Risoluzione politica finale – II Congresso Sinistra Anticapitalista

Il secondo Congresso nazionale di Sinistra Anticapitalista approva la relazione introduttiva e le conclusioni, assume i contributi al dibattito delle compagne e dei compagni, la relazione sul documento programmatico, la relazione sulle questioni internazionali e gli interventi degli ospiti internazionali di Anticapitalistas (Stato spagnolo), DEA (Grecia), MPS (Svizzera) e del Bureau della IV Internazionale.

Il congresso approva il documento politico così come emendato dalle delegate e dai delegati/e il documento programmatico integrato dai contributi pervenuti alla commissione politica. Gli elementi fondamentali del programma di Sinistra Anticapitalista saranno oggetto di iniziative di formazione e di discussione larga, anche in occasione del centenario della morte di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht e del cinquantenario dell’autunno caldo del 1969.

Dieci anni di crisi hanno cambiato il volto del capitalismo globale e hanno realizzato tendenze già in gestazione nel corso dei decenni precedenti. La formazione di un mercato compiutamente globale e la transnazionalizzazione del Capitale, insieme alla caduta dei regimi del cosiddetto “socialismo reale” e alla piena integrazione della Cina nelle dinamiche dell’economia globale, hanno prodotto le basi materiali per la piena maturazione di un caos geopolitico di competizione generalizzata tra le grandi potenze, e la relativa autonomizzazione di potenze regionali, ciascuna intenta a garantire i propri interessi in un quadro di grande instabilità e di acuta concorrenza internazionale. Al tempo stesso risultano sempre più evidenti gli effetti del cambiamento climatico generato dal modo di produzione capitalista. L’ennesimo fallimento della conferenza di Katowice conferma l’impossibilità di una soluzione interna alle compatibilità del capitalismo.

La crisi economica non è terminata, al netto di una ripresa congiunturale e diseguale tra blocchi continentali e all’interno di essi. In Europa, in particolare, il rischio di una nuova fase di stagnazione e forse di recessione è una possibilità reale. Al tempo stesso, questa possibilità approfondisce ulteriormente lo scontro tra gli Stati capitalisti, alla ricerca di sfere di influenza nel controllo delle materie prime e delle vie commerciali lungo le filiere globali di valore.

Questo è il fondamento della nuova configurazione, particolarmente instabile, dell’imperialismo e della recrudescenza del militarismo su scala globale, che sta precipitando il mondo in una nuova spirale di guerre.

Per questo, una ripresa dell’iniziativa antimilitarista è ineludibile e necessaria, così come lo è la costruzione di un nuovo movimento contro la guerra. In questa direzione, può essere utile la costruzione di campagne contro le politiche di guerra, che diano un obiettivo concreto su cui impostare la mobilitazione e diano un punto di riferimento generale da cui partire per la costruzione del movimento. La campagna contro la scuola di guerra europea a Napoli, può costituire un esempio positivo al riguardo.

In questo contesto, e nel contesto delle serie difficoltà in cui si dibatte l’Unione Europea, si inscrive l’azione del governo Lega-M5S, sulla quale ci sono già elementi di valutazione chiara. Una compagine caratterizzata dall’istituzionalizzazione del razzismo, dalla promozione dell’imbarbarimento delle relazioni sociali e dell’individualismo rancoroso, dall’omofobia e dal maschilismo. Non si tratta neanche solo di cattive petizioni di principio, ma di atti politici concretizzati dall’approvazione della Legge Salvini e dal disegno di legge sulla legittima difesa e da quello Pillon. Coerente con l’impostazione reazionaria del governo, è la politica economica proposta dalla legge di bilancio 2019: un compromesso tra diverse bande del Capitale, frutto della contraddizione tra le basi di classe e le basi di massa del consenso ottenuto dai due partiti di governo, e le esigenze di settori della grande borghesia e dei settori imprenditoriali a forte proiezione internazionale. Una legge di bilancio regressiva, nel solco dei governi precedenti, che prevede clausole di salvaguardia arrivate alle cifre astronomiche di 23mld di euro per il 2020 e di quasi 29mld per il 2021, con un possibile aumento dell’IVA al 26,5%, ingenti progetti di privatizzazione e sottrazione di ulteriore salario sociale ai lavoratori e alle lavoratrici, come nel caso del taglio ai contributi INAIL. A questo quadro regressivo non sfuggono neanche i provvedimenti bandiera del governo: “reddito di cittadinanza” e “quota 100”. Il primo si configura come un dispositivo di razionalizzazione della gestione statale della forza-lavoro in relativa eccedenza, di ulteriore frammentazione e divisione delle lavoratrici e dei lavoratori; il secondo è una variazione sul tema della riforma Fornero, che prevede inoltre cospicue penalizzazioni sull’assegno pensionistico in caso di uscita anticipata. È un governo che mostra anche forti contraddizioni sul piano della gestione politica di dossier particolarmente sensibili, tanto più in vista della prossima tornata elettorale europea. Il TAV è quello più rilevante, ma un’altra questione cruciale è il progetto della cosiddetta autonomia differenziata, in particolare per le scuole, che rappresenta un ulteriore trasferimento di ricchezza, risorse e potere verso alcune regioni più ricche del Nord, una reintroduzione di fatto delle gabbie salariali, un approfondimento del processo di privatizzazione dell’istruzione e un ulteriore depauperamento delle regioni meridionali, ma anche un altro fattore di contraddizione tra il M5S e la sua base elettorale al Sud.

Le politiche del governo, seppur con difficoltà e in misura ancora limitata, hanno prodotto però una reazione sociale, che al momento si concretizza in particolare sui fronti dell’antirazzismo, dell’opposizione alle grandi opere e ai cambiamenti climatici e sul terreno della lotta al patriarcato. Nella partita è però ancora assente la classe lavoratrice, che sconta gli effetti della sconfitta storica e la persistente azione di contenimento delle burocrazie sindacali. A tal riguardo, è molto positivo che un’area classista di opposizione abbia affermato, pur in un contesto molto difficile, la sua presenza in CGIL, con un consenso di quasi trentamila lavoratrici e lavoratori ed un ruolo politico assunto durante il congresso. Questo passaggio va valorizzato e sostenuto dall’intera organizzazione, che, in quanto tale, dovrà elaborare anche un suo intervento specifico e coordinato nelle questioni sindacali. Non solo nella CGIL, dunque, ma anche nei sindacati di base, per mettere in piedi un’unità d’azione a partire dalle concrete pratiche sindacali conflittuali, valorizzando nuovamente l’arma dello sciopero come principale strumento della lotta delle lavoratrici e dei lavoratori.

Sinistra Anticapitalista opera per la costruzione di una piattaforma di lotta unificante e ricompositiva dei diversi e attualmente frammentati settori della classe lavoratrice, per aiutare a ricostruire il protagonismo dei lavoratori e delle lavoratrici. In tal senso, la lotta per la riduzione del tempo di lavoro (giornata lavorativa ed età pensionabile) con aumenti salariali è la parola d’ordine principale, l’unica in grado di contrastare realisticamente la disoccupazione e la povertà, relativa e assoluta. Occorre lottare per un intervento pubblico in economia e una riconversione ecocompatibile della produzione, e occorre richiedere con forza l’apertura delle frontiere e politiche di accoglienza, che sono un aspetto fondamentale nella costruzione dell’unità e della forza della classe, tenendo conto che i confini costituiscono oggi un ostacolo rilevante al processo di formazione di una classe lavoratrice globale.

Per praticare queste proposte, occorre dotarci di strumenti operativi in grado di concretizzarle. Sinistra Anticapitalista avanza la proposta di un Forum della sinistra di classe, uno spazio plurale in cui costruire unità d’azione su obiettivi utili alla lotta di classe e dibattito politico-strategico. Le condizioni di praticabilità di questo spazio si costruiranno a partire dal lavoro comune con altre organizzazioni politiche e sociali su vertenze, campagne, iniziative politiche territoriali e nazionali.

La proposta politica di costruzione dell’unità d’azione nasce dalla considerazione della priorità di investire le energie nelle mobilitazioni e nelle lotte sociali e del lavoro, nella consapevolezza che, per la ricostruzione di un movimento organizzato della classe lavoratrice e del protagonismo di lavoratrici e lavoratori, disoccupate e disoccupati, non ci sono scorciatoie elettoralistiche.

Quest’anno vedrà anche la scadenza delle elezioni europee, una tornata politicamente significativa che Sinistra Anticapitalista affronterà con spirito unitario, sulla base della sua impostazione e delle sue considerazioni politiche. Il prossimo Comitato Politico Nazionale sarà chiamato a una valutazione sulle scelte tattiche da prendere riguardo a questa tornata elettorale.

Per realizzare efficacemente gli impegni e la linea politica che l’organizzazione si è data, è necessario insistere sull’importanza della costruzione di Sinistra Anticapitalista, non solo in termini politici generali, ma anche in termini organizzativi e militanti. Un adeguato finanziamento dell’organizzazione deve essere una preoccupazione non solo dei gruppi dirigenti, ma di ogni singolo compagno e ogni singola compagna. È un aspetto senza il quale non si dà possibilità di azione politica significativa.

Al tempo stesso, maggiore attenzione va data al tema della comunicazione. Insieme agli strumenti tradizionali, vanno affiancati e va data l’adeguata importanza ai nuovi strumenti di comunicazione, in primis i social media. Il nuovo coordinamento dovrà provare a individuare un gruppo di compagne e compagne, una “redazione”, che si impegni quotidianamente sul delicato terreno della costruzione di un profilo comunicativo efficace dell’organizzazione, in grado di entrare in relazione in particolare con i settori giovanili, le cui forme di espressione e politicizzazione passano anche per questi strumenti, e che devono ricevere tutta l’attenzione possibile, data la loro centralità nel nostro progetto.

Da ultimo, ma non per importanza, occorre valorizzare adeguatamente la Biblioteca “Livio Maitan”, su cui tanto lavoro è stato investito da parte dei compagni e delle compagne, e che costituisce un mezzo di formazione, iniziativa politica e culturale, e fattore di identificabilità all’esterno del profilo di Sinistra Anticapitalista.

Il II Congresso Nazionale di Sinistra Anticapitalista impegna l’organizzazione alla partecipazione alle più rilevanti scadenze politiche e sociali che segneranno la primavera:

  • La manifestazione antirazzista del 16 febbraio a Milano, lanciata dalla rete milanese NO CPR, di cui siamo stati e copromotori
  • Lo sciopero femminista internazionale dell’8 marzo, lanciato da Non Una di Meno
  • Le manifestazioni studentesche del 22 febbraio contro i tagli all’istruzione e il nuovo esame di maturità
  • La manifestazione contro le grandi opere e i cambiamenti climatici del 23 marzo a Roma
  • La giornata nazionale, attualmente in costruzione, di contestazione alla NATO il 4 aprile, data del suo anniversario