La lotta contro la Pedemontana Veneta spiegato a Mattarella

 

Pubblichiamo volentieri questa lettera aperta al presidente della Repubblica scritta da alcuni militanti ambientalisti che stanno lottando contro una grande opera devastante e inutile, la Pedemontana veneta

Egregio presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Siamo abitanti della fascia pedemontana, di quel tratto tra Vicenza e Treviso dove si è deciso di realizzare la superstrada a pedaggio Pedemontana Veneta e di essa le parliamo. L’opera è iniziata nel novembre 2011 ed è proseguita  molto lentamente. La lentezza non è stata dovuta ai comitati o alla burocraziaLa Pedemontana infatti rientrava nella Legge Obiettivo e successivamente il Governo, il 15 agosto 2009, nominava per essa uncommissario straordinario, Silvano Vernizzi, in nome di una supposta emergenza traffico. La lentezza è stata dovuta sia per la mancanza di risorse della SIS titolare del project-financing della Pedemontana, sia per il progetto sovradimensionato calato in un contesto storicamente abitato, oggi anche urbanizzato ed insieme fondamentale per il bene prezioso dell’acqua.

Quando il 31 dicembre 2016 al commissario straordinario non fu rinnovato l’incarico, l’opera dopo più di 7 anni di emergenza si trovava al 25% dell’esecuzione. Ciclopici cantieri però, seppur spesso deserti, costellavano il tracciato di 94,5 Km tra Montecchio Maggiore (VI) e Spresiano (TV) bastanti affinché molti auspicassero la rapida conclusione di quella devastazione. Ma la società SIS non trovava finanziatori (i lavori sino a quel punto erano andati avanti con denaro pubblico ed evitando di pagare gli espropriati) perché il mercato non si fidava di quel progetto che tutti gli autorevoli soggetti giudicavano non sostenibile.

Il 1° gennaio 2017, il presidente della Regione Luca Zaia, a quel punto pienamente responsabile dell’opera, ritenne di non dover rivedere il progetto (revisione del progetto prevista per legge) né di rescindere il contratto con l’inadempiente concessionaria. Al contrario provvide a regalare alla SIS 300 milioni di euro (che entro quest’anno dobbiamo restituire alla CDP) per far ripartire i cantieri quasi fermi. Successivamente, il 30-5-2017, sottoscrisse una convenzione (la terza), con cui impegnava la Regione Veneto a versare alla SIS come canone di disponibilità 153 milioni di euro all’anno per i 39 anni di concessione! Con questa garanzia la SIS, dopo anni, presentava il piano finanziario avendo trovato gli acquirenti dei pedemontana-bond.

I lavori della superstrada a pedaggio erano stati preceduti ed inizialmente accompagnati da una martellante pubblicità il cui argomento principe era l’immagine del tracciato su fondo bianco a parte qualche essenziale riferimento, nulla che facesse comprendere alla grande massa l’effettive caratteristiche dell’opera e l’impatto sui luoghi. Alla popolazione del resto non è mai stato mostrato un rendering del progetto. Questa pubblicità però si fermava ai confini del Veneto nonostante il titolo della Pedemontana di opera strategicaparte del corridoio 5tra Lisbona e KievRecentemente  la Pedemontana Veneta è assurta a livello nazionale e così abbiamo scoperto che essa è da sbloccare. Una beffa per noi! Se la lontananza dai riflettori nazionali aveva favorito l’avanzamento di una infrastruttura in cui sono presenti numerose illegalità, la nomea nazionale ci ha regalato falsità ed altri slogan. Compiacenza e superficialità sono state le costanti dei vari governi  verso gli interessi  speculativi che gravitano attorno a quest’opera. Un esempio: il progetto esecutivo pronto entro il 31 dic. 2013 era la condizione posta dal Governo per il finanziamento statale che fu  concesso sulla base dell’assicurazione in tal senso del commissario straordinario. Non era vero ma nessuno del Governo si preoccupò di controllare. Anche oggi si procede con varianti, ignorando regole, impegni presi, le esigenze degli abitanti e i loro sentimenti verso questi luoghi.

A nostro avviso un ruolo particolarmente negativo  l’ha svolto il commissario straordinario perché ha permesso ciò che non si doveva: distruzione della strada gratuita Nuova Gasparona; percorso in trincea sulla linea di ricarica delle falde importantissime, perché altre di questo territorio sono avvelenate da PFAS; passaggio in mezzo alle Risorgive delle Poscole a Castelgomberto sito di interesse comunitario; galleria di Sant’Urbano tra Montecchio Maggiore e Trissino…ma anche perché la sua figura è stata l’alibi per il ceto politico-istituzionale del Veneto a disinteressarsi della superstrada a pedaggio Pedemontana Veneta.

Nell’opposizione a questo progetto però non siamo stati soli. C’è stato l’autorevole intervento della Corte dei Conti, Sezione Centrale di Controllo sulla Gestioni delle Amministrazione dello Stato. Dal 2015 la Magistratura Contabile è intervenuta evidenziando prima con richiami poi con delibere (l’ultima risale al 21 marzo 2018) le modalità non corrette che hanno conseguito questo progetto faraonico e devastante, caricato sulle pubbliche casse ed invitando a più riprese i vari soggetti responsabili: giunta regionale, ministri, sindaci… nell’ambito delle loro competenze a modificare la situazione. Il comportamento esemplare della Corte dei Conti, a parte la Protezione Civile, non ha avuto nessun seguito e così non l’hanno avuto le severe osservazione dell’Autorità Anticorruzione.

“La Pedemontana è cantierata al 60%” (Luca Zaia il 9 marzo di quest’anno) ma già si appronta un sistema per ripianare le future perdite per  scarsi flussi di traffico, perdite  ripetutamente prospettate ma sempre smentite dalla Regione che su gonfiate previsioni di flussi di traffico ha basato la convenzione del 30-5-2017.

Cosa chiediamo:

Cancellazione dell’iniquo accordo del 30-5-2017; ridimensionamento del progetto; eliminazione del pedaggio. In pratica vogliamo una superstrada gratuita dall’A31 all’A27, cioè una lunga tangenziale al servizio della città diffusa di questa fascia di Pedemontana, com’era nell’originale progetto. Inoltre riteniamo fondamentale l’intervento dell’Università per quantificare i danni ambientali, porvi rimedio, e trovare utilizzi alternativi al già fatto.

Vogliamo Giustizia che sinora, nonostante tante denunce, non c’è stata. Con molta stima,

 

Luciano Chilese, Federica Vignaga, Daniela Muraro, Alberto Peruffo, Michele Storti, Grazia Boschetti