Dopo il successo dell’assemblea nazionale al via gli incontri territoriali della sinistra di opposizione

Sabato scorso Roma è stata teatro di un piccolo evento a sinistra, ma potenzialmente denso di significative implicazioni.

L’Assemblea Unitaria delle Sinistre di Opposizione è andata infatti oltre le più rosee aspettative di partecipazione, con un Teatro dei Servi stracolmo in ogni ordine di posto e più di 100 persone che non sono neanche riuscite ad accedere né in galleria né sul loggione, complessivamente 350-400 persone, non solo militanti delle organizzazioni promotrici od aderenti, ma molti altre compagne e compagni senza partito, militanti sindacali o di movimenti sociali.

A questo appuntamento Sinistra Anticapitalista, Partito Comunista dei Lavoratori e Partito Comunista Italiano, convinti della necessità e volontà di rompere la situazione stagnante e divisiva della sinistra di classe, avevano lavorato dal mese di settembre con ripetuti incontri bilaterali e collettivi. L’obiettivo era coinvolgere il maggior numero di organizzazioni e strutture sia nazionali che locali, a partire naturalmente dalle due principali forze oggi presenti, Rifondazione Comunista e Potere al Popolo. Discussioni diverse ed anche complesse si sono espresse all’interno di diversi partiti, ma alla fine l’assemblea del 7 dicembre ha potuto contare sulla partecipazione attiva della grande maggioranza delle organizzazioni politiche della sinistra di classe in Italia, che hanno concorso a rendere questa giornata un possibile nuovo inizio. Sono stateinfatti presenti oltre alle tre forze promotrici, al Prc e a Pap, un’altra decina di organizzazioni a vocazione nazionale ed una quindicina di collettivi locali, in un crescendo di adesioni.

La presidenza dell’assemblea nazionale (che è durata ininterrottamente per quasi 4 ore) è stata composta da Mauro Alboresi, Imma Barbarossa, Marco Ferrando e Franco Turigliatto. Ferrando del Pcl ha svolto la relazione introduttiva unitaria; Alboresi segretario del Pci, ha avanzato le conclusioni finali anch’esse discusse unitariamente; Turigliatto di Sinistra Anticapitalista ha presieduto l’assemblea e rilanciato nel corso del dibattito le proposte politiche delle forze promotrici. Per il PRC è intervenuto il segretario Maurizio Acerbo; per Potere al Popolo uno dei suoi portavoce, Giorgio Cremaschi, per Democrazia Atea, Carla Corsetti. Ha preso la parola anche l’ex eurodeputata Eleonora Forenza che esprime le posizioni della minoranza del Prc. Hanno poi animato il dibattito Fronte Popolare, Città Futura, Partito del Risorgimento Socialista, il partito dei CARC, PMLI, Partito del Sud, Resistenze Internazionali, la FGCI. Sono intervenute interlocutrici e interlocutori del fronte sindacale (l’area di opposizione CGIL “Riconquistiamo tutto” con Eliana Como e il SiCobas con Rosario Zanni); per un disguido non ha invece potuto intervenire il segretario del SGB Massimo Betti. Una compagna del movimento di lotta contro l’autonomia differenziata ha espresso le ragioni di questa fondamentale battaglia politica. Hanno raccontato del duro scontro di classe presente nelle loro situazioni di lavoro un operaio delegato della Whirlpool, una lavoratrice di Unicredit e un operaio della FCA di Cassino; la nostra compagna Chiara Carratù ha svolto un organico intervento sulla condizione delle donne e sul movimento femminista. In conclusione 21 interventi, di cui un terzo delle compagne.

Cosa è stata l’assemblea deve essere molto chiaro: l’assemblea non è stata un fuggevole incontro diplomatico tra organizzazioni politiche, un dibattito politico generico volto a tacitare la coscienza di fronte all’afonia delle sinistre di opposizione in questo paese; è stata uno strumento di lavoro per costruire un percorso di unità d’azione concreta e soprattutto permanente. Il 7 dicembre è stato il primo serio tentativo da anni, di ricostruzione di una sinistra di classe in grado di esprimere una reale unità di lavoro e di iniziativa, condizione indispensabile per conquistare una presenza politica significativa in questo paese.

Il metodo stesso e la tempistica con cui questa appuntamento è stato convocato e organizzato non può lasciare adito a dubbi: non un’ammucchiata pre-elettorale con il fiato corto, molte volte condita (come è stato nel passato) da pretese di unità programmatiche rapide e mal riposte, ma la costruzione di un fronte comune in cui partire da esperienze politiche e sociali concrete dandosi il tempo di discutere, dibattere, confrontarsi senza accelerazioni né fusioni a freddo, che sono state esiziali in altre esperienze, più e meno recenti. La stessa partecipazione e le relazioni appassionate di compagne e compagni, lavoratrici e lavoratori, operaie e operaie delle più dure vertenze del mondo del lavoro oggi (dalla Whirpool a Unicredit, dall’Ilva alla FCA) ne è stata la più bella testimonianza e ha aggiunto un’importante qualità sociale all’assemblea, caratterizzandone fortemente le intenzioni.

Proveremo dunque a farlo attraverso la costituzione di un fronte che non sarà né semplicemente un intergruppo né la mera sommatoria delle organizzazioni, collettivi, associazioni che vi parteciperanno. Sarà invece uno spazio unitario e plurale, un coordinamento in cui le singole identità non saranno mortificate ma senza che ciò costituisca un alibi per perpetuare una frammentazione politica impotente e dannosa. Sarà uno spazio in cui singoli e singole militanti si troveranno a proprio agio e avranno piena cittadinanza.

Proveremo a farlo mettendo in piedi un’agenda di lotta con la costruzione di campagne politiche e sociali in tutto il paese, su obiettivi che aiutino e favoriscano la lotta di classe, la lotta femminista, la lotta ecologista, in un’ottica di profondo intreccio tra esse. In particolare, le campagne emerse dall’Assemblea sono quattro: la prima riguarda la riduzione generale dell’orario di lavoro a parità di paga, la seconda per vere nazionalizzazioni, a partire dalle aziende che licenziano, delocalizzano, inquinano, la terza è per la cancellazione dei decreti sicurezza e degli infami accordi con la Libia, la quarta è per la rottura con la Nato e il ritiro delle truppe italiane da tutte le missioni militari all’estero.

Per farlo efficacemente, dovremo mettere in campo una massa d’urto, irraggiungibile dalle singole realtà in solitaria, che ci permetta di essere visibilmente presenti in piazza, nei luoghi di lavoro, nei luoghi di studio.

Non ci neghiamo che sia un percorso difficile, segnato dal fallimento dei precedenti tentativi e dalla disabitudine a discutere, a confrontarsi, ad agire insieme su un piano di parità pur senza ignorare, (ma anzi avendone piena consapevolezza) le inevitabili differenze sia di metodo che di strategia, di ciascuna forza, valorizzando invece le diverse angolature e i diversi punti di vista, ma convogliandoli in direzione della ricostruzione, politica e sociale, del protagonismo delle lavoratrici e dei lavoratori.

Chiediamo per tutti noi la necessaria disposizione al confronto e la consapevolezza che, senza questo percorso, la sinistra di classe non potrà giocare alcun ruolo significativo, né ora né il futuro, e soprattutto resterà sempre inerme di fronte allo sviluppo di mobilitazioni e movimenti, subendo sempre l’iniziativa del nemico di classe e scontando l’esaurimento di esperienze sociali anche importanti senza uno sbocco politico di rottura e cambiamento radicale dello stato di cose presenti.

Noi siamo convinti che sia possibile ed anche necessario (è questo il senso della proposta di un Forum politico e sociale che abbiamo avanzato nel nostro congresso di febbraio) coniugare una forte unità d’azione nelle lotte, nei luoghi di lavoro, nei territori, con una capacità di discussione paziente per verificare le diverse posizioni, le divergenze politiche anche profonde e reali che inevitabilmente la storia e la complessità della lotta di classe pone di fronte ad avversari così potenti. Questo modo di agire dovrebbe permettere sia un’attività comune che la possibilità di sviluppare, ciascuna delle organizzazioni, i temi e le azioni che più ritiene utili alla mobilitazione sociale e nello stesso dibattere i grandi problemi strategici e politici.

La partecipazione massiccia e l’attenzione che questa assemblea ha suscitato in ampi settori militanti della sinistra di classe, ci testimonia della forte domanda di unità d’azione e discussione e anche di una essenziale disponibilità militante che non può essere ignorata o delusa.

Abbiamo cominciato a fare la cosa giusta, è un piccolo passo. Proviamo a dare concretezza nelle prossime settimane e mesi a questa esperienza, a partire dalla realizzazione di assemblee territoriali larghe ed aperte. Continuiamo a farlo, con coerenza e partecipazione (e lo chiediamo anche alle organizzazioni che ancora mostrano perplessità od anche freddezza), consapevoli delle difficoltà che questa sfida pone, ma anche convinti che dobbiamo provare a superarle.