Le mobilitazioni in campo e quelle che verranno

di Fabrizio Burattini

A partire dall’8 marzo, quando, a seguito del lockdown nazionale decretato con il primo DPCM del presidente Conte, sono state annullate le iniziative femministe previste in numerose città italiane in consonanza con le analoghe mobilitazioni indette un po’ in tutto il mondo, il panorama politico del nostro paese è stato caratterizzato dal congelamento di ogni azione di piazza. Per quasi tre mesi non sono state indette manifestazioni, comizi, assemblee. Tutta l’azione politica dei movimenti, delle associazioni, dei partiti e delle organizzazioni politiche si è spostata sulla rete, attraverso la proliferazione di videoconferenze, dirette Facebook, riunioni virtuali.

Ora, pur se in modo molto guardingo, nel rispetto delle numerose norme di prevenzione necessarie ad impedire la ripresa del contagio, la situazione sta gradualmente cambiando.

D’altra parte, non mancano i motivi che spingono potentemente per una ripresa dell’attività sociale e politica: il nuovo dispiegarsi della vita politica e del dibattito che l’accompagna, le decisioni del governo in merito all’utilizzazione dei cospicui fondi messi a disposizione dall’Unione europea in varie forme (“Cassa integrazione europea”, MES, Recovery Fund, ecc.), lo sforamento straordinario di bilancio approvato dal parlamento e, contemporaneamente, il dichiarato intento della Confindustria e delle altre associazioni padronali di fare man bassa dei miliardi che sono sul tavolo in nome della “centralità dell’impresa”, ma anche la sofferenza del sistema dell’istruzione pubblica prodotta dal sostanziale dimezzamento dell’anno scolastico 2019-2020 (non certo compensato dalla cosiddetta “didattica a distanza”), per non parlare della situazione del sistema sanitario pubblico stressato per mesi dalla pandemia e dalle conseguenze di decenni di tagli e di privatizzazioni, e, più in generale, la diffusa sofferenza sociale preesistente alla pandemia e potentemente aggravata da quest’ultima.

Non a caso la destra, purtroppo, forte degli spazi conquistati negli ultimi anni, non ha perso tempo, a partire dalla sua iniziativa del 2 giugno e dal tentativo di rilanciare l’iniziativa reazionaria sfruttando quel diffuso disagio popolare e in particolare quello dei ceti piccolo borghesi, più recettivi ai discorsi di Meloni e di Salvini.

Nessun segnale di mobilitazione, però, proviene dalle organizzazioni sindacali confederali, quasi che non ci siano motivi di preoccupazione e di conflitto a cui offrire sponda. L’unica iniziativa da segnalare da quella parte è il raduno di delegazioni delle aziende metalmeccaniche in crisi indetto da Fiom, Fim e Uilm per giovedì 25 giugno a Roma a Piazza del Popolo. Si tratta con tutta evidenza di un’iniziativa sfogatoio, testimoniale, del tutto inadeguata anche solo per dare visibilità alla gravità di tantissime situazioni, a partire da quella gigantesca e velenosa dell’ILVA di Taranto (e di numerose altre città), ormai abbandonata a se stessa dal progressivo disimpegno della multinazionale ArcelorMittal e dalla incapacità del governo di gestire la situazione.

Positivamente dunque vanno sostenute tutte quelle iniziative che vanno nel senso giusto, come, ad esempio quelle che si svolgeranno il 25 giugno in numerosissime città indette da “Priorità alla scuola” con la parola d’ordine “Spazio per la scuola, spazio alla scuola: ora o mai più. Perché la scuola sia un luogo ri-aperto, migliore, accogliente e sicuro per tutt*”, per rivendicare un piano di risorse straordinarie, l’adeguamento degli organici dei docenti e dei non docenti e dei locali di lezione alla nuova situazione sanitaria, per dire No alla riduzione del tempo scuola, alle esternalizzazioni, ad una perpetuazione anche solo parziale della “didattica a distanza”.

Altrettanto importante è la mobilitazione dei braccianti agricoli per i loro diritti e contro i vergognosi limiti posti dal governo alla regolarizzazione prevista nel “decreto rilancio”. Aboubakar Soumahoro, negli scorsi giorni, sostenuto da un nutrito numero di braccianti giunti da vari insediamenti sparsi per il paese, si è incatenato nel parco che circonda Villa Doria Panphilj dove si stanno svolgendo gli “Stati generali dell’Economia”. Grazie a questa iniziativa e alla vasta solidarietà che ha raccolto, sulla rete, ma anche da parte delle numerose compagne e dei numerosi compagni accorsi a Villa Panphilj a fiancheggiarlo, Abou ha ottenuto di essere ascoltato dal presidente Conte, al quale ha illustrato le rivendicazioni del movimento dei braccianti, ottenendo qualche risposta.

E’ tutt’altro che chiusa la vicenda della denuncia delle responsabilità dei vari organi istituzionali locali e nazionali nella gestione della pandemia. In particolare quella sulle responsabilità della mancata creazione di una “zona rossa” per circoscrivere e contenere il focolaio di contagio che si era manifestato fin dal 23 febbraio nella zona di Alzano, la cui diffusione incontrollata ha poi fatto della Bergamasca una delle zone più colpite dall’epidemia. Su questa cosa, com’è noto, sta indagando la magistratura, ma si sono sviluppate e si svilupperanno anche alcune iniziative di mobilitazione a cui Sinistra Anticapitalista partecipa con le sue analisi e le sue posizioni.

Non dimentichiamo poi che il prossimo 30 giugno ricorrerà il 60° anniversario della rivolta del popolo genovese per impedire lo svolgimento in quella città del congresso del MSI neofascista che proprio in quei giorni veniva reimmesso nel gioco politico acquisendo l’appoggio dei suoi parlamentari al governo DC di Tambroni. L’appuntamento per la manifestazione (che non sarà solo commemorativa, ma che sarà soprattutto contro i rigurgiti attuali che stanno di nuovo rilegittimando un “nuovo” neofascismo) sarà alle 18:00 di martedì 30 a Piazza Alimonda, senza bandiere di partito, indetta da Genova Antifascista.

Lo straordinario movimento antirazzista che si è sviluppato negli Stati uniti sta producendo numerose iniziative di solidarietà in tutti i paesi e anche in Italia. Esso si intreccia anche con la lotta antirazzista necessaria nel nostro paese, per rivendicare una più giusta politica di accoglienza verso i rifugiati e i migranti che arrivano qua, per la regolarizzazione e la tutela di quante e quanti già vivono e lavorano qui con noi, troppo spesso in condizioni non molto diverse da una “moderna” schiavitù. Il 26 giugno a Roma, a Piazza del Pantheon, l’associazione “Siamo qui. Sanatoria subito” dà appuntamento per una manifestazione per la regolarizzazione generalizzata di tutte/i le/i migranti. Nei giorni precedenti si svolgeranno iniziative preparatorie in numerose città. Sinistra Anticapitalista sostiene e partecipa a tutte queste manifestazioni.

Sabato 27 giugno a Roma si svolgerà un’altra iniziativa contro una particolare forma di razzismo, quella che costringe milioni di palestinesi a vivere come cittadini di serie B nella loro stessa terra, sottoposta a oltre 50 anni di occupazione israeliana, contro ogni deliberazione delle organizzazioni internazionali. La loro situazione, se possibile, si sta ulteriormente aggravando, per le scelte del nuovo governo Netanyahu–Gantz e per lo spudorato sostegno che gli offre l’amministrazione statunitense di Trump. In Palestina, le esecuzioni sommarie di giovani palestinesi, nello stile di quanto accaduto a George Floyd, si moltiplicano di settimana in settimana, nel silenzio e nell’impunità generale. Anzi, nella narrazione corrente, sembra quasi che in quei territori i palestinesi siano gli aggressori e gli israeliani le vittime. La manifestazione del 27 giugno, che si svolgerà a Roma in Piazza del Campidoglio, è stata indetta dalla Comunità palestinese in Italia ed ha l’adesione di numerose associazioni tra le quali l’Assopace Palestina di Luisa Morgantini. Nello stesso giorno si manifesterà, sempre a Roma, in piazza del Popolo, anche contro la repressione del criminale regime di Erdogan nel Kurdistan, per la liberazione e per i diritti di tutti i prigionieri politici rinchiusi nelle carceri turche e per la riconquista della libertà di opinione negata dal regime turco. La manifestazione è organizzata da Rete Kurdistan Italia. Sinistra Anticapitalista aderisce e sostiene queste due iniziative.

Nel paese si stanno sviluppando anche iniziative promosse dal “Patto d’Azione per un fronte unico di classe”, promosso da alcune organizzazioni sindacali di base che seppure tra mille difficoltà si muove nella direzione di ricomporre il fronte di lotta dei settori di avanguardia e che la nostra organizzazione segue con attenzione ed interesse.

Altrettanto, dopo anni di frammentazione e di iniziative ai limiti della autoreferenzialità, anche sul piano politico della “sinistra radicale” si sta cercando di costruire una campagna unitaria per una diversa politica di sanità pubblica alla quale, se e quando riuscirà a partire, Sinistra Anticapitalista darà il suo convinto appoggio.