Meta Salute o Metà Salute?

di Fabrizio Burattini

Anche oggi vogliamo parlare del Sistema sanitario nazionale, ma affrontando il discorso da un punto di vista molto diverso.
Proprio in questi giorni è stato recapitato a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori metalmeccanici un messaggio che li informava che il Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa “Metasalute” offre loro un “piano sanitario dedicato alla copertura delle sindromi influenzali di natura pandemica Covid-19”, che consente di accedere all’erogazione di un’indennità giornaliera di € 30,00 (per un massimo di 30 giorni) a chi è costretto a ricoverarsi per l’epidemia in corso, ed a un’unatantum di 1.000 euro per chi viene dimesso da un reparto di terapia intensiva (ridotti a 500 euro se è reparto di terapia subintensiva). I mille euro spettano anche se la dimissione dal reparto avviene per morte dell’interessato (“contributo per le spese funerarie”).
Vista la solerzia dei dirigenti di questo fondo integrativo nel contribuire a coprire le spese dei loro aderenti che abbiano contratto il virus, vale la pena di ricordare alcuni fatti.
Il fondo in questione è stato costituito nel 2011 in seguito al contratto separato firmato due anni prima da Federmeccanica, Fim-Cisl e Uilm. Esso fu uno dei numerosi punti di contrasto tra i sindacati metalmeccanici confederali che condussero la Fiom, allora guidata da Gianni Rinaldini, a non aderire a quel contratto e, tantomeno, a quel fondo.
Maurizio Landini, divenuto segretario generale Fiom nel 2010, ebbe ad ironizzare, a proposito del Fondo: “Altro che Metasalute, qui si rischia solo di avere metà salute”. Salvo, poi, nel 2016 sottoscrivere il nuovo contratto con Fim e Uilm e aderire pienamente al Fondo, tanto che oggi la funzionaria della Fiom nazionale Michela Spera ne è la vicepresidente del Consiglio d’amministrazione.
Da due anni a questa parte, l’adesione al fondo, precedentemente volontaria, è divenuta obbligatoria per un milione e 200.000 metalmeccanici.
Che cosa è il Fondo Metasalute?
Metasalute, che è strettamente legata al gruppo Unipol, raccoglie annualmente 192 euro per ogni aderente, cioè la bellezza di 230 milioni di euro, 230 milioni di euro nei fatti sottratti al servizio sanitario pubblico e universalistico.
Si dirà: ma dei 192 euro 156 sono versati dall’azienda. Certo, ma quei 156 euro, al momento della sottoscrizione dell’accordo, sono stati defalcati dalla somma a disposizione per gli aumenti contrattuali, e, dunque è stata nei fatti anch’essa pagata dai lavoratori.
Si dirà ancora: ma quei 156 euro, essendo esenti da contributi e da tasse, fanno risparmiare i lavoratori. Sì, fanno risparmiare al pari di tutte quelle altre polizze sulla salute che si possono stipulare con gli altri compari di Unipol del mondo assicurativo, e, dunque, attraverso decontribuzione e detassazione, sono doppiamente sottratti al servizio pubblico.
L’impostazione di questo fondo è integralmente copiata da quella delle assicurazioni sanitarie che sono alla base del sistema sanitario americano, completamente basato su una concezione opposta a quella della salute come diritto universale. La filosofia è questa: sei metalmeccanico? La tua salute è gestita secondo le regole di Metasalute. Perdi il lavoro? Non hai più la copertura. Te la vedi per conto tuo…
In questo caso, poi, quel messaggio che è arrivato a lavoratrici e lavoratori in questi giorni di pandemia sembra fare gioco a quei padroni d’azienda che si affannano a convincere i loro dipendenti ad andare a lavorare nonostante il pericolo di infettarsi: “guardate che siete anche assicurati. Se vi ammalate potete perfino incassare 1.900 euro extra… Non a caso, i familiari del dipendente, che abitualmente godono di tutte le coperture previste, in questo caso sono esclusi. Come dire: si ammala il tuo vecchio genitore? Ci dispiace, in questo caso Metasalute non tira fuori un quattrino.
Perciò, quando sentiamo Landini in televisione, anche in questi giorni, arringare i telespettatori in difesa della sanità pubblica, ricordiamoci anche di questo.