Il progetto dei padroni: sbaragliare salari e diritti

di Fabrizio Burattini

Con la sua intervista di lunedì 4 e con la piattaforma della Confindustria presentata ieri durante la videoconferenza con i ministri, Bonomi ha lanciato una nuova duplice sfida, da un lato al mondo politico e, dall’altro, alle lavoratrici e ai lavoratori.

Utilizzando le conseguenze della crisi economica e sociale innescata dalla pandemia, la principale organizzazione padronale del nostro paese ha la più che palese intenzione di imprimere una decisa accelerazione a quella lotta di classe che non ha mai smesso di combattere contro il mondo del lavoro.

Bonomi e i suoi sanno bene che la crisi, con il suo strascico di povertà, di disoccupazione, di crollo delle presunte certezze, offre un formidabile scatto in più al ricatto che da sempre i padroni esercitano sui settori più deboli e frammentati del fronte del lavoro. E possono constatare che le principali organizzazioni sindacali del mondo del lavoro dipendente, grazie alle scelte operate dai loro gruppi dirigenti, sono largamente incapaci di organizzare una resistenza efficace, tanto meno una controffensiva, contro un mondo padronale che semmai dovrebbe pagare le sue colpe per aver contribuito al diffondersi dell’epidemia con i suoi costi umani, sociali ed economici. Anzi, i padroni possono agevolmente verificare che i sindacati confederali, con la loro fumosa e stantia rivendicazione di un “patto sociale”, sono più che pronti a invischiarsi attorno a “tavoli di confronto” nei quali prendere in esame le pretese delle imprese, che, secondo l’assunto unanimemente condiviso dai media, “sono quelle che danno lavoro”.

Il progetto di Bonomi è al contrario molto chiaro:

  • la ripresa della produzione dopo il culmine dell’epidemia offre una straordinaria occasione di deregolamentare al massimo l’utilizzo della forza lavoro e di arrivare così all’obiettivo da sempre sognato dal padronato, l’abolizione dei contratti nazionali, con quel poco di tutele che ancora garantiscono alle lavoratrici e ai lavoratori, quelle tutele che i padroni considerano intollerabili rigidità;
  • soldi a pioggia, ma non sotto forma di briciole distribuite attraverso sussidi e ammortizzatori sociali alle classi subalterne impoverite dalla crisi, ma piuttosto nella forma di lauti finanziamenti a fondo perduto alle aziende, senza condizionamenti e senza controlli preventivi da parte di chicchessia;
  • sospensione delle tasse sulle imprese, almeno per tutto l’anno e drastica riduzione strutturale dell’IRAP (che, sia detto per inciso, è una tassa che finanzia la sanità pubblica);
  • abbattimento di tutte quelle norme che intralciano il normale dispiegamento dell’attività imprenditoriale, che i padroni propagandano come “lotta alla burocrazia” ma che invece significa: nessun controllo sull’impatto ambientale delle aziende, uso illimitato del subappalto, abolizione del codice degli appalti, sblocco dei cantieri grandi e piccoli per ogni opera possibile di devastazione territoriale, ripristino della più libera utilizzazione dei contratti a termine senza causale;
  • deroga o, magari, revisione definitiva dell’art. 2087 del codice civile che attribuisce alle aziende la responsabilità per gli infortuni avvenuti o per le malattie contratte nell’ambito del luogo di lavoro, particolarmente preziosa in previsione del grande numero di lavoratori che potrebbero intentare causa all’azienda per contagi, in parte con esiti mortali, contratti durante l’orario di lavoro.

Più chiari di così… Quale patto sociale si pensa che possa essere possibile con chi ti dichiara apertamente guerra?

Nel frattempo, il governo sta approntando il decreto (o i decreti) da varare nelle prossime ore, nonostante la chiassosa litigiosità della sua maggioranza. Per le aziende più piccole ci saranno:

  • rimborsi “a fondo perduto” per compensare le perdite (affidandosi alla credibilità delle loro autocertificazioni),
  • circa 2 miliardi e mezzo per pagare le bollette energetiche e gli affitti delle aziende (e le bollette, i canoni e i mutui dei cittadini?),
  • aiuti finanziari di Invitalia e della Cassa Depositi e prestiti,
  • disponibilità al rinvio delle scadenze fiscali,
  • mezzo miliardo per le startup,
  • oltre al rimborso totale delle spese per interventi di efficientamento energetico e di adeguamento sismico. E questa copertura totale sarà perfino premiata con un superbonus del 10%: cioè più soldi dello stato spendi per i tuoi impianti più lo stato ti farà un regalo maggiore.

Naturalmente, per non tradire il suo stile, la Confindustria ha espresso tutta la sua insoddisfazione, consapevole che in tal modo otterrà comunque di più di quanto già promesso.

Tutto il contrario dell’atteggiamento mostrato, dopo l’incontro con Conte, dai dirigenti dei sindacati confederali, che hanno espresso il loro giudizio positivo sulle poche briciole prospettate per i settori sociali che questi dovrebbero rappresentare. Un giudizio positivo che è un segnale, come per dire: “quel che ci proponete ce lo faremo bastare, se trovate altri soldi usateli pure per altri…”.

Chi potranno essere questi “altri” lo sappiamo già.

Intanto nel paese, dopo lo sblocco del lockdown, la “normalità” capitalistica delle morti sul lavoro è ripresa imperterrita, se mai si era fermata: 5 morti il 5 maggio e 4 il 6 maggio…