Viareggio, la Cassazione fa strage della giustizia

Le cause di stragi come quella di Viareggio non sono mai accidentali: privatizzazione, deregulation, precarietà, la catena di appalti e subappalti, tagli al personale e alla manutenzione non sono mai fattori neutri. La vergognosa sentenza degli ermellini che annulla la condanna di Moretti per omicidio colposo – Eliana Como –

Oggi parliamo di stragi, come quella che il 29 giugno del 2009 portò alla morte di 32 persone alla stazione di Viareggio. Dopo anni di processi, l’8 gennaio di quest’anno la IV sezione della Corte di Cassazione ha emesso il suo verdetto finale.

L’episodio risale alla sera del 29 giugno 2009, poco prima della mezzanotte, quando il deragliamento di un treno merci, probabilmente a causa del cedimento di un asse di un carrello, danneggiò una cisterna contenente GPL. La fuoriuscita del gas innescò un incendio che presto degenerò in una violenta esplosione, che investì la zona circostante, incendiando in pochi istanti le abitazioni vicine: morirono 32 persone, molte persero la vita in pochi minuti, investite dalle fiamme o travolte dal crollo degli edifici. Morirono perlopiù nelle loro case, qualcuno stava dormendo. Altre 25 persone rimasero ferite, riportando ustioni permanenti.

La Corte di Cassazione ha stabilito l’annullamento della condanna per omicidio colposo di Mauro Moretti, all’epoca AD di FS, e di Michele Elia AD rfi. L’accusa è andata in prescrizione, non essendo stata riconosciuta l’aggravante della violazione delle norme di sicurezza sul lavoro. Moretti e Elia torneranno a processo, ma solo per strage colposa. Il reato di omicidio è andato in prescrizione.

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Questa sentenza, accolta in tribunale dalle urla di dolore dei familiari delle vittime, ha ribaltato in un colpo le sentenze di 1° grado del 2017 a Lucca e quella d’Appello del 20 giugno 2019 a Firenze, che avevano condannato Moretti alla detenzione. Pena che non era mai stata scontata, ma che aveva riconosciuto le colpe di una gestione del sistema ferroviario focalizzata su profitti e interessi aziendali, non sulla sicurezza del personale viaggiante, dei passeggeri e dei territori attraversati.

Sappiamo bene che nessuna sentenza avrebbe potuto dare giustizia a una strage come questa, né lenire in alcun modo il dolore delle famiglie, da sempre impegnate nella vicenda giudiziaria e nelle mobilitazioni che fin dall’inizio l’hanno accompagnata. Ma quella della corte di cassazione, l’8 gennaio, è proprio una sentenza vergognosa. Prima di tutto perché umilia le vittime e le loro famiglie. Poi perché mette in discussione, di fatto, un principio fondamentale nella lotta per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro. Non aver riconosciuto l’aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza rappresenta, infatti, un precedente pericoloso e cancella il valore di ammonimento che le precedenti sentenze avevano mandato alle aziende di trasporto e di servizi strutturali sulle responsabilità e i rischi delle loro scelte relativamente alla salute e sicurezza.

Un duro colpo, che si aggiunge al licenziamento, a suo tempo, di Riccardo Antonini, ferroviere, RLS e da sempre dirigente sindacale della sinistra di classe interna alla CGIL. Riccardo, accusato di essere un dipendente infedele all’AD Mauro Moretti, pagò in prima persona il suo impegno per la sicurezza sul lavoro accanto alle vittime della strage di Viareggio. Ferrovie dello Stato lo licenziò testualmente per “essersi posto in un evidente conflitto di interesse con la società”. Tradotto: lo licenziò per l’impegno a fianco dei familiari delle vittime della strage, compresa la sua partecipazione all’incidente probatorio a titolo gratuito per familiari e sindacato.

Fu un licenziamento evidentemente politico, quindi discriminatorio, ma i giudici non riconobbero mai il diritto alla reintegra. Ora Riccardo è in pensione, continua a militare nel sindacato e in prima linea a fianco dei familiari della strage di Viareggio, ma il messaggio fu chiaro: guai a denunciare le aziende che non rispettano la sicurezza, perché, giusto o non giusto, il rischio, anche per gli RLS, è il licenziamento. E cose come l’obbligo di fedeltà e di riservatezza, il rispetto del codice etico aziendale, il conflitto d’interessi, vengono prima anche della vita di 32 persone.

La punizione di Riccardo Antonini è ancora più incredibile e ingiusta, se si considera che, invece, in questi anni, a essere promosso e incensato è stato Mauro Moretti, fino alla definita assoluzione dal reato di omicidio colposo della corte di cassazione. Nel 2010, l’anno dopo la strage, il presidente Napolitano ebbe addirittura il coraggio di nominarlo cavaliere del lavoro.

Fu poi designato AD di Finmeccanica (ora Leonardo), ruolo che ricoprì dal 2014 al 2017. Fino al 2019, quindi dopo essere stato riconosciuto colpevole dal tribunale di Lucca e poi dalla corte d’appello di Firenze, è stato presidente della Fondazione FS. Ancora più odioso per me, fu il riconoscimento che gli celebrò la Filt nazionale (la categoria dei trasporti della Cgil), di cui Moretti fu segretario nazionale dal 1986 al 1990, prima di usare il sindacato come trampolino di lancio per la sua carriera imprenditoriale e politica.

Nel 2014, fu invitato al congresso della Filt di Firenze per discutere, pensate un po’ di sicurezza e trasporto sostenibile. I familiari delle vittime chiesero di poter intervenire anche loro, ma non fu loro permesso di entrare. Rimasero fuori e con loro Riccardo Antonini che pure era delegato al congresso, ma scelse, giustamente, da che parte stare. Stessa incredibile scena, quello stesso anno, avvenne a Rimini, al congresso nazionale della Cgil, al quale Moretti, invitato dai vertici sindacali, entrò da una porta laterale.  Noi eravamo fuori, anche allora, insieme ai familiari delle vittime della strage. Sono passati tanti anni, Moretti non era stato ancora condannato, ma davvero fu una scelta incredibile, tanto più perché la stessa Cgil era parte civile del processo.

Comunque, andiamo avanti.

Oggi la Cgil di Lucca ha indetto due ore di sciopero contro questa incredibile sentenza della corte costituzionale. Uno sciopero sacrosanto, che francamente avrebbe potuto essere sostenuto da tutta la Cgil Toscana e anche nazionale. Questa vicenda non è una questione locale e meriterebbe una presa di posizione decisiva e iniziative di mobilitazione di tutta la Cgil a livello nazionale, in particolare della categoria dei trasporti, dalla quale invece io non sentito mezza parola (magari è sfuggito a me…).

Perché la sentenza della Corte costituzionale riguarda tutti ed è oggettivamente un duro colpo per l’intero sindacato e per la difesa stessa della sicurezza sui posti di lavoro.

La strage di Viareggio… non è solo di Viareggio. Fu il tragico risultato della liberalizzazione delle ferrovie e del fatto che, in nome di utili e profitti, la qualità del lavoro e del servizio, la salute, la sicurezza e la vita delle persone, persino in un settore così strategico, diventassero variabili di costo, da sacrificare nel quadro complessivo delle priorità aziendali.

La privatizzazione e aziendalizzazione del sistema ferroviario italiano ha seguito esattamente questa logica. Dalla focalizzazione sulle tratte di maggior valorizzazione (Alta Velocità e Frecce), all’abbandono e il degrado dei servizi di trasporto pendolare. Con lo strutturale ritardo con cui si è proceduto in questi anni alla messa in sicurezza dell’insieme della rete ferroviaria italiana. Un ritardo decisivo, di cui la terribile strage di Viareggio, per impatto e modalità, è stato solo l’esempio più drammatico (di fatto il più grande incidente ferroviario in Europa negli ultimi 30 anni) ma purtroppo non l’unico. Dopo Viareggio ci furono….

  • nel 2010 Laces (9 morti, 28 feriti),
  • nel 2014 Andora (5 feriti),
  • nel 2016 Andria (23 morti, 57 feriti),
  • 2018 Caluso (2 morti, 23 feriti) e Pioltello (3 morti, 43 feriti). Ancora 2019, il deragliamento di Lambrate, per puro caso non finito nell’ennesima tragedia.
  • Negli anni precedenti a Viareggio, c’erano stati Bortigali nel 2007 (3 morti, 8 feriti) e nel 2005 Roccasecca (2 morti, 70 feriti) e Crevalcore (17 morti, 80 feriti).
  • Un bilancio di 91 morti per strage ferroviaria negli ultimi 15 anni.

Per non parlare di tutti i lavoratori del settore, che hanno perso la vita in questi anni sul posto di lavoro. Persino il giorno prima della sentenza che ha assolto, nella stazione di Jesi è morto un uomo di 55 anni, dipendente di una ditta in appalto per RFI.

L’assoluzione di Mauro Moretti dall’accusa di omicidio colposo per la strage di Viareggio va quindi persino oltre la responsabilità dei fatti accaduti e legittima di fatto un intero sistema, dove la sicurezza di chi lavora, degli utenti e dei territori attraversati dai binari dei nostri treni sono soltanto una variabile nei conti economici e nei bilanci delle società, indipendentemente da quanto siano partecipate dallo stato. Ricordiamocelo: nessun incidente, nessuna strage sono impossibili da evitare. Impedirle vuol dire però NON subordinare la vita, la salute e la sicurezza alle logiche di profitto, mercato, competitività e produttività. E ricordiamoci anche che le cause non sono mai accidentali: la privatizzazione, la deregolamentazione, la precarietà, la catena degli appalti e dei subappalti, i tagli al personale e alla manutenzione non sono mai fattori neutri in queste tragedie. Come non lo sono le crescenti condizioni di ricatto che pesano su chiunque abbia il coraggio di denunciare il mancato rispetto delle condizioni di sicurezza, di manutenzione e di investimenti dei mezzi e degli impianti.

Anche per questo, lo sciopero di oggi della Cgil di Lucca avrebbe dovuto essere lo sciopero di tutti. Mi auguro che si recuperi in fretta e sia dia continuità ad esso, trasformandolo in una iniziativa generale di mobilitazione, di tutti, sulla sicurezza.

Per il resto, non posso che abbracciare virtualmente i familiari delle vittime della strage, donne e uomini che con la loro associazione Il mondo che vorrei ho avuto la fortuna di conoscere in questi anni e che mi hanno insegnato una cosa preziosa: nonostante il dolore e nonostante l’ingiustizia, mai perdere la speranza e mai smettere di lottare per il mondo che vorremmo. Noi continueremo a stare accanto a voi.