L’autoritarismo, l’altra faccia di Macron

di Julien Salingue

Legge anticasseurs, martedì 5 febbraio i deputati l’hanno adottata, in prima lettura, con 387 voti contro 92 e 74 astensioni. La legge non è ancora definitivamente approvata, poiché ora deve fare una svolta dal Senato, ma costituisce già una considerevole battuta d’arresto per le libertà democratiche.

«Come cittadino e come attivista, come membro eletto, ho partecipato personalmente a molti eventi. E domani, se ce ne sarà bisogno, ho intenzione di ricominciare a farlo. È perché conosco la realtà delle dimostrazioni che difendo questo disegno di legge con fiducia e serenità». Chi si esprimeva così su Facebook, il 4 febbraio, prima del voto dell’Assemblea, non è altro che … Christophe Castaner. Il ministro degli Interni, in un tono orwelliano, sembra volerci spiegare che “il divieto di dimostrare è la libertà di dimostrare”. Dopo le ripetute bugie sulla violenza della polizia (“Non conosco nessun poliziotto, nessun poliziotto che ha attaccato i giubbotti gialli”), Castaner tiene la linea: più la spara grossa, più ciò passa.

Legge liberticida

Il testo adottato il 5 febbraio è infatti esplicito, poiché consente, tra l’altro, il divieto amministrativo di dimostrare (senza l’intervento, quindi, di un giudice), la schedatura delle persone sottoposte a tali divieti, l’estensione delle possibilità di perquisizione, la trasformazione in reato del “nascondere volontariamente tutto o parte il volto, senza legittimo motivo” punito con un anno di carcere e 15mila euro di multa … su quest’ultimo crimine, come evidenziato su Le Monde, le persone “possono essere arrestate e poste in custodia e alla fine dovranno dimostrare di avere una buona ragione per essere travisate”. Non è sicuro che voler proteggere il tuo viso dai lacrimogeni sarà considerato un “buon motivo” …

Ma non importa, il progetto liberticida si chiama “legge per prevenire la violenza durante le manifestazioni”, e Castaner dice “si tratta allo stesso tempo di proteggere i manifestanti, le forze dell’ordine, tutti i francesi e di garantire le loro libertà”. Commento dell’avvocato e scrittore François Sureau, tuttavia vicino a Macron: «Non c’è dubbio che se il governo ripristinasse la pena di morte, un ministro saprebbe difenderla intitolandola “Legge per la difesa della vita, nell’interesse delle vittime”. Crediamo davvero che il pubblico sia così stupido?».

Deriva autoritaria

Descritta come una “legge della paura” da François Sureau e “legge generale contro l’esercizio della libertà pubblica” da parte dell’Unione degli Avvocati di Francia, denunciata dalle associazioni per i diritti democratici, criticata anche nelle file della LREM (il partito di Macron, ndt), la maggioranza (50 astenuti nel voto) e perfino alcuni agenti di un sindacato come UNSA Police, che dicono che “violi arbitrariamente la libertà fondamentale di manifestare”, questa “loi antimanifs” è un altro passo dello slittamento autoritario della Macronie, dopo la normalizzazione dello stato di emergenza e la carta bianca data alle forze di repressione nei confronti del movimento dei giubbotti gialli.

Un cambiamento autoritario che non è un incidente, naturalmente. La repressione della polizia, gli attacchi alla libertà di stampa, l’offensiva contro i diritti democratici … fanno sistema, e sono in effetti un elemento strutturante del macronismo. Come sottolineato dal giornalista Romaric Godin in un recente articolo pubblicato su Mediapart, la convinzione di Macron e dei suoi di detenere la “verità” in materia economica, vale a dir la necessità di «rompere con i compromessi del passato e sottomettere il paese, per il suo “bene”», all’ordine economico, «accoppiata con la debolezza della loro base sociale, legittima ai loro occhi l’elusione o la distruzione delle strutture democratiche. Dal momento che il presidente conosce la verità, sa che cosa è la via giusta per la Francia, ha il dovere, per il bene della Francia, di guidare il paese in questo modo, contro il desiderio del paese stesso. Deve rendere la felicità del “suo” popolo suo malgrado».

Gli attacchi antisociali e antidemocratici vanno di pari passo: da qui la necessità di articolare la lotta contro tutti gli aspetti dell’offensiva del governo e di costruire una controffensiva globale.