Anticapitalistas e la vergognosa” astensione di Podemos sulla Ley Mordaza*

Il portavoce di Anticapitalistas, Raul Camargo, ha criticato mercoledì scorso la ratificazione da parte del governo in carica di Pedro Sánchez del “decreto per applicare la Legge Bavaglio a Internet” grazie, afferma, all’appoggio della destra “e all’incomprensibile e vergognosa astensione di Unidas Podemos”. Informa Europa Press.

Ha segnalato in un twitter che questo è “il primo rospo che inghiotte il nuovo socio del governo del PSOE” e critica che nella recente campagna elettorale questo fosse stato un tema criticato “duramente”.

Nell’account di Twitter di Anticapitalistas, organizzazione politica che forma parte di Podemos, si sottolinea “la vergognosa astensione” dei deputati di Pablo Iglesias e si segnala che “iniziare proprio ritagliando diritti e garanzie democratiche sia un funesto presagio”.

Camargo si riferisce così al fatto che il governo socialista sia riuscito a far approvare martedì scorso il decreto legge contro la “repubblica digitale” nel Consiglio Permanente della Camera, grazie ai voti del PP e Ciudadanos, mentre i suoi alleati di Unidas Podemos optavano per l’astensione e gli altri potenziali soci del nuovo governo votassero contro.

Così, la normativa che il Consiglio dei Ministri aveva approvato all’inizio della campagna elettorale, nel vivo delle proteste per la sentenza contro gli indipendentisti in Catalogna, è stata confermata con il voto a favore dei deputati socialisti, popolari e “arancioni” (di Ciudadanos, N.d.T.), ai quali si è sommata anche Ana Oramas, di Coalición Canaria.

Lo stesso Iglesias, nella campagna elettorale del 10 novembre, aveva segnalato -in un’intervista radiofonica- che con questa misura Pedro Sánchez stava usando il Consiglio dei Ministri “a fini di partito”. Il leader di Podemos affermava anche che con questo decreto in presidente in carica stava cercando inutilmente di arginare la marea e che non sarebbe riuscito a concludere nulla.

 

* Il decreto approvato prevede che tutte le amministrazioni pubbliche dello Stato spagnolo debbano, d’ora in poi, ubicare i loro server di internet nel territorio della UE e che non sia necessario un mandato giudiziario per far rispettare tale norma, bensì sia competenza diretta dell’esecutivo. Si cerca così di controllare -e reprimere- l’attività informativa della Generalitat della Catalogna e di altre istituzioni catalane, nonché di movimenti come Tsunami democràtic. Di qui l’espressione di Repubblica Digitale Catalana, usata per definire in queste settimane di mobilitazione un sedicente progetto di “ribellione cibernetica” da parte del movimento indipendentista.