Covid19: non siamo tutte/i sulla stessa barca

di Fabrizio Burattini

Nella giornata di ieri, alcuni compagni francesi, impegnati anch’essi nella controinformazione sul coronavirus, mi hanno chiesto di inviargli un appunto su quanto di positivo fosse stato fatto dalle istituzioni nazionali e locali nella gestione dell’emergenza.

Avevano letto i miei notiziari quasi quotidiani e vi avevano trovato solo denunce di misure sbagliate, o almeno tardive e troppo parziali. Mi hanno chiesto: “Ma è possibile che non ci sia da segnalare nulla di positivo?”

Ad esempio, mi hanno detto, una misura tipo quella adottata dal governo portoghese che ha regolarizzato, in automatico, tutte le richieste di asilo almeno fino al 1° luglio, per garantire anche a tutti i migranti presenti nel paese l’assistenza sanitaria durante la pandemia. Cosa che peraltro garantisce meglio la salute dei richiedenti asilo in attesa di regolarizzazione, ma, indirettamente è utile anche al contenimento più generale dell’epidemia…

Allora mi sono messo a spulciare daccapo tutti i provvedimenti del nostro governo anche usando il quadro riassuntivo messo a punto dal centro studi parlamentari di Nomos.

6 decreti legge, di cui solo uno, per il momento convertito in legge, 11 DPCM, 45 decreti dei vari ministri, e un numero imprecisato di circolari ministeriali, oltre 350 tra ordinanze e circolari esplicative dei governi regionali. Una giungla normativa nella quale sembra impossibile orientarsi, con amministrazioni locali in conflitto tra loro e con il governo nazionale.

Ebbene, nonostante la mia ricerca sia stata, nei limiti dell’umano possibile, accurata, non ho trovato nulla che abbia il merito di essere segnalata ai miei amici francesi.

Forse la sospensione dei licenziamenti individuali e collettivi per motivi oggettivi dal 17 marzo al 16 maggio, cosa che comunque non tutela il posto alla miriade di lavoratrici e lavoratori con contratti atipici o falsamente autonomi.

Certamente, sul piano dell’accoglienza dei migranti, niente di paragonabile alle decisioni portoghesi. Anzi, il governo italiano ha comunicato che, vista l’emergenza epidemica, i migranti eventualmente salvati dalle navi militari della nuova missione UE, denominata Irini (dalla parola “pace” in greco), che sostituisce la precedente missione Sophia, non vengano portati nei porti italiani ma in quelli greci.

Peraltro, in queste settimane di emergenza sanitaria, i migranti che sono riusciti ad approdare con vari mezzi sulle coste italiane sono stati poche decine, anche perché oramai nessuna ONG può più mantenere le proprie navi nel mare di Sicilia. Mentre le milizie libiche continuano a spadroneggiare nei lager, vessando e sfruttando migliaia e migliaia di disperati.

Siamo tutti sulla stessa barca in questa pandemia? La violenza dell’emergenza è direttamente proporzionale alla fragilità delle persone. Ma anche se fossimo veramente sulla stessa barca, tutte e tutti avremmo bisogno di protezione, in quanto esseri umani.