Volantino: Costruire il conflitto sociale, far convergere le lotte

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Il governo Conte II nei mesi estivi non ha voluto varare le misure indispensabili per fronteggiare la prevedibile ripresa della pandemia e per riaprire le scuole in sicurezza.

  • La mancanza di forti investimenti su sanità (di nuovo verso il collasso), scuola (grandi rischi per tutti i soggetti interessati) e trasporti (mezzi pubblici strapieni) pone oggi il paese di fronte ad una crisi drammatica in cui governo e regioni producono atti contradditori, largamente inefficaci per contenere l’epidemia, segnati dalla preoccupazione di non toccare gli interessi economici dei soggetti economici privati e di far funzionare l’economia capitalista e la macchina dei profitti a qualsiasi prezzo.
  • La storia del coprifuoco è una truffa, si blocca tutto quando la stragrande maggioranza delle persone è a casa a dormire, ma si costringe poi, alla mattina, tutti lavoratori, gli insegnanti e gli studenti ad andare a lavorare in bus strapieni e in scuole e luoghi di lavoro troppo affollati; si varano misure che colpiscono gli stessi diritti sociali e si utilizza la crisi sanitaria per sviluppare un processo autoritario.
  • Le recenti modifiche ai Decreti Salvini sono marginali e lasciano in piedi l’impianto repressivo antimigranti e la penalizzazione dei soccorsi umanitari. Le misure contro le mobilitazione sociali sono confermate nella loro interezza.
  • Il governo sta per definire la legge finanziaria e l’utilizzo delle risorse del Recovery Fund (in larga parte un nuovo debito), strettamente collegate all’approvazione delle “riforme” strutturali liberiste. Le dichiarazioni di Conte sul non rinnovo della quota 100, il rilancio dell’industria 4.0, la fine del blocco dei licenziamenti, vanno in una unica direzione: nuovi regali per le aziende e i capitalisti, modestissime risorse tampone per la cassa integrazione.
  • La Confindustria di Bonomi ha confermato la dichiarazione di guerra contro le lavoratrici e i lavoratori e il movimento sindacale; chiede la piena applicazione del famigerato “Patto della Fabbrica” di due anni fa, vergognosamente siglato dalle direzioni dei tre sindacati principali e punta a cancellare definitivamente la struttura storica dei contratti nazionali di lavoro e il rapporto tra salario ed orario.
  • Le forze della destra e dell’estrema destra restano pericolosamente ben presenti non solo nelle intenzioni di voto, ma nella società con le loro posizioni politiche reazionarie, razziste e, beninteso, filopadronali.

Più che mai è necessario il rilancio del movimento delle lavoratrici e dei lavoratori ricostruendo una prospettiva sociale e politica su contenuti alternativi di difesa delle loro condizioni di vita e di lavoro. Sinistra Anticapitalista sostiene e promuove tutte le iniziative sociali di mobilitazione che vanno in questa direzione e lavora per la loro convergenza e l’autorganizzazione democratica di tutti i soggetti che si attivano.

Nella crisi sono le donne ad essere maggiormente colpite nei diversi aspetti della loro condizione. Per questo ci battiamo per il diritto al lavoro delle donne, contro la precarizzazione e le discriminazioni salariali, lo sviluppo di un welfare universale e gratuito, contro la violenza sulle donne e le molestie sessuali, per l’autodeterminazione, il rispetto della 194 e l’applicazione di metodi abortivi anche farmacologici negli ospedali e nei consultori.

Per garantire il fondamentale diritto alla salute, è necessario il completo rilancio della sanità pubblica, la restituzione dei 37 miliardi rubati negli ultimi 10 anni, il reperimento di ulteriore risorse, indispensabili per fronteggiare la crisi, attraverso una patrimoniale sulle grandi ricchezze.

Sulla scuola servono rivendicazioni corrispondenti alle necessità sociali, formative e sanitarie: Non più di 15 alunne/i per classe
; una didattica inclusiva, partecipata e critica; fondi uguali per tutte le scuole e le università; basta con l’autonomia finanziaria, la Buona scuola e l’alternanza scuola- lavoro; 
assunzione a tempo indeterminato del personale della scuola e no alla precarietà! Più spazi, più organico, più risorse. Restituzione dei 32 miliardi tagliati dalla Gelmini nel 2008, aumento dell’1% del PIL in istruzione.

Chiediamo la cancellazione totale dei decreti sicurezza di Salvini (le norme contro i migranti ma anche quelle che criminalizzano il conflitto sociale) e di porre fine alla vergogna dei CPR. Vogliamo una vera sanatoria per i migranti che si trovano sul territorio nazionale ed una legge sullo ius soli per riconoscere i diritti di cittadinanza a tutte e a tutti i nati in Italia!

Con la fine del blocco dei licenziamenti si prospettano nuove ristrutturazioni capitaliste che, per altro, non hanno mai smesso di operare, tant’è vero che sono già andati persi 500.000 posti di lavoro.

Sottolineiamo le gravi responsabilità delle direzioni delle grandi organizzazioni sindacali, del tutto subalterne alle scelte capitaliste e governative, che in tutti questi anni non hanno voluto organizzare una risposta complessiva delle classi lavoratrici all’attacco padronale.

La partita dei contratti di lavoro è oggi centrale e coinvolge circa 10 milioni di lavoratrici e lavoratori.

La trattativa della principale categoria operaia, quella metalmeccanica, si è rotta per iniziativa della Federmeccanica obbligando le direzioni FIOM FIM e UIL ad indire uno sciopero generale di 4 ore per il 5 novembre, estendibile a 8 ore.

C’è la possibilità di una nuova mobilitazione che si intrecci con le iniziative di lotta che alcune organizzazioni sindacali di base avevano già promosso: quella dello sciopero generale della CUB del 23 ottobre,quella contemporanea del SIcobas dello sciopero della logistica sul contratto nazionale, e quella del 24 ottobre, una giornata nazionale di mobilitazione, lanciata dalla assemblea di Bologna promossa dal SIcobas di operai e delegati. Condividamo largamente gli obiettivi di queste lotte; la nostra organizzazione vi partecipa e le sostiene attivamente.

Sinistra Anticapitalista sarà impegnata nella costruzione dello sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici con l’attività dei propri militanti sindacali e con l’intervento dei circoli locali. La riuscita dello sciopero sarebbe un passaggio importante.

Rilanciamo alcuni obiettivi di fondo per la difesa del reddito e dell’occupazione: la redistribuzione del lavoro tra tutte e tutti, cioè la riduzione del tempo di lavoro a parità di salario; l’abrogazione integrale della riforma Fornero e la riduzione dell’età pensionabile; la nazionalizzazione delle fabbriche che chiudono o licenziano; una nuova politica di intervento pubblico che crei posti di lavoro utili e sicuri; nuovi massicci investimenti, nella sanità e nella scuola, nei trasporti ma anche sul terreno ambientale per mettere in sicurezza i territori, una radicale revisione della imposizione fiscale veramente progressiva a vantaggio dei redditi da lavoro che faccia pagare rendite e profitti; una forte patrimoniale sulle grandi ricchezze.; il pieno rilancio del Welfare e dei servizi sociali.

Lavoriamo tutte e tutti per far convergere i diversi movimenti di lotta, rafforzandone la loro forza nello scontro sociale e di classe contro i padroni, il governo e le destre.