutture adeguate alla produzione pubblica dei vaccini.

E rivendica, per rendere possibile tutto questo, l’immediata cacciata di Bolsonaro dalla presidenza.