Crisi Coronavirus: il sonno della ragione provoca mostri (di estrema destra)

di Fabrizio Dogliotti

La vecchia destra e quella nuova si sono ritrovate in piazza il 2 giugno nell’ultima e significativa provocazione in occasione dell’anniversario della proclamazione della Repubblica antifascista. Non è un caso che tutti costoro reclamino a gran voce che “l’Italia non si ferma”. La pandemia è diventata l’ennesima occasione per sfoggiare una bizzarra miscela di nazionalismo a buon mercato, disprezzo del bene comune, fallocentrismo appena mascherato e tutto il corollario di pericolose sciocchezze razziste ed anti-razionaliste così comune a chi ha usa il cervello solo per farselo riempire di segatura.

E’ un discorso che si sta sviluppando a livello internazionale e che conosce tempi, strategie ed attori parzialmente diversi ma che rispondono tutti a schemi curiosamente simili:

  • In primo luogo, esiste un “vuoto” da riempire. Oltre all’evidente problema sanitario, la pandemia in corso ha creato in pochissime settimane una situazione economica e sociale semplicemente disastrosa, aggravata da uno stato psicologico di ansia e timore a livello di massa che, pur in mezzo alle manifestazioni di sollievo che accompagnano in questi giorni la “fase 2”, non accenna a scomparire. A queste paure, a questo disagio economico crescente, gli agenti “normali” del consenso sociale e del potere -anche mediatico- stanno rispondendo in modo assolutamente contraddittorio e insufficiente. Parliamo dei governi ma anche delle organizzazioni sindacali, delle istituzioni regionali e degli apparati dello Stato, insomma, dello establishment. A partire dalla gestione della crisi sanitaria (perlopiù improntata all’irresponsabilità e all’improvvisazione, basta parlare con qualsiasi lavoratore della sanità per rendersene conto) fino alla distribuzione delle risorse economiche alla popolazione (rivolta più a soddisfare le esigenze delle imprese che non quelle dei lavoratori e delle persone in generale), è sempre più evidente che i limiti della politica “ufficiale”, già esistenti prima, si sono amplificati, generando un vasto malessere che -per il momento- non ha trovato nessuno sbocco. Ecco il vuoto da riempire. Non si tratta solo dei settori della “middle class” impoveriti, dei piccoli commercianti e partite IVA dal futuro incerto (anche se costituiscono storicamente un settore particolarmente sensibile alle avventure politiche) ma di settori popolari molto più ampi, realmente disperati -soprattutto al sud e nelle vaste periferie- e molto più interessanti dal punto di vista dell’egemonia politica. Insomma, con i dovuti distinguo storici, qualcuno probabilmente punta -almeno qui da noi- a una riedizione dei “boia chi molla” di vecchia memoria.
  • Questo “vuoto”, oltre ad essere politico, è anche, diciamo, ideologico. La pandemia è un terreno propizio per la confusione: gli stessi virologi e le istituzioni sanitarie hanno dimostrato in questi mesi di essere più che altro disorientati di fronte ad un fenomeno relativamente nuovo e sconosciuto. Da più parti si stanno creando “narrazioni” della pandemia che in alcuni casi vengono costruite sull’irrazionalità pura. Non è una cosa nuova: nel Medioevo e nell’Età moderna le grandi pandemie causavano fenomeni magico-religiosi di massa, alcuni dei quali produssero centinaia e migliaia di vittime. L’avvento del metodo scientifico e dell’Illuminismo cambiò le cose. E proprio qui esiste il problema: l’offensiva ideologica e culturale che ha accompagnato negli ultimi decenni la rivincita globale del capitalismo, ha colpito anche le radici più egualitarie e razionali a cui ricorse la borghesia rivoluzionaria ai vecchi tempi, fra cui l’approccio critico, razionale e scientifico che ha costituito le basi del pensiero umanista del XX secolo. Basta ascoltare i consigli sanitari di Donald Trump o le teorie neo-malthusiane per affrontare il Covid-19. Non è casuale che dietro le pratiche politiche e le idee strampalate di uno come Bolsonaro ci siano le potenti e reazionarie sette evangeliste col loro bagaglio di superstizioni interessate. E così, la pandemia diventa un’invenzione che alcuni poteri occulti (vi ricordate degli ebrei negli anni trenta?) hanno abilmente messo in giro per intossicare la società, un’influenza come un’altra che i media hanno amplificato e su cui continuano a mentire e speculare, un complotto cinese per conquistare il mondo, un castigo divino per ripulire Sodoma e Gomorra dai peccatori, eccetera. La narrazione concreta non è poi così importante; la cosa importante è avere un nemico segreto (ma allo stesso tempo ben identificabile) da rovesciare, un governo o un Parlamento da sostituire con poteri più consoni, in nome di una libertà individuale e individualista che viene invocata a gran voce.
  • Uno dei problemi più grandi che questa ondata di strana ribellione sottolinea è che la critica sacrosanta e reale non solo alla gestione della crisi da parte dei governi ma anche alle pratiche e i discorsi pseudo-razionali che gli stessi hanno messo in campo in questi mesi, viene totalmente soffocata e taciuta dal fracasso senza senso di questa gente con pochi scrupoli. Così come la critica agli affari poco puliti delle lobby farmaceutiche (con le loro diramate complicità istituzionali) viene vanificata dal discorso antiscientifico tout court del movimento no vax, l’individuazione delle responsabilità politiche, sanitarie ed economiche della gestione spesso disastrosa di questa crisi viene “deviata” su un discorso pieno di complotti fantasiosi e di risposte politiche sull’asse dell’estrema destra.
  • Infine, le strategie di diffusione di questa narrazione/movimento si basano sull’uso -o, detto meglio, sulla “filosofia” dell’uso- dei social. Sono strumenti che, nei fatti, rendono impossibile un vero dibattito politico e di idee. Rendono estremamente difficile un confronto diretto e approfondito; azzerano le possibilità del pensiero critico, le dimostrazioni empiriche, l’uso razionale dei dati. Sono invece formidabili strumenti di persuasione di massa che, se usati con le strategie corrette (bufale, estrapolazioni, ecc.) e in proporzioni adeguate, possono orientare i desideri, le mode e le scelte culturali di centinaia di migliaia di individui isolati. Le esperienze che di queste piattaforme hanno fatto forze politiche e personaggi come Trump o Salvini (lasciando perdere i misteri di Russia Today e dintorni) dovrebbero insegnare qualcosa. Forse è un giudizio troppo severo dell’epopea dei social, ma queste ultime settimane di lockdown stanno dimostrando tutta la dannosità intrinseca di questo modo di relazionarsi, specie se applicato con leggerezza ad ambiti sensibili come l’istruzione e i rapporti interpersonali.

I movimenti anti-lockdown: una caratterizzazione chiara sin dall’inizio

Il movimento anti-lockdown per eccellenza è quello nato negli Stati Uniti ad aprile, quando in alcuni Stati si stavano prendendo le prime timide misure di isolamento sociale e Trump diceva che il coronavirus era una sciocchezza straniera. Molti ricorderanno le manifestazioni armate nella capitale del Michigan di personaggi che sembravano usciti da un film di serie B sugli zombie. Ebbene, questo movimento è nato direttamente dalle fila dell’estrema destra d’oltreoceano, con una varietà di sigle e componenti che vanno dai right libertarian ai neonazisti, dai simpatizzanti di Trump ai rampolli della alternative right, sponsorizzati dalle potenti lobby dei produttori di armi come la Pennsylvania Firearms Coalition. In tutti i casi, nonostante la geografia della destra ed estrema destra nordamericana sia piuttosto complessa e a volte difficile da comprendere appieno qui in Europa, si tratta di un universo di bruttissimi ceffi che hanno in comune il razzismo, la violenza armata, l’antisemitismo, la supremazia bianca e l’ultranazionalismo. In più, peculiarità all american, un esacerbato costituzionalismo che vede lo Stato ed il suo intervento come il male peggiore che può capitare ad una comunità umana. Nei fatti, proprio su quest’ultima tematica sono iniziate le proteste: una ribellione ad una presunta “dittatura sanitaria” delle autorità statali e federali, legata a complotti cinesi ed ebrei. Su questo carro sono saliti anche i movimenti no vax (o meglio, sono stati caricati), che in questa fase non esprimono esattamente il massimo delle posizioni progressiste. Ricordiamo, en passant, che queste frange dell’estrema destra made in USA sono fra coloro che stanno alimentando la rabbia dei neri e delle minoranze in questi giorni drammatici: la violenza razziale e la brutalità delle forze dell’ordine (i conservatori più o meno estremisti vi contano non pochi attivisti) sono elementi costitutivi della loro filosofia vitale.

Poche settimane dopo le scorribande dei neonazisti nordamericani, il movimento anti-lockdown è sbarcato in Europa. Le caratteristiche sono simili: si tratta di un universo variegato di no vax, cospirazionisti di varia natura e serietà e, ovviamente, di elementi organizzatissimi dell’estrema destra. Le manifestazioni, più o meno numerose, più o meno rumorose, più o meno preoccupanti, si sono svolte un po’ dappertutto: dal Regno Unito all’insolita Svizzera, dalla Germania a quasi tutti i pasi del nord e, non poteva essere meno, all’Italia. Emergono, in questa particolare zoologia della neo-politica in tempi di coronavirus, individui peculiari come Attila Hildmann -il nome è già tutto un programma-, un cuoco vegano e visionario (nel senso patologico del termine), leader riconosciuto del movimento tedesco, che unisce le teorie più strampalate ed accattivanti su templari, multinazionali e avvelenamenti dell’acqua potabile di Berlino da parte del governo alle strizzate d’occhio ai movimenti nazisti e ultranazionalisti tedeschi. Un altro personaggio, che fa il paio con il cuoco tedesco, è il nostro ex generale dei carabinieri Antonio Pappalardo, una vecchia volpe del sottobosco politico italiano, che venderebbe sua madre pur di avere un quarto d’ora di gloria televisiva. Paladino dei piccoli borghesi bistrattati (dal sindacato delle forze dell’ordine fino al movimento dei forconi e quello dei TIR), si è inventato i gilet arancioni, sulla falsariga dei cugini francesi, per portare la protesta anti-lockdown nelle piazze italiane. Al di là dei sorrisi -più o meno amari- che queste maschere possono strappare, c’è da considerare chi tira i fili di queste messe in scena. E lì le risate finiscono. Insieme a Pappalardo, le piazze di Roma sono state occupate dagli sgherri di Casa Pound, che hanno addirittura inscenato un assalto a Montecitorio lo scorso 30 maggio.

“Qui c’è gente che non mangia. C’è gente che non prende lo stipendio da 4 mesi. Abbiamo fame”. Erano argomenti che circolavano anche il 2 giugno. E poi le solite fregnacce sui cinesi, sui vaccini per controllare la popolazione, sul virus che non esiste… Insomma, l’idea di riempire il vuoto che si diceva prima non è poi così campata per aria.

Nostalgie del franchismo

Nello Stato spagnolo, la disinvolta ed arrogante estrema destra di Vox, che si richiama direttamente al colpo di stato franchista del 1936, è la protagonista di una strategia -condivisa dal Partido Popular- che punta direttamente a rovesciare l’attuale governo con una manovra di palazzo.

Si tratterebbe di ripetere, in scala più grande, la vicenda che ha portato in carcere con condanne pesantissime il legittimo governo della Catalogna dopo il referendum popolare del 2017. La Guardia Civil avrebbe il compito di imbastire un’inchiesta fasulla sulle responsabilità criminali del governo di Pedro Sanchez nella gestione della pandemia e la docile magistratura dovrebbe semplicemente prendere -di fatto- il potere, esautorando momentaneamente il Parlamento. Non è uno scherzo: il ministro degli Interni ha appena allontanato dal carico uno dei massimi responsabili della Guardia Civil, il colonnello Pérez de los Cobos, autore della trama poliziesca/politica/giudiziaria che ha portato in carcere i politici catalani e che adesso cercava di rifare il trucchetto col governo socialista.

In questo caso, la narrazione della pandemia coincide solo in parte col movimento anti-lockdown di ispirazione yankee (però coincide, soprattutto nella fregola delle imprese grandi e piccole per riaprire tutto e subito). E’ l’eterna destra fascistoide, militarista e clericale dello Stato spagnolo, oggi rinata con forza dal rimescolamento politico della destra istituzionale, che ha deciso di cavalcare il malcontento della crisi. In modo maldestro e grossolano (fra i complotti, quello più accreditato è quello delle femministe che, attraverso le grandi manifestazioni dell’otto marzo, avrebbero infettato il paese) ma deciso e con l’appoggio preoccupante di settori concreti dell’apparato statale, ripete il ritornello delle libertà individuali ed aziendali calpestate dal governo e ne richiede la condanna ferma (anche in sede giudiziale) per le quasi ventimila vittime spagnole della pandemia. Quindi il virus esiste ed ha provocato i decessi: l’incoerenza è solo apparente. Si tratta di riempire anche qui uno spazio narrativo e politico, le contraddizioni della logica non importano poi molto. Conta chi arriva prima e chi, per primo, assicura il successo della “sua” formula narrativa. Oltre, evidentemente, ad accarezzare pratiche autoritarie reali e non immaginate.

Stare a guardare

E’ innegabile il tentativo di arraffare protagonismo politico, in questo momento così delicato, da parte dell’estrema destra mediante l’invenzione di una narrazione concreta sulla pandemia. Non è un fenomeno da sottovalutare: può creare un sentimento e un risentimento comune pericolosissimo, può cristallizzare una pseudo-critica al sistema per incanalare il malcontento popolare, può aprire le porte alle avventure politiche più disparate. Può, insomma, creare veri e propri mostri. Di cui non c’è certamente bisogno.

L’antidoto ci sarebbe, tra l’altro. Ma in questo momento nessuno pare in grado di usarlo. Basterebbe che le forze (politiche, sindacali, intellettuali) che hanno da dire qualcosa per opporsi a questa visione demenziale e super-autoritaria dei fascisti vecchi e nuovi, volessero farlo. Ma sembrano più occupate a fare altro: fondamentalmente a costruire e a puntellare scrupolosamente la narrazione “ufficiale”, quella istituzionale, l’unica che conta ed esiste, quella del potere. Che non emana affatto, in questo caso, dal Parlamento sovrano ma dalla Confindustria. Anche per questa narrazione la pandemia acquisisce dei contorni poco reali: da un giorno all’altro sono scomparsi i morti, scomparsi i reparti di terapia intensiva, scomparsi gli “eroi” della sanità (ridotti un’altra volta a lavoratori e lavoratrici a basso costo); riprendiamoci il caffè al bar, la pizza, il campionato di calcio… La crisi economica? “Io speriamo che me la cavo…”, per parafrasare un bellissimo libro napoletano di tanti anni fa. Ci sono i fondi europei, c’è la ripresa a “V”, soprattutto ci sono i soldi per i padroni. Degli altri, chi se ne frega -o quasi-. Questa è la narrazione ufficiale, quella benedetta dal governo, dai sindacati confederali, dagli scienziati e dagli intellettuali del regime. Certo, espressa con un vocabolario più forbito e/o tecnico. Ma la sostanza è la stessa.

E poi, è vero: se invece del generale Pappalardo con la sua giacchetta arancione e i ragazzoni di Casa Pound in piazza ci fossero stati i Centri sociali o i Cobas o gli immigranti, sarebbero volate le botte e gli arresti. Si sa, alla narrazione “ufficiale”, quella imbalsamata, la narrazione dell’estrema destra, altrettanto puzzolente, non fa poi così schifo. E così arriviamo alla geniale politica del governo e soci: stare a guardare.