8 MARZO: UNA GIORNATA DI LOTTA RADICALE E INTERNAZIONALISTA

di Chiara Carratù

La giornata di lotta dell’8 marzo 2019 ha confermato la presenza sulla scena internazionale del movimento femminista.  Il terzo anno consecutivo di sciopero della produzione e della riproduzione ha visto scendere in piazza milioni di donne in diversi paesi del mondo, Italia compresa.

Nel nostro paese sono state tantissime le manifestazioni e i cortei, non solo nelle principali città ma anche centri più piccoli hanno vissuto una giornata di grande protagonismo femminista.

Di fronte alla potenza transnazionale messa in campo dal movimento femminista, è possibile fare alcune considerazioni al fine di trarre tutte le dovute conseguenze da ciò che questo movimento esprime.

  • Le donne stanno dimostrando non solo una grande capacità di resistenza ma anche un rinnovato protagonismo; esse sono alla testa dei principali movimenti di massa come le grandi mobilitazioni degli ultimi giorni che in Algeria hanno fatto desistere Bouteflika dal presentare il suo quinto mandato a presidente.
  • Il movimento femminista conferma la sua natura internazionalista e il suo spirito unificante; esso ha la capacità di parlare a tutte/i nella stessa lingua a prescindere dal paese nel quale si abita e ha la capacità di unire in un’unica piattaforma rivendicazioni che provengono anche da luoghi molto diversi tra loro per condizioni politiche e sociali. Questo aspetto è certamente favorito dall’attacco generalizzato che le donne stanno subendo a livello mondiale: non c’è paese dove la violenza di genere e il femminicidio non siano all’ordine del giorno e non c’è stato dove governi sempre più reazionari non stiano mettendo in discussione i diritti e l’autodeterminazione delle donne.
  • È indubbio che c’è la volontà di una parte significativa del nostro paese di non voler accettare la deriva reazionaria, tradizionalista e misogina che questo governo sta mettendo in campo. Questo 8 marzo, infatti, ha dato ulteriore vigore all’ondata femminista che sta attraversando il nostro paese; prova ne è che si sta già agendo per costruire la mobilitazione di Verona del 30 marzo contro il forum della famiglia tradizionale. Il contrasto al decreto Pillon sta continuando a tenere insieme collettivi e associazioni, molto diversi tra loro per pratica e storia politica, anche dopo la caduta del governo Renzi. Non dimentichiamo che tutto è cominciato proprio per contrastare il piano contro la violenza proposto dall’allora governo Renzi e opporre ad esso un piano scritto dalle donne per le donne. È stata quella la base che ha permesso poi al movimento Non Una di Meno di radicarsi nei territori e di costruire l’ossatura alla base giornate di mobilitazione come questo 8 marzo.
  • Il rifiuto delle donne di essere rinchiuse in ruoli decisi da altri, l’attacco forte alla loro autodeterminazione, il contrasto all’idea di un futuro che vuole per loro il ritorno al focolare domestico, vive nella capacità che questo movimento sta avendo di riuscire a coniugare lo sciopero nei luoghi di lavoro con lo sciopero riproduttivo, ponendo così come centrale il ruolo che il patriarcato assume nell’oppressione di genere.
  • L’essere riuscite a costruire per il terzo anno consecutivo scioperi in diversi paesi ha contribuito a riattualizzare questo strumento e a renderlo nuovamente popolare tra le masse. Per quanto riguarda il nostro paese, al di là delle percentuali di adesione, è positivo che anche le giovani generazioni, cresciute nella crisi economica, nella sconfitta e nell’incapacità di azione collettiva riconoscano questo strumento come proprio.
  • La presenza delle lavoratrici in piazza è stata favorita da quelle organizzazioni sindacali radicali e di classe che hanno subito colto la necessità di adoperarsi per la costruzione degli scioperi sui luoghi di lavoro. Sulle percentuali di adesione ha sicuramente pesato la scelta della CGIL di non convocare lo sciopero ma di dare vita ad un’iniziativa unitaria di natura istituzionale con Cisl e Uil a Roma nel Policlinico Umberto I. Dal punto di vista delle politiche di genere, dunque, la CGIL del neo-segretario Maurizio Landini conferma la linea di Susanna Camusso. Eppure, il congresso è stato piuttosto vivace: le delegate del documento di minoranza “Riconquistiamo tutto” hanno fatto propria questa battaglia e l’hanno portata al cuore del congresso, coinvolgendo altre delegate e costringendo tutta l’organizzazione sindacale a confrontarsi su questo tema. Non si sono a arrese di fronte alla bocciatura degli ordini del giorno che chiedevano insistentemente l’adesione della CGIL allo sciopero dell’8 marzo; infatti sono state tante le RSU della CGIL che comunque hanno contribuito attivamente a convocare e costruire lo sciopero sui propri posti di lavoro.
  • La riuscita complessiva della giornata dell’8 marzo non ha solo una funzione motivante ma ha una centralità decisiva per il ribaltamento dei rapporti di forza nel nostro paese. Giornate come questa possono contribuire a creare le condizioni per il superamento delle tante divisioni a cui la classe è sottoposta dall’azione combinata di forze padronali e governative e il movimento femminista può essere il terreno dove sperimentare nuove forme di unità del mondo del lavoro.
  • La mancanza del movimento operaio organizzato sulla scena politica è di fatti uno degli elementi che caratterizza questa fase storica; il movimento femminista, mettendo in campo forme di unità dal basso intorno a delle rivendicazioni chiare, sta indicando una modalità di azione alla quale le diverse forze della sinistra radicale dovrebbero guardare con più attenzione perché costituiscono delle novità. Esse tengono conto del fatto che l’oppressione non ha una sola dimensione ma ne condensa diverse dalle quali si producono gerarchie sociali che intrecciano il genere, la razza e la classe. La composizione del proletariato è sempre più espressione dell’intersezione di tutte queste caratteristiche.
  • Oggi più che mai è dunque necessario porre l’accento sui legami che intercorrono tra il patriarcato e il capitalismo, i quali non danno vita a due sistemi di oppressione diversi e separati, collocabili su due piani differenti e secondo gerarchie di importanza. Tra patriarcato e capitalismo c’è un forte sodalizio che ha dato vita ad un intreccio perverso: il primo ha un ruolo fondamentale nel permettere il funzionamento del secondo dal momento che ne garantisce la riproduzione sociale, materiale e ideologica che gli scioperi dell’8 marzo hanno disvelato e contestato.

In una prospettiva rivoluzionaria, come quella che Sinistra Anticapitalista propone, la questione di genere diviene centrale se si vuole mettere davvero in discussione il sistema capitalista. È per questo che la nostra organizzazione ha posto con forza la questione di genere al centro del dibattito del suo secondo congresso ed è per questo che, nella nostra attività politica, assume un ruolo fondamentale il sostegno al movimento femminista e il lavoro militante a partire dai luoghi nei quali lavoriamo, studiamo e viviamo.