Elezioni Comunali 2019 a Livorno: un voto di lotta

di Sinistra Anticapitalista Livorno

Sono a tutti note le vicende che ci hanno tenuto fuori dalle liste che sono state presentate alla “sinistra” del PD per le prossime elezioni amministrative.

Così come avevamo promesso definiamo ora la nostra posizione dopo aver letto i programmi che sono stati presentati.

Purtroppo ne abbiamo trovati solo due; quello di Buongiorno Livorno e quello di Per Livorno Insieme.

Moltissime sono le proposte che vengono avanzate su vari temi, poste però tutte sullo stesso piano, senza una priorità e una radicalità che è invece presente nelle proposte della destra. Molte sono sicuramente condivisibili, ma sarebbe stato sicuramente meglio individuare quei temi sui quali, negli ultimi dieci anni e più, è maturato il disagio di quei settori sociali (lavoratori, precari, disoccupati, pensionati, giovani, donne) che più hanno subito le politiche liberiste portate avanti dai Governi di centro-destra e di centro-sinistra, sia a livello locale che nazionale.

Due in particolare: le politiche per creare nuovo lavoro e riassorbire la disoccupazione conseguente alla deindustrializzazione e quelle per ridare forza e ruolo all’intervento pubblico nel campo della fornitura e nella gestione dei servizi sociali che sono stati, in massima parte, esternalizzati e privatizzati.

A questo proposito poco ci convince l’idea di puntare molto, se non esclusivamente, sullo sviluppo del turismo che di per se non può riassorbire che una piccola parte della disoccupazione con lavori prevalentemente stagionali e precari.

È necessario, invece, affrontare con decisione e sistematicità tutte le emergenze che si sono prodotte nel corso degli anni proponendo soluzioni concrete, ma che ribaltino, fin dalla radice , le politiche portate avanti finora. L’emergenza abitativa con il rilancio dell’edilizia popolare; quella della sicurezza del territorio con la “rinaturalizzazione” dei terreni a rischio idro-geologico; quella ambientale con l’eliminazione di tutti i fattori inquinanti; quella della messa in sicurezza del patrimonio edilizio pubblico (scuole in primis); quella di un servizio medico-ospedaliero e di un servizio per l’infanzia adeguati alla domanda sociale; quella legata ai cambiamenti climatici con la riduzione dei consumi energetici, la trasformazione delle fonti energetiche incompatibili, l’abolizione delle produzioni inquinanti; quella della dotazione di una rete infrastrutturale (ferroviaria) senza la quale il porto, anche se potenziato, manterrà un carattere sostanzialmente regionale.

Da tutti questi interventi, se fatti e gestiti con risorse pubbliche e senza attendere che qualche privato vi trovi una propria convenienza, possono venire centinaia, se non migliaia di nuovi posti di lavoro. Non, quindi, perseguendo la strada della concessione di incentivi ai privati, così come si propone in vari punti dei due programmi. Strada che ha mostrato tutta la sua inefficacia e la sua iniquità poiché sottrae risorse alla spesa sociale per darle ai profitti. Tantomeno è auspicabile un’estensione crescente del loro potere di gestione su parti sempre maggiori di beni comuni, ne si può confidare sull’apporto che può venire dal “Terzo Settore”, dimenticando che anch’esso è stato trasformato in un soggetto privato a tutti gli effetti.

Anche per questo non appaiono ben chiari gli interlocutori a cui ci si vuol rivolgere: gli imprenditori o la cittadinanza indistinta.

C’è poi un aspetto  che non può non destare delle perplessità: si prendono, infatti, in considerazione solo gli aspetti locali delle diverse problematiche senza menzionare anche il loro carattere generale,  perfino quando esse hanno una pesante ricaduta sulla dimensione locale, nell’illusione che pur partendo dal locale e dal particolare si possa determinare un cambiamento sul piano più generale.

Infine, un’ultima considerazione sul carattere fondamentalmente istituzionale dell’azione di governo che ci si propone di esercitare, quando invece, non dovrebbe essere esclusa la necessità, a partire dalle posizioni conquistate nelle istituzioni, di esercitare un ruolo di lotta, di battaglia politica e di organizzazione dei cittadini a difesa dei propri interessi, che è cosa ben diversa dai progetti, pur meritevoli, tesi a favorire la partecipazione per la gestione dei beni comuni dal basso.

L’analisi critica potrebbe continuare a lungo, ma in definitiva dobbiamo dire che, nonostante tutto, ci sentiamo più in sintonia con il programma di BL e PaP, e che, di conseguenza,voteremo e invitiamo a votare per i candidati di PaP, che sostengono la candidatura a Sindaco di Marco Bruciati, che più abbiamo visto vicini alle lotte dei lavoratori, dei senza casa e dei giovani.