La sinistra di destra: il vicolo cieco di liberismo, populismo e sovranismo

di Antonello Zecca

Ho appena terminato la lettura del bel libro del compagno Mauro Vanetti, “La sinistra di destra” ed. Alegre
Un testo agile, di semplice lettura ma molto denso sul piano concettuale.
In tempi in cui, a sinistra, anche le più elementari categorie del marxismo sono smarrite e dimenticate, l’autore colma un vuoto nelle più recenti pubblicazioni che partono da una prospettiva marxista. Polemizzando in modo brillante e talvolta sarcastico con concezioni e orientamenti estranei alla sinistra di classe, ma entrati prepotentemente nel suo lessico politico a causa della sconfitta del movimento operaio internazionale del Novecento e della progressiva trasformazione dei partiti socialdemocratici in partiti social-liberali e dei partiti comunisti in versioni più o meno radicali di socialdemocrazia, Vanetti ripropone con forza la validità degli strumenti concettuali ed euristici del marxismo per la costruzione di un orientamento strategico anticapitalista rispetto ai temi più scottanti della contemporaneità: migrazioni, lotta contro le oppressioni e il rapporto con la lotta di classe, ruolo del sindacato, organizzazione politica, l’Unione Europea e la sua natura.
Memorabili le sue bordate, divertenti ma rigorose sul piano teorico, contro le concezioni populiste di destra e di sinistra, che hanno fatto irruzione tra militanti di sinistra, influenzandone profondamente le idee, seppur in forme e misure diverse: se le prime hanno fatto scivolare gradualmente i suoi proponenti nel rossobrunismo, se non in aperto fascismo, le seconde si esprimono come una variante peculiare di riformismo interclassista, incapaci di affrontare teoricamente e strategicamente le sfide del capitalismo globale contemporaneo.
Particolarmente efficace è la trattazione del tema dell’euro e dell’Unione Europea, che critica entrambe le posizioni dominanti a sinistra, cioè l’altreuropeismo da un lato e il sovranismo dall’altro, come varianti sullo stesso tema dell’incapacità di pensare una rottura immediatamente anticapitalista dell’UE. A tal riguardo, interessanti sono i passaggi sulla parabola greca di Syriza e sul significato che essa ha avuto per la lotta di classe e per l’intera sinistra di classe in Europa.
Il libro perora in modo appassionato la ripresa e la valorizzazione dell’approccio marxista rivoluzionario per la ricostruzione di una sinistra classista armata di strumenti concettuali e strategici all’altezza della situazione, in grado di contribuire efficacemente alla ricostruzione di un partito dei lavoratori salariati e delle lavoratrici salariate.
Un testo che consiglio caldamente ai e alle militanti, soprattutto giovani, per disintossicarsi dal veleno inoculato a sinistra da concezioni nemiche dell’emancipazione dei lavoratori e delle lavoratrici e da tutte le oppressioni ma anche per riscoprire il tesoro, ancora in parte sepolto, dell’elaborazione rivoluzionaria di Marx e dei grandi rivoluzionari e delle grandi rivoluzionarie che gli sono seguiti.