La lotta di Kshama Sawant contro i paladini bipartisan di Amazon

La battaglia di una militante marxista, immigrata dall’India, eletta a Seattle sulla scia della parola d’ordine della Tax Amazon / Kshama Sawant /

Si chiama Kshama Sawant, immigrata dall’India, ingegnere informatico, insegnante di economia, classe 1973. Ed è marxista. Vive a Seattle  dove ha battuto il candidato di Amazon, in carica da 16 anni, nel distretto 3 del Seattle City Council. La sua campagna reclamava la tassazione delle multinazionali per finanziare un programma di edilizia popolare e il welfare cittadino in una città in cui gli sfratti sono una vera epidemia. E’la prima socialista a entrare nel consiglio comunale dal 1916 e lo fa con un mandato storico per la Amazon Tax. Ma ora è sotto attacco e le destre (quella repubblicana e quella democratica) hanno intrapreso una campagna di revoca, una serie di ricorsi per farla decadere dal mandato. Una sorte che è già toccata ad altri eletti dichiaratamente socialisti in altri stati dell’Unione. Lo racconta lei stessa nell’articolo “antivirus” che pubblichiamo oggi.

Socialist Alternative, la sua organizzazione, ha sostenuto Sanders senza illudersi: «Siamo molto chiari sul fatto che il Partito Democratico non sarà il veicolo con cui i lavoratori conquisteranno l’assistenza sanitaria per tutti perché l’establishment del Partito Democratico non si differenzia dal repubblicano per il suo forte accordo con la billionaire class», ha spiegato Sawant raggiunta da me mentre era a Nieuwpoort, lo scorso gennaio, nelle Fiandre, per partecipare al congresso del Committee for a Workers’ International di cui Socialist Alternative è parte. Sawant non è una politica di professione, trattiene per sé l’equivalente dello stipendio medio di un’operaia, e impiega il resto dell’indennità a sei cifre per costruire movimenti di giustizia sociale. Racconta a Left che all’arrivo negli States, dov’era giunta per studiare economia, fu colpita dalle disuguaglianze e dalla povertà. Sconfiggere l’uomo di Amazon è stato «come Davide contro Golia. Abbiamo combattuto contro le grandi imprese, l’establishment politico e Jeff Bezos, l’uomo più ricco del mondo. Abbiamo vinto sicuramente perché Socialiste Alternative ha costruito una solida base tra i lavoratori e più di mille persone che si sono offerte volontarie per la nostra campagna. Ma la spina dorsale del nostro successo è stata l’idea che era una lotta per il diritto alla città e che per vincere dovevamo costruire la forza nella base non piegandoci alle idee convenzionali della politica».

Probabilmente la lezione di Kshama è che la pressione sulle istituzioni deve avvenire da dentro e da fuori le mura del municipio. Nonostante sia stata la capitale delle gru per quattro anni consecutivi, Seattle sta vivendo una crisi senza precedenti degli alloggi e, nella primavera passata è stata uno degli epicentri del Black Lives Matters, il movimento contro la police brutality, con la creazione, dall’8 giugno di una Chaz che ha funzionato per alcune settimane. La Chaz, Capitol Hill Autonomous Zone, è una “zona autonoma” sorta in seguito all’assassinio di George Floyd.  Capitol Hill, nel centro di Seattle, è un quartiere che ospita molte attività culturali e alternative, ed è molto popolare tra la popolazione studentesca della città.

Per comprendere in pieno il senso della piattaforma di Sawant: “Nessuna città o villaggio può emanare, mantenere o applicare ordinanze o altre disposizioni che regolano l’importo dell’affitto da addebitare”, recita la legge che nel 1981 ha imposto la lobby dei palazzinari a entrambi i partiti e i democrats, al governo dello Stato di Washington, non si sognano di toccarla mentre la sua abrogazione è un’altra priorità di Socialist Alternative come è già avvenuto in Oregon e come potrebbe succedere in Colorado. Gli affitti (che riguardano la metà dei 750mila abitanti) sono saliti del 69% dal 2010 e del 155% dal 1998, così che migliaia di famiglie di lavoratori sono state espulse dalla città o sono homeless. «Nel 46% dei casi sono canoni gravosi, più del 30% del reddito. Gli eletti hanno il dovere di promulgare leggi che abbiano un impatto positivo sulle comunità più emarginate e a basso reddito, sulle famiglie di colore e sulle donne con bambini», insiste e, più in generale, sostiene Kshama che «non c’è dubbio che negli Usa milioni di persone, soprattutto giovani, stiano traendo la conclusione che questo sistema non funzionerà per loro. Non solo per le disperate condizioni economiche in cui versa la maggior parte dei giovani nel paese più ricco del mondo, ma anche per la consapevolezza dell’impatto catastrofico del cambiamento climatico che stanno giustamente collegando al capitalismo. C’è una grande apertura per l’idea socialista negli Stati Uniti». Lo dimostra l’impetuosa espansione di organizzazioni come Democratic Socialists of America (DSA, dove militano Salazar e Ocasio-Cortez), e Socialist Alternative. «Gli ultimi due decenni hanno visto una battuta d’arresto per il movimento operaio e sociale in Europa e negli Usa, ma negli ultimi due anni stiamo assistendo a una rinascita preannunciata dall’eroico sciopero nelle scuole pubbliche della West Virginia e dell’Arizona che si è esteso ad Oakland e Los Angeles. Da allora abbiamo visto anche scioperi di lavoratori alberghieri e nel settore automobilistico. Ci sono anche nuovi movimenti giovanili per la giustizia climatica. È importante che i socialisti svolgano un ruolo vitale per trasformare questi movimenti in resistenza di massa».

Con le Tax Amazon Action Conference è stato costruito con centinaia di attivisti, sindacati e associazioni, quel movimento dal basso per tassare le più ricche società di Seattle e finanziare la costruzione di edilizia pubblica, di alta qualità, economica, ed efficiente dal punto di vista energetico, parte importante di un Green New Deal “socialista”, «per finanziare migliaia di posti di lavoro e progetti che risolvono i problemi delle comunità. Sappiamo – spiega Sawant – che le grandi imprese si batteranno con le unghie e i denti per mantenere il loro paradiso fiscale. Per la Tax Amazon dovremo costruire un movimento potente. Il nostro compito immediato è quello di presentare una legge d’iniziativa popolare a febbraio, in modo da poter iniziare a raccogliere le firme per far votare la nostra Amazon Tax al voto di novembre».    

L’azione di Kshama e dei suoi compagni ha scatenato l’irritazione dei commentatori di destra. Uno di loro, Jason Rantz, difensore dei principi conservatori che sarebbero alla base della grandezza dell’America, definisce “Amazon hater” questa militante che, dal 2006, ha contribuito ad organizzare manifestazioni per i diritti delle donne, ha partecipato al movimento no war, ed è stata una presenza visibile in Occupy. Kshama è stata anche un’attivista nel suo sindacato, la American Federation of Teachers Local 1789, lottando contro i tagli di bilancio e le spese scolastiche. Nel 2012, Kshama ha corso come candidato socialista alternativo per la Washington State Legislature e ha sorpreso tutti prendendo il 29%. Lo slancio è continuato nella sua campagna per il Consiglio Comunale di Seattle, con una piattaforma di lotta per un salario minimo di 15 dollari all’ora, il controllo degli affitti e la tassazione dei super-ricchi (bocciata dalla maggioranza del City Council nel 2018).

«Questo movimento può diffondersi in tutto il mondo, quindi non c’è nessun posto dove Jeff Bezos possa nascondersi, tranne forse nello spazio», conclude Sawant.    [checchino antonini]

La élite delle multinazionali è determinata a farlo con le maniere forti o con le maniere sporche. Nei primi tre turni non sono riusciti a comprare il seggio nel consiglio comunale, l’ultima volta con una liquidità aziendale senza precedenti da Amazon. L’ultimo sforzo, una campagna di revoca della destra, è forse la minaccia più grave finora, cercando ora di usare i tribunali e quattro accuse inventate per ribaltare la mia rielezione dell’anno scorso.

Non per niente. I socialisti e i movimenti sociali hanno drammaticamente alterato il corso della politica di Seattle dalla mia prima elezione nel 2013, e abbiamo ripetutamente dato potenti esempi che si sono diffusi a livello nazionale.

Abbiamo guidato le lotte per far sì che Seattle diventasse la prima grande città a superare un salario minimo di 15 dollari, vittorie per i diritti degli affittuari come il divieto di sfratto invernale e il massimale per il trasferimento a pagamento, la Giornata dei Popoli Indigeni, il nostro primo divieto nazionale sulle armi chimiche, la tassa su Amazon all’inizio di quest’anno a favore di alloggi a prezzi accessibili e un Green New Deal – un trasferimento di ricchezza di 2 miliardi di dollari dalle aziende ricche alla gente comune nel prossimo decennio – e molto altro ancora.

Vittorie come queste sono il motivo per cui la classe dirigente vuole una seconda possibilità, non solo per la mia rielezione, ma anche per tutte queste vittorie per la classe operaia e le comunità oppresse. Già, per esempio, stanno già cercando di rovesciare il nostro divieto delle armi chimiche nei tribunali. La democrazia non è una priorità. Proprio come l’ala destra si è battuta per rubare il voto a Trump a livello nazionale, a livello locale vuole respingere il voto progressista dell’anno scorso nel Distretto 3 di Seattle.

Quando sono stata eletta per la prima volta nel 2013, la prima socialista schierata a Seattle dopo quasi un secolo, l’establishment politico della città era in tumulto. Il principale settimanale locale, The Stranger, ha riferito che i politici democratici corporativisti del municipio erano “apoplettici” e hanno paragonato il mio imminente arrivo a un “leone di montagna in un negozio di alimentari”. Nei sette anni trascorsi da allora, la nostra opposizione ha utilizzato praticamente tutti gli strumenti a sua disposizione per cercare di bloccarci o spodestarci.

Tutto questo è iniziato con la visita di due importanti politici di Seattle nella mia prima settimana di mandato, per informarmi che andava tutto bene, che avevo fatto entrare la marmaglia, ma che il municipio funzionava “alle loro condizioni” e che la nostra campagna per il salario minimo di 15 dollari sarebbe stata interrotta. Continua attualmente con l’ala destra che invia posta di odio razzista e sessista e che lascia materiale minaccioso a casa mia.

Gli attacchi dei media aziendali sono stati costanti. Il Seattle Times ha scritto un pezzo di successo dopo l’altro, insieme a Red-baiting (attacchi caricaturali e persecutori anticomunisti, ndt) e a vignette razziste contro il mio ufficio e le nostre campagne. Mi hanno permesso di rispondere esattamente una sola volta in sette anni di mandato. I media aziendali e conservatori di Seattle sono senza dubbio in procinto di fare di tutto per usare il loro pulpito da bullo per fare una campagna per la mia rimozione.

Le aziende più ricche di Seattle hanno speso molto per bloccare la politica socialista e progressista, dai gruppi di opposizione commerciale benestanti lanciati contro il salario minimo di 15 dollari (e più tardi contro la tassa Amazon del 2018), al tentativo dell’anno scorso da parte di Amazon di acquistare il municipio per i suoi candidati aziendali scelti con soldi PAC senza precedenti.

Il fiume di denaro delle aziende ha incluso un’ampia attività di lobbying, nonostante l’ammonizione di Jamie Durkan, ex lobbista immobiliare (e fratello del sindaco di Seattle, Jenny Durkan) che “ogni dollaro” speso in attività di lobbying è stato sprecato a causa dell'”esercito di Sawant” (con cui, naturalmente, intendeva i movimenti dei lavoratori).

Poiché hanno fallito in tutti i loro sforzi per costringere il mio mandato a fare marcia indietro, i politici pro-capitalisti hanno combattuto senza sosta per bloccare o cooptare i movimenti sociali – e, se tutto il resto è fallito, per rivendicare il merito delle loro vittorie. Questo per scoraggiare i lavoratori dall’organizzarsi.

E’ successo più e più volte, da ultimo con i tentativi da parte dei politici dell’establishment e dei media aziendali di negare il credito d’imposta per la tax Amazon al movimento, cercando invece di attribuirlo ai membri del Democratic Council che si sono rifiutati di sostenere la tassa fino agli ultimi giorni – dopo che il nostro movimento ha portato enormi pressioni raccogliendo più di trentamila firme per un’iniziativa di voto.

Sono state avviate diverse cause contro il mio ufficio, anche da parte di due agenti di polizia che rivendicano la “diffamazione”, dopo che ho definito “omicidio” l’uccisione della polizia di Che Taylor, un nero disarmato di Seattle, residente a Seattle. Ci sono state anche più di una dozzina di denunce “etiche” contro la mia carica. Tutte queste cause e denunce sono state finora respinte o respinte, ma questo non impedirà più di continuare ad arrivare, soprattutto perché i tribunali sono un territorio amico dei capitalisti e del diritto di combattere.

Il crackdown

Perché questa infinita parata di attacchi? Perché le grandi imprese e i loro rappresentanti politici a Seattle non possono tollerare di avere anche un solo socialista eletto che si batte senza ambiguità per i lavoratori.

Soprattutto, temono l’esempio che dà – soprattutto in un periodo di crisi massiccia, con decine di milioni di persone che protestano e una nuova generazione che guarda di nuovo alle idee socialiste. Ho sempre sostenuto che abbiamo bisogno di un nuovo partito per le persone che lavorano, indipendente dal denaro delle imprese, dall’America delle imprese e dai suoi due partiti. Attacchi come questi dimostrano il perché.

La campagna di revoca della destra è sostenuta da una liquidità aziendale apparentemente illimitata. Questo include il sostegno del miliardario e principale donatore di Trump Martin Selig, che nel 2018 ha speso 25.000 dollari per aiutare a rovesciare la prima tassa su Amazon. La campagna di revoca ha già raccolto oltre 180.000 dollari in finanziamenti dai soliti donatori aziendali e di destra, tra cui CEO, investitori e repubblicani.

Non è un caso che due delle quattro accuse di richiamo contro di me siano direttamente collegate al mio sostegno alle proteste del Justice for George Floyd, o che le accuse di richiamo siano praticamente identiche a quelle mosse contro di me dal sindaco di Amazon, Jenny Durkan, al culmine del movimento in giugno (Durkan è stato eletto sindaco di Seattle nel 2017 con un sostegno di 350.000 dollari senza precedenti da parte di Amazon per il PAC aziendale). Non è un caso che l’accusa principale della campagna di richiamo nella loro campagna pubblica fino ad ora sia l’assurda pretesa che io abbia promosso l'”illegalità” con il mio sostegno alla Black Lives Matter, un attacco razzista al movimento.

Questo sforzo di raccolta fa parte di una reazione nazionale da parte dell’ala destra e delle istituzioni politiche di entrambi i partiti contro la Black Lives Matter. La classe dirigente si avvale sempre più spesso dei tribunali e della polizia contro i manifestanti, con il risultato di oltre quattordicimila arresti quest’anno.

Questo giro di vite contro la Black Lives Matter e la sinistra comprende attacchi ad altri rappresentanti eletti progressisti come il rappresentante dello Stato del Kentucky nero Attica Scott, che è stato accusato di “rioting” criminale e preso di mira per la rimozione per aver protestato per chiedere giustizia per Breonna Taylor. Include anche la sospensione del socialista ed ex leader del Partito laburista britannico, Jeremy Corbyn, per le sue critiche ai brutali attacchi della classe dirigente israeliana contro il popolo palestinese.

Le campagne di richiamo dello Stato di Washington sono state spesso fortemente politicizzate e giuridicamente inconsistenti. L’ultima socialista eletta di Seattle, Anna Louise Strong, è stata espulsa dal suo incarico da una campagna di richiamo nel 1919 per i suoi legami con il movimento operaio e l’opposizione alla prima guerra mondiale.

Mentre io sostengo il diritto democratico di richiamare i funzionari eletti, la legge sul diritto di revoca dello Stato di Washington, così com’è scritta, è altamente antidemocratica e applicata in modo diseguale. L’autorità di decidere se una petizione di revoca va avanti o meno è determinata in primo luogo dai tribunali, negando al contempo il diritto a un processo. Non mi sarà mai permesso di testimoniare contro queste accuse disoneste. Infatti, la veridicità delle accuse nei casi di richiamo non deve essere esplicitamente provata, ma avrà comunque le sembianze di fatti accertati come se fossero elementi di fatto convalidati da un tribunale.

Due delle accuse sono legate alla mia partecipazione al movimento Black Lives Matter, una sostiene che ho usato il mio ufficio in modo non etico per fare campagna elettorale per la tassa su Amazon, e la quarta per essere un socialista eletto che è democraticamente responsabile nei confronti della mia organizzazione della classe operaia. Il nostro appello andrà alla Corte Suprema dello Stato il 7 gennaio, dopo di che, se il processo di revoca andrà avanti, la campagna di revoca inizierà a raccogliere le sue 10.700 firme per qualificarsi per il voto. L’essenza di tutte le accuse è che ho usato il mio ufficio per combattere senza ambiguità per i lavoratori e i movimenti sociali, come sono stato eletto.

Una lotta a tutto campo

Non è un caso che mentre il processo contro di me prosegue la causa contro il sindaco Durkan per aver supervisionato una brutale repressione delle recenti proteste sia stata respinta dalla Corte Suprema dello Stato. Questo nonostante le enormi prove della brutalità della polizia di Seattle, tra cui un ampio video e oltre diciannovemila denunce scritte da parte di manifestanti e altri membri della comunità – che finora hanno portato a un totale di un rimprovero scritto per un agente di polizia, con un secondo che rischiava una potenziale sospensione pagata fino a tre giorni.

La classe dirigente di Seattle sostiene pienamente la feroce repressione di Durkan contro le proteste. Eppure sono rimasti inorriditi quando ho aperto le porte del municipio a giugno per un’assemblea generale di un’ora (con i manifestanti che indossavano maschere) per chiedere giustizia per George Floyd, Breonna Taylor, e per difendere la polizia. Hanno appoggiato pienamente Durkan e la polizia di Seattle, nonostante i ventotto omicidi della polizia del dipartimento dal 2011 – senza una sola condanna. Eppure sono rimasti inorriditi quando le famiglie delle vittime della violenza della polizia hanno organizzato una protesta insieme ai Seattle Democratic Socialists of America (DSA) vicino alla casa di Durkan in cui ho parlato (e sostengono, in modo disonesto, che io abbia “guidato”).

La mia organizzazione, Socialist Alternative, e il nostro movimento a Seattle hanno risposto a questo attacco lanciando una campagna di solidarietà. Ci stiamo battendo tutti contro questo tentativo di revoca da parte della destra e stiamo intensificando la lotta per vincere le nostre richieste: un consiglio di controllo della comunità eletta con pieni poteri sulla polizia, compreso il diritto di stabilire politiche e di emettere mandati di comparizione; un ristoro urgente COVID-19, compreso un programma di posti di lavoro garantiti e l’annullamento dell’affitto per coloro che hanno perso il lavoro o il reddito; e un Green New Deal socialista, finanziato con le tasse per i ricchi.

Negli ultimi due mesi, prima dell’ultimo picco di COVID-19, siamo scesi in strada, parlando con migliaia di elettori del nostro distretto, mobilitando 150 volontari e raccogliendo donazioni di base da più di 1.500 persone. Abbiamo ottenuto il sostegno di sindacati come lo United Auto Workers Local 4121 e la Washington Federation of State Employees Local 1488, e di organizzazioni progressiste come il Seattle Democratic Socialists of America e il Transit Riders Union.

Questa sarà una lotta a tutto campo tra i lavoratori e le grandi imprese di Seattle, e ci vorrà un potente movimento di base per vincere contro tutte le forze e le risorse dell’élite aziendale e della destra.

dall’edizione Usa di Jacobin