Della dignità dei braccianti e dell’indegnità di manager e politicanti

di Fabrizio Burattini

Oggi, nello scrivere il nostro commento (quasi) quotidiano abbiamo avuto, ancora di più delle giornate precedenti, un grande imbarazzo nello scegliere. Allora, abbiamo deciso di scegliere una formula diversa da quella dei giorni scorsi e di adottare (almeno per oggi, poi vedremo per il futuro) una soluzione diversa, segnalando (anche qui bisognerà fare una scelta) alcuni dei temi del giorno, allegando anche dei link per chi volesse poi approfondire di più le diverse questioni.

All’indomani dello sciopero dei braccianti, non possiamo che partire da un breve resoconto di quello che è stato il primo grande appuntamento di lotta della nostra “fase 2”. Ieri mattina, a Torretta Antonacci, nei pressi di Foggia, alcune centinaia di braccianti soprattutto africani, guidati da Aboubakar Soumahoro (USB Braccianti), hanno inscenato un’emozionante protesta contro la regolarizzazione “a tempo” voluta dal governo e per il riconoscimento di pieni diritti e dignità. Gli striscioni e i cartelli dicevano: “Perché non marciscano i diritti”, “Dignità e diritti non hanno scadenza”. Il corteo si è concluso di fronte alla Prefettura di Foggia, dove è stata ricevuta una delegazione. Contemporaneamente, in una ventina di altre città (tra le quali Torino, Brescia, Cremona, Piacenza, Rimini, Livorno, Roma, Caserta, Reggio Calabria) si sono svolti dei presidi durante i quali sono state lasciate di fronte alle prefetture cassette di ortaggi come simbolo del lavoro invisibile. Questo il discorso conclusivo di Aboubakar.

Guarda anche la videocronaca di SkyTG24.

Ma, cambiamo discorso. E umore.

Visti i braccianti del foggiano, per una neanche tanto misteriosa associazione di idee, ci sembra giusto segnalare quanto dichiarato solo un paio di giorni fa da John Elkann, il presidente di FCA: “la distribuzione agli azionisti dei 5 miliardi e mezzo di euro è scritta sulla pietra” cercando così di rispondere alle perplessità avanzate da alcuni commentatori e da alcuni politici di fronte alla richiesta di un prestito garantito dallo stato di 6,3 miliardi, dunque una montagna di soldi del fisco che finirebbero quasi totalmente e direttamente nelle tasche degli azionisti di quella che un tempo si chiamava Fiat e, in parte, anche nelle tasche degli azionisti della Peugeot, con la quale la FCA ha stipulato il noto accordo di fusione-incorporazione. Entrate che, per gli azionisti con residenza fiscale in Italia, sarebbero tassate con una cedola secca (cioè senza alcuna progressività) del 26%, cioè meno di chi percepisce un salario di 1.500 euro netti mensili, che paga il 27% di Irpef. Elkann, da parte sua, avendo la residenza fiscale della sua holding Exor in Olanda, pagherà solo il 25% (l’aliquota in vigore nei Paesi Bassi) sui 770 milioni di dividendi che gli spettaranno personalmente. Leggi su Valori.it.

Cambiamo nettamente discorso. Ora parliamo di “politica” e di “cultura”. Sì, è un tema che ci scatta in mente pensando alla recente nomina da parte del presidente della regione Sicilia Nello Musumeci di Alberto Samonà come assessore ai “Beni culturali e all’Identità siciliana”. Costui, dopo aver iniziato la propria carriera politica nel Fronte della gioventù missina e nell’associazione “bruno-ambientalista” Fare verde, dopo aver fondato il circolo “culturale” palermitano intitolato a teorico della “mistica” fascista Julius Evola, ha pensato bene di tentare di candidarsi per il Movimento 5 stelle e poi, con maggiore successo, con la Lega. Dunque, l’identità siciliana messa nelle mani di un “ex” fascista, “ex” massone, oggi rappresentante del partito che ha fondato le sue fortune politiche sulla mortificazione dei meridionali, descritti come fannulloni, come profittatori dell’assistenzialismo pagato con i soldi del Nord, come fannulloni, come degni della lava dell’Etna.

Per chi volesse approfondire il curriculum honorum di questo illustre personaggio, l’omaggio a Stefano delle Chiaie, l’amore per la canzone “Giovinezza“, la proposta di intitolare una via in ogni comune d’Italia al repubblichino Almirante… questo è il suo “divertente” profilo.

Ogni tanto ci tocca anche attivare il divertissement nell’accezione che gli dette il pensatore francese Blaise Pascal.