Contro l’arroganza criminale di Confindustria, sciopero generale!

di Fabrizio Burattini

Avevamo il sospetto che il DPCM emanato dal presidente Conte nella serata di domenica 22 risentisse delle pressioni della Confindustria, ed effettivamente è così. Leggendolo scopriamo che lo stop alle attività è rinviato a mercoledì e non solo per le merci deperibili. E, soprattutto, l’elenco delle attività esentate dal blocco è lunghissimo e coinvolge una lunghissima serie di produzione assolutamente non essenziali in un momento di stretta come quello attuale. E non solo, ma le aziende possono chiedere di essere esentate dallo stop con una semplice comunicazione alla prefettura.

Sostanzialmente, come anticipavamo ieri, seppure solo sulla scorta di dichiarazioni ancora generiche, Palazzo Chigi, nello stendere il decreto, ha tenuto in massima considerazione le raccomandazioni della Confindustria. Ma a Boccia, il presidente degli industriali italiani, anche questo non basta. Secondo lui si rischia di bloccare ancora produzioni essenziali: “abbiamo aziende del settore auto che però producono valvole per i respiratori. Ci sono aziende che si stanno riconvertendo per produrre mascherine”.

E soprattutto: “il PIL italiano (leggi: il fatturato delle imprese) perderà “100 miliardi ogni trenta giorni”. E poi rassicura: “L`economia non deve prevalere sulla salute” ma puntualizza “dobbiamo evitare che tantissime aziende per crisi di liquidità non riaprano”.

Le aziende quelle relativamente poche che chiuderanno tra due giorni, in realtà, non perderanno niente. Saranno i loro dipendenti a vedersi decurtato il salario dalla cassa integrazione. Semplicemente non guadagneranno quelle decine di miliardi al mese (dei 100 che calcola Boccia) che sarebbero confluiti nelle tasche degli azionisti.

Già oggi si sono prodotti numerosi scioperi, per rivendicare misure più radicali e meno subalterne ai voleri padronali. E mercoledì, giorno per il quale già da qualche giorno l’Unione sindacale di base aveva proclamato sciopero generale, diventerà una scadenza di protesta molto larga: al momento in cui scriviamo i metalmeccanici e i chimici tessili lombardi Cgil-Cisl-Uil hanno chiamato allo sciopero. Anche quelli del Lazio si sono aggiunti. Per domani il ministro dello sviluppo economico Patuanelli ha convocato i leader nazionali confederali per scongiurare che l’astensione dal lavoro si generalizzi.