PANDEMIA – OTTO TESI SUL COVID-19

Pubblichiamo, nella traduzione di Francesco Munafò, un articolo molto interessante di Daniel Tanuro sulla questione Covid19 e i temi che questa pandemia ha fatto emergere a livello globale.

L’articolo è stato pubblicato sul sito http://www.redongreen.it/ – pagine ecosocialiste, blog di ricerca, riflessione e informazione ecosocialista animato anche da compagne e compagni di Sinistra Anticapitalista ma che, come suo obiettivo principale, si propone di mettere a disposizione di un pubblico più largo possibile (attiviste e attivisti, militanti di organizzazioni politiche e di movimenti sindacali e sociali), senza distinzione di appartenenza e affiliazione, materiale di riflessione per l’elaborazione strategica e la ricerca teorica collettiva, per la costruzione di una tendenza ecosocialista in seno al movimento ecologista attuale

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Buona Lettura


 

di Daniel Tanuro – Gauche Anticapitaliste

L’emergenza sanitaria mondiale di questi mesi sta portando a maturazione alcune delle contraddizioni in cui l’attuale società si dibatte da tempo. Contraddizioni tra gli interessi della collettività e interessi privati, tra la tendenza all’accumulazione infinita del capitale e la limitatezza della natura, tra un’azione pianificata mondiale e l’esistenza di Stati-nazione…

Pubblichiamo otto tesi sul Covid-19 avanzate da Daniel Tanuro per provare a orientarci nel mondo presente e per trasformarlo.

   1. Il fatto che il rallentamento economico ha preceduto il Covid-19 non deve condurre a negare né l’impatto economico dell’epidemia (interruzione della produzione, rottura delle catene d’approvvigionamento, impatti settoriali sul trasporto aereo e sul turismo, etc.) né la serietà della minaccia che essa costituisce in sé. Fenomeno perturbativo a dinamica esponenziale, l’epidemia è un amplificatore particolare della crisi economica e sociale. Essa, inoltre, rivela la fragilità del sistema capitalista e dei pericoli che esso fa gravare sulle classi popolari, specialmente a causa del suo produttivismo congenito basato sui combustibili fossili, causa fondamentale della crisi ecologica e climatica.

   2. Il soffocamento dell’epidemia avrebbe necessitato delle severe misure di controllo sanitario dei viaggiatori provenienti dalle regioni contaminate, di identificazione e di isolamento delle persone infette, di limitazione dei trasporti e di rinforzo dei servizi sanitari. Invischiati nelle politiche neoliberali con cui tentavano di bloccare il rallentamento economico, i governi capitalisti hanno tardato a prenderle, e poi lo hanno fatto in maniera insufficiente, e ciò li ha costretti, in seguito, a prenderne di più severe, senza fermare peraltro la loro corsa per arrestare la diffusione del virus. La gestione “zero stock” [gestione mirata a una minimizzazione delle giacenze, ndt], l’austerità nel finanziamento della salute e della ricerca, e la precarietà del lavoro devono essere messe sotto accusa in occasione della crisi.

   3. Gli scienziati hanno lanciato l’allarme durante l’epidemia del coronavirus SARS nel 2002. In Europa e negli USA furono proposti dei programmi di ricerca di base, i quali avrebbero permesso di conoscere meglio questa categoria di virus e di prevenirne la ricomparsa in forme nuove. I governi hanno rifiutato di finanziarli. Una politica assurda, ma fatta su misura per non sottrarre il dominio sulla ricerca in questi ambiti all’industria farmaceutica, il cui obiettivo non è la salute pubblica ma il profitto ricavabile dalla vendita di farmaci sul mercato dei malati che si possono permettere l’acquisto di medicinali costosi.

   4. Come tutti i fenomeni perturbativi, l’epidemia suscita in un primo momento delle reazioni di diniego. Queste possono poi evolvere in panico, e il panico può essere strumentalizzato dai complottisti e da altri demagoghi per spianare la strada alle strategie autoritarie di controllo tecnologico delle popolazioni e della limitazione dei diritti democratici, come in Cina e in Russia. In più, c’è il serio rischio che il Covid-19 possa essere utilizzato dai fascisti come pretesto per giustificare e intensificare le politiche razziste di respingimento dei/delle migranti.

   5. La sinistra non può assolutamente accontentarsi di ridurre il fenomeno esogeno della crisi sanitaria alla crisi economica capitalista a carattere endogeno. Essa deve tenere conto della crisi sanitaria in sé e sviluppare delle proposte per contrastarla in un’ottica sociale, democratica, antirazzista, femminista e internazionalista. Contro l’individualismo, essa deve inoltre adottare e diffondere nei movimenti sociali dei comportamenti collettivi responsabili per evitare la diffusione del virus. A differenza, ad esempio, delle limitazioni sull’uso delle automobili prese da alcuni governi in risposta allo choc petrolifero, in questo caso nessuno può sottrarsi alla propria responsabilità in relazione alla salute: la propria, quella del prossimo e quella pubblica, senza dimenticare la responsabilità nei confronti del Sud del mondo. O i movimenti sociali prendono le redini della questione, democraticamente e a partire dalle realtà sociali vissute dalle classi subalterne, o le classi dominanti imporranno le loro soluzioni liberticide.

   6. Il maggior pericolo dell’epidemia è il possibile superamento della soglia di saturazione dei sistemi ospedalieri. Ciò comporterebbe inevitabilmente un aggravamento del tributo pagato dai più poveri e dai più deboli, in particolare tra le persone anziane, così come il riassorbimento dei lavori di cura nella sfera domestica, che ricade in generale sulle spalle delle donne. La soglia dipende evidentemente dai paesi, dai sistemi sanitari e dalle politiche di austerità e precarietà che a essi sono state imposte. La soglia di saturazione sarà raggiunta tanto più velocemente quanto più i governi correranno dietro all’epidemia invece di prevenirla. L’epidemia richiede dunque una rottura netta con le politiche di austerità, la ridistribuzione delle ricchezze, il rifinanziamento e la ripubblicizzazione del settore della sanità, la soppressione dei brevetti in ambito medico, l’equità tra Nord e Sud e la priorità ai bisogni sociali. Quest’ultima implica in maniera particolare: il divieto di licenziare le persone infette, il mantenimento del salario in caso di disoccupazione parziale, la fine del controllo, della messa a verifica dell’“attivabilità” e delle sanzioni nei confronti dei beneficiari di assistenza sociale, ecc. È principalmente su queste questioni che occorre intervenire per contrastare le risposte irrazionali e il loro potenziale slittamento verso posizioni razziste e autoritarie.

   7. Ci sono numerosi aspetti in comune tra la crisi legata al Covid-19 e la crisi climatica. In entrambi i casi, la logica di accumulazione per il profitto rende il sistema capitalista incapace di contrastare un pericolo di cui è, tuttavia, a conoscenza. In entrambi i casi, i governi oscillano tra la negazione del problema e l’inadeguatezza delle politiche concepite prioritariamente in funzione dei bisogni del Capitale e non di quelli della popolazione. In entrambi i casi i più poveri, i/le razzializzati/e e i più deboli, soprattutto nei paesi del sud del mondo, sono sotto tiro, mentre i ricchi sono coscienti che all’occorrenza ne potranno uscire. In entrambi i casi, i governi utilizzano la minaccia per avanzare verso uno Stato forte, mentre le forze di estrema destra tentano di approfittare della paura per proporre delle immonde letture malthusiane e razziste. In entrambi i casi, infine, la legge sociale del valore capitalista entra in netta contraddizione con le leggi della natura a dinamica esponenziale (la moltiplicazione delle infezioni virali nel primo caso, il riscaldamento e le sue retroazioni positive nel secondo).

   8. Il pericolo climatico è comunque infinitamente più globale e più grave di quello legato al virus. Analoghe saranno le conseguenze se le sfruttate e gli sfruttati, gli oppressi e le oppresse non si uniranno per abbattere questo modo di produzione assurdo e criminale. Il Covid-19 è un avvertimento, uno in più: bisogna farla finita col capitalismo, che conduce l’umanità verso la barbarie.