IL CANCRO DELLA CORRUZIONE E I SUOI EFFETTI SULL’ ECONOMIA E LA SOCIETA’

di Leonardo Staita (Sinistra Anticaptialista Genova)

Come è noto, la corruzione è molto diffusa nell’ economia e nella società italiana (fonte: Transparency International/rapporto del 2019, che colloca l’Italia al 51 esimo posto). Si tratta di un fenomeno seriale e diffuso che comprende i reati di concussione, del traffico di influenza e del finanziamento illecito di partiti ed esponenti politici. Quasi quotidianamente, giornali e tv raccontano di casi di corruzione che coinvolgono i livelli più alti della politica, dell’economia e della finanza italiana. E non mancano casi anche nella Pubblica amministrazione, nella magistratura, tra le forze di polizia e militari, nel sindacato e negli ambienti ecclesiastici. E come si sa, dove c’è un alto tasso di corruzione c’è anche un alto tasso di criminalità organizzata. Il danno economico causato dalla corruzione è enorme: ogni anno, decine di miliardi di euro (dai 30 ai 60 mld, pari all’ 1,5% e 3% del Pil) vengono sottratti alle casse pubbliche; soldi che potrebbero servire per migliorare la qualità di servizi pubblici essenziali come scuola, sanità e trasporti, per le pensioni e i servizi di cura agli anziani, per la manutenzione di ponti e strade, per prevenire il dissesto idrogeologico, per dare una casa ai tanti cittadini che l’ hanno persa, e molto altro ancora…. E molto spesso, i primi a denunciare il rischio di corruzione, sono i militanti e gli attivisti anticapitalisti (di varie correnti politiche) presenti -in prima linea- in organizzazioni politiche o nei vari comitati che lottano -per es.- contro le Grandi opere inutili (NoTav, NoTerzoValico, NoPonte…) o contro le privatizzazioni e i tagli ai servizi pubblici, o contro le speculazioni immobiliari, ecc… nonostante denunce e processi a loro carico. I fatti concreti, a posteriori, molto spesso danno loro ragione e confermano la validità e l’importanza del loro impegno politico, militante ed anticapitalista. Tra i vari testi e analisi sul fenomeno corruttivo pubblicati finora, segnalo quelli di Piercamillo Davigo, magistrato e figura storica di Tangentopoli, che dal 2016 è presidente del csm dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) (1) nel suo recente libro “Il sistema della corruzione” (Laterza, 2019) ci fornisce un’ analisi complessiva, che considero utile riportare -nei suoi punti essenziali- come spunto per ulteriori considerazioni.

Da subito, Davigo, mette in chiaro che “le linee portanti dei fenomeni corruttivi e del rapporto fra corruzione e crimine organizzato sono rimaste sostanzialmente invariate negli ultimi quarant’ anni(…) Sono però cambiate le modalità concrete di manifestazione di questi fenomeni e le tecniche utilizzate.” “Negli anni Ottanta e Novanta vi era, per quanto riguardava la corruzione politica, un sistema accentrato, con versamenti occulti alle segreterie di diversi partiti politici, sostanzialmente forfettari rispetto agli appalti delle grandi opere pubbliche. Si trattava, quindi, di pochi soggetti che ricevevano somme ingenti. Accanto a questo sistema accentrato (o talora al suo interno) vi era un sistema decentrato di corruzione che coinvolgeva numerosi soggetti con tangenti di importo meno rilevante. Parallelamente alla corruzione politica vi era poi una vasta area di corruzione burocratica.”

Con Tangentopoli è stato colpito efficacemente solo il sistema accentrato, mentre quello decentrato e quello burocratico hanno resistito alle attività di contrasto investigativo e giudiziario. Inoltre, sono cambiate le modalità corruttive: alla consegna di denaro contante si è sostituita o affiancata (in molti casi) un’altra forma di retribuzione: quella attraverso incarichi, consulenze, donazioni a fondazioni collegate ad esponenti politici, ecc… ed è aumentato il ricorso a conti bancari offshore (paradisi societari, bancari e fiscali) che difficilmente si possono individuare in tempi rapidi. A ciò si aggiunge il fatto che i sistemi informatici e telematici di oggi consentono di spostare somme ingenti da un paese all’ altro in pochi secondi. In più, sono quasi assenti i controlli di prodotto, utili per verificare quali beni o servizi siano stati forniti alla Pubblica amministrazione, a quale prezzo, in quanto tempo e di che qualità. Eppure i dati sul costo delle opere pubbliche in Italia e i loro tempi di realizzazione, mediamente il doppio rispetto a quelli degli altri paesi, dovrebbero suscitare una certa attenzione. Come ricorda Davigo, le indagini di Tangentopoli (dal 1992 al 1995) (2) si conclusero con risultati positivi grazie -soprattutto- alla situazione generale di grave recessione economica presente allora in Italia, con la caduta del Pil e la riduzione della spesa della Pubblica amministrazione per acquisto di beni e servizi. In generale, nelle situazioni di crisi economica, la “torta degli affari si restringe” e ciò porta all’ inevitabile rottura del patto di solidarietà tra corrotti e corruttori.

Con la rottura del silenzio e le prime confessioni (3) anche molti imprenditori – messi di fronte all’ incalzare delle indagini e al rischio di subire danni d’ immagine- scelsero di presentarsi spontaneamente nelle Procure, confessare le tangenti, patteggiare, e così uscire dal processo Tangentopoli. Inoltre, nei momenti di crisi economica l’opinione pubblica è meno tollerante verso i pubblici poteri, e meno distratta e meno disposta a farsi raccontare menzogne (arrabbiata per la crescita della disoccupazione e del disagio sociale) e pretende una maggiore trasparenza ed efficienza della Pubblica amministrazione. In questi momenti, quindi, aumenta il livello di attenzione generale e di reattività dell’opinione pubblica verso la politica. Infine, una crisi economica produce un aumento delle dichiarazioni di insolvenza con il conseguente avvio di procedimenti penali per reati fallimentari: ciò porta di frequente alla scoperta di falsità contabili e -di conseguenza- all’ emersione di casi di corruzione. Tutto ciò è bene ricordarlo per la situazione attuale che stiamo vivendo, nel pieno di una crisi economico-sociale acuitasi per l’emergenza covid19 (ma i cui lontani effetti risalgono alla crisi economica del 2008 da cui non siamo mai completamente usciti), che sta facendo aumentare la disoccupazione e la povertà tra le masse popolari. Sul piano politico, Davigo ricorda che i soldi della corruzione spesso -ieri come oggivengono utilizzati per finanziare intere sezioni di partito o per comprare centinaia di tessere fasulle intestate ad ignari cittadini (generalmente pensionati), per fare aumentare il peso elettorale di uno o più politici locali o nazionali, o per far eleggere i propri fedelissimi in società o enti da cui proviene altro denaro di tangenti. “Tutto questo può accadere perché in Italia i partiti politici sono associazioni non riconosciute, non hanno cioè alcuna regola, nemmeno le regole minime che valgono per una società di persone, per una società a responsabilità limitata” (pag.15) Pertanto c’ è bisogno di una regolamentazione giuridica della vita dei partiti e di controlli efficaci sui loro bilanci, che il più delle volte sono inventati, nonostante ricevano fondi ingenti dallo Stato. E’ bene ricordare, infatti, che nonostante il famoso referendum del 1993 che cancellò il finanziamento pubblico ai partiti politici, quel referendum è stato poi aggirato con il sistema dei rimborsi pubblici per spese elettorali, che fino al 2016 hanno fruttato ai partiti più denaro di prima. Ad oggi è in vigore la legge Letta del 2014 (entrata in vigore nel 2018) che ha ridotto le percentuali di rimborso per spese elettorali ma ha ripristinato il finanziamento pubblico attraverso erogazioni da parte di Camera e Senato -in proporzione ai voti ottenuti- ai vari gruppi parlamentari per il loro funzionamento (dati al 2018: 30 mln di euro per la Camera e 22 mln per il Senato). Sul piano economico, Davigo cita vari esempi emersi con Tangentopoli. Riporta il caso degli appalti all’ Anas e di come funzionavano: esistevano circa 300 imprese che, tutte daccordo, si dividevano gli appalti tramite sorteggio e facendo cartello, dopodiche una faceva l’offerta per vincere e tutte le altre formulavano offerte per perdere. E se arrivava qualcuno estraneo agli accordi, cercavano con le buone o con le cattive di estrometterlo. Per esempio, accettando di lavorare in perdita per uno o due appalti in modo da strangolare economicamente il nuovo arrivato, oppure facendo offerte che quello non avrebbe potuto reggere, anche perché se c’ è corruzione quelle offerte si aggiustano in un secondo momento (con le varianti in corso d’ opera e la revisione dei prezzi), oppure attraverso controlli molto fiscali per il nuovo arrivato e di manica larga per gli altri. Ad oggi ci sono meno imprese (circa 200) ma la spartizione è sempre la stessa, nonostante vi sia in Italia un sistema degli appalti -sulla carta- molto rigoroso: con gare di appalto disciplinate nel dettaglio, scheda segreta, controlli sulla regolarità delle varie procedure, ecc… (pag.43-44). Da qualche anno, inoltre, con la scusa delle emergenze come terremoti, ponti crollati come l’ex-Morandi, Grandi Eventi (Mondiali di nuoto, viaggi pastorali del papa, Expo…) fino all’ attuale emergenza Covid19, si deroga costantemente alla legge sugli appalti. Con inevitabili sprechi e ruberie ai danni delle casse pubbliche.

In campo finanziario, Davigo ricorda come pur esistendo la Consob e pur essendoci regole -sulla carta- rigorose sulla trasparenza e sulle certificazioni di bilancio, ogni sette-otto mesi (!!) si trova un grandissimo gruppo finanziario di cui si scopre un buco gigantesco. E se non si può contare sull’ affidabilità dei bilanci e sui controllori significa che i vari operatori del settore possono agire -spregiudicatamente- come giocatori d’ azzardo, coi soldi altrui. Con inevitabili danni per i piccoli risparmiatori. Pertanto, si può ben dire che dopo 25 anni dalla fine di Tangentopoli, le cose -sostanzialmente- non sono cambiate perché la principale attività della politica italiana -dal 1994 in poi- non è stata quella di rendere più difficile il commettere delitti di corruzione, ma quella di rendere più difficili le indagini, le condanne e i processi per quei delitti. Favorendo, così, il processo di restaurazione del malaffare e della cattiva politica. E ciò è stato fatto da entrambi gli schieramenti politici, centrodestra e centrosinistra (ad es. limitando le intercettazioni e l’uso della custodia cautelare, e introducendo la prescrizione che decorre dal primo reato accertato, e varando centinaia di provvedimenti disciplinari contro i magistrati considerati “fastidiosi”).

Da cinque mesi è entrata in vigore la cd legge Spazzacorrotti (legge n3/2019, in vigore dal primo gennaio 2020) ma non illudiamoci che possa produrre cambiamenti significativi poiché prevede basse pene pecuniarie (fino ad un max di 3mila euro) e detentive (da 1 a 3 anni max di reclusione, che spesso non si assegnano proprio perché viene accettata la richiesta di sospensione condizionale o di affidamento in prova ai servizi sociali). E come ha dimostrato l’inchiesta di Report del 18 Maggio scorso, è una legge facilmente aggirabile sul tema fondazioni legate ad esponenti politici: è, infatti, sufficiente che gli esponenti politici si dimettano dai consigli di amministrazione delle fondazioni per non arrivare alla quota (1/3) necessaria per avere l’obbligo di presentare i bilanci e i nomi dei loro finanziatori. E anche quando lo fanno, non sono obbligati a dettagliare le varie voci di spesa. (4) Inoltre, è cosa nota la eccessiva lunghezza dei processi e la scarsità di risorse che affliggono il sistema giudiziario italiano. Scrive Davigo (pag.81) che la Procura di Milano aveva un organico di 50 magistrati per una media di 20 mila processi l’anno (circa 400 processi a testa,) che a fatica e non sempre si riuscivano a fare. E in altre Procure va molto peggio, specie in quelle del Meridione. Il ruolo dei media è indispensabile per raccontare i fatti nella loro interezza. Oggi, molto spesso, i fatti vengono nascosti, filtrati e manipolati da un sistema mediatico controllato in maniera ferrea. Frequentissimi sono gli attacchi ai singoli magistrati, a interi uffici giudiziari e alla magistratura nel suo complesso. Le campagne contro le presunte “manette facili” hanno sortito l’effetto che oggi si arresta molto meno, dunque molte indagini vengono irrimediabilmente inquinate e non si sviluppano. E ancora, la legge “ex Cirielli”, oltre a ridurre i termini di prescrizione e a mandare in fumo decine di migliaia di processi in più, ha sortito un effetto spesso ignorato: prima, se un corrotto prendeva tangenti per dieci anni, tutte le corruzioni rientravano di solito in un unico disegno criminoso e l’istituto della continuazione gli riduceva la pena, ma la prescrizione decorreva dall’ ultima tangente intascata. Con l’ex Cirielli, invece, ogni reato in continuazione si prescrive autonomamente. (pag.95)

Che fare? Davigo conclude il suo libro proponendo i seguenti provvedimenti tecnico-giudiziari: 1) agevolare l’ acquisizione delle notizie e delle prove di reato, creando uffici di polizia a ciò dedicati; 2) incentivi, sconti di pena e protezione per chi collabora; 3) pene più severe per i reati di turbativa d’ asta da applicare anche alle procedure di tipo privatistico; 4) l’ introduzione di una fattispecie di corruzione tra privati; 5) modifica della prescrizione, che decorra solo dall’ ultimo reato; 6) l’ introduzione della presunzione semplice in materia cautelare, in ragione delle caratteristiche seriali dei reati di corruzione; 7) una diversa disciplina dell’ uso delle intercettazioni che ne renda più rapido l’ utilizzo; 8) la possibilità di rivedere sentenze giudiziarie di assoluzione e la possibilità di annullare atti amministrativi quando si accerti che sono stati frutto di corruzione; 9) la possibilità di attuare operazioni sotto copertura per l’ acquisizione di notizie di reato e per conseguire prove solide. E’ evidente che serva un cambio di rotta decisivo e significativo, sul piano giudiziario e credo che le indicazioni finali di Davigo siano suggerimenti di buon senso, che meritano seria attenzione. Ma da soli non bastano e -contrariamente a Davigo che si dice a favore del libero mercato e per una maggiore concorrenza (pag.56)- penso che lo Stato debba riprendersi il controllo di interi settori economici strategici (es. scuola, sanità, trasporti, infrastrutture, energia,…) eliminando completamente il privato da questi settori (senza indennizzo per i grandi azionisti), e gestirli fuori da logiche di Borsa e profitto, e attraverso una partecipazione democratica di rappresentanti dei lavoratori, dei cittadini-utenti, e dei ministeri interessati. E finanziati con una patrimoniale sulle grandi ricchezze e una massiccia lotta all’ evasione fiscale (che ogni anno ammonta a circa 120 mld di euro). Finora le varie leggi prodotte si sono dimostrate inefficaci a debellare il fenomeno corruttivo, vero e proprio cancro sull’ economia e la società italiana. Ed è chiaro che non saranno i partiti e i politici attualmente presenti in Parlamento ad attuare quel cambio di rotta necessario ma, al contrario, continueranno a fare di tutto per difendere un sistema corruttivo di cui hanno necessità per arricchirsi. Altrimenti l’avrebbero già fatto da tempo e non avrebbero contribuito a peggiorare la situazione, dopo e nonostante Tangentopoli. Un vero cambiamento di rotta potrà avvenire solamente se le masse popolari decideranno di entrare sulla scena politica e far sentire la loro voce e il peso della loro forza organizzata.

Credo che la crisi economica che stiamo vivendo e che potrà solo acuirsi ulteriormente -nel breve e medio termine- possa contribuire a far nascere, fra le masse popolari, un forte atteggiamento di rabbia e di combattività, indispensabili per lottare fino in fondo e provare a cambiare radicalmente la situazione. Oltre a ciò, le masse avranno bisogno di trovare la giusta direzione politica, che le guidi con determinazione nella lotta contro questo sistema politico incentrato sul malaffare e la corruzione. E questo è un compito che solo gli anticapitalisti possono assolvere fino in fondo e con coerenza. Questa crisi sarà anche un banco di prova per tutti loro, una sfida oggettiva che dovranno affrontare senza settarismi ma collaborando e coordinandosi insieme; solo così sapranno assolvere al loro compito, con risultati positivi e significativi, nell’ interesse collettivo.


Note: (1) Da anni il Csm è alle prese con uno scontro interno tra le varie correnti che lo compongono: Area, Unicost, Magistratura Indipendente, Magistratura Democratica, Autonomia e Indipendenza (di cui fa parte Davigo). In questi giorni – in relazione alla vicenda delle indagini su Luca Palamara, il pm romano sospeso e indagato a Perugia per corruzione – ci sono stati nuovi scontri interni, che hanno portato alle dimissioni dal Csm dei presidenti di Area (L. Poniz) e di Unicost (G. Caputo). Vedremo gli sviluppi di questa crisi, conseguenza del sistema delle nomine a pacchetto – in base all’ appartenenza alle correnti e alle influenze politiche- e non al merito delle competenze dei magistrati.

(2) Le inchieste di Tangentopoli portarono alla fine di cinque partiti storici della politica italiana: Democrazia Cristiana (DC), Partito Socialista Italiano (PSI), Partito Socialdemocratico Italiano (PsdI), Partito Repubblicano Italiani (PRI) e Partito Liberale Italiano (PLI). Va ricordato che la fine della Guerra Fredda e il cd. “crollo delle ideologie” contribuirono -in parte- a decretare la fine di questi partiti.

(3) La crisi economica del 1992 (svalutazione della lira del 30% e sua uscita dal Sistema monetario europeo) fu superata dal governo Amato facendo ricorso ad una manovra finanziaria pesantissima per i lavoratori e le masse popolari: 98mila miliardi di lire complessivi tra tagli al welfare, aumento dell’età pensionabile, aumento delle tasse, blocco di stipendi ed assunzioni nel pubblico impiego; in più venne abolita la scala mobile e avviate le prime privatizzazioni. Il tutto a pochi mesi dalla firma del Trattato di Maastricht (7-02-92), che avevano introdotto quei parametri liberisti -controllo dell’inflazione, riduzione di debito e deficit, libertà di movimento dei capitali- ancora praticati oggi con le conseguenze negative che conosciamo. L’ abolizione della scala mobile (il meccanismo che garantiva un automatico agganciamento dei salari all’ inflazione) fu varato con un accordo tra governo e sindacati firmato il 31 Luglio 1992; per la Cgil firmò l’allora segretario generale Bruno Trentin, che subito dopo si dimise dalla guida della Cgil. Per effetto di quella manovra, già l’anno seguente (1993) si registrò un calo del Pil dell’1,2% e un calo dei consumi interni del 2,5%, che richiesero una nuova manovra sui redditi varata dal nuovo governo presieduto da Carlo Azeglio Ciampi (l’ex capo della Banca d’Italia). In pratica, dal 1992 al 2018 circa 12 punti di Pil sono passati dai salari a rendite e profitti (dati Ocse, 2019).

(4) Come ha spiegato REPORT (puntata del 18-05-20): attualmente- esistono 153 fondazioni collegate ad esponenti politici italiani, parlamentari ed ex. Di queste, solo 7-8 sono parzialmente regola con la legge Spazzacorrotti: cioè pubblicano i loro bilanci ma senza specificare le varie voci di spesa nel dettaglio, e pubblicano i nomi dei loro donatori.