Continental: cronaca di una morte annunciata!

di Sinistra Anticapitalista Livorno

Nel linguaggio capitalistico il termine ristrutturazione è associato al drastico taglio  dei posti di lavoro e nessuna eccezione ci sarà nel riassetto, che coinvolgerà la Continental in Europa ed USA. Sono previsti tagli di 500 posti di lavoro tra San Piero a Grado e Fauglia, con dismissione della produzione di iniettori tra il 2023 e il 2028 e nel mondo saranno circa 15.000 i lavoratori colpiti nei prossimi anni.

La causa? Il crollo delle vendite di auto, che ha scatenato anche la guerra dei dazi, e quindi una profonda crisi del settore industriale più importante del capitalismo mondiale e la forte ascesa delle aziende elettroniche, che producono vetture elettriche. L’industria automobilistica tradizionale, espressione del “capitalismo fossile”, deve trasformarsi e reinventarsi e solo in parte ci sarà un’alleanza tra produzione di vetture elettriche e gruppi della produzione di base. Nessuna strategia  per prevenire o limitare le conseguenze di questa morte annunciata è stata messa in campo dalla direzione della Continental di Pisa, come per esempio la formazione e l’assunzione di personale con specifiche competenze nel nuovo settore di interesse o lo sviluppo di progetti  di motori elettrici o di sue componenti da parte del personale del settore “Ricerca e Sviluppo”, settore che tra l’altro per primo rischia di essere smantellato. Si assisterà alle solite operazioni di prepensionamento ed incentivi all’esodo volontario e, qualora questi si rivelassero insufficienti, si ricorrerà ai licenziamenti, magari dopo aver fatto razzia di contributi pubblici con il pretesto di investire in una presunta riconversione industriale. E’, quindi, necessario conoscere i piani industriali della multinazionale, in maniera che lavoratori, sindacati ed istituzioni studino manovre atte alla riqualificazione del personale e dell’azienda in base alle nuove esigenze di mercato. Non possiamo che schierarci, come Sinistra Anticapitalista, dalla parte dei lavoratori, ma come partito ecosocialista, anche a tutela dell’ambiente e contro l’uso di combustibili fossili, prospettando, tra le possibili soluzioni ad entrambi i problemi, la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. Lavorare meno, lavorare tutti non è uno slogan: una serie di esperimenti già in atto o di prossima realizzazione per la Fondazione Wellcome Trust, che ha dimostrato che la riduzione dell’orario lavorativo non solo aumenta la salute e la felicità dei lavoratori, ma fa crescere l’efficienza e la produttività dell’azienda. Anche in Cina, con lo scopo però di rilanciare i consumi, nella provincia dello Hebei le autorità hanno lanciato con grande successo la settimana cortissima. In Italia Il Presidente dell’INPS Tridico ha sostenuto che la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario è una leva per ridistribuire la ricchezza e per aumentare l’occupazione ed invece l’Italia è ferma da 50 anni; l’ultima battaglia per la riduzione dell’orario lavorativo risale al ’69.

Questa è la nuova frontiera della lotta operaia e sindacale