Francia, la collera dei gilet gialli è destinata a estendersi

editoriale dal sito dell’Npa

La constatazione è inevitabile, lo stesso governo lo deve riconoscere: c’erano quasi 300mila giubbotti gialli sulle strade e nelle strade, e più di 2mila blocchi o raduni. Anche se la destra e l’estrema destra hanno voluto essere portavoce di quella rabbia, se Macron ha colto l’occasione di esporre il drappo del poujadismo e ha voluto mettere a tacere alcuni i luoghi della protesta con manganelli e gas lacrimogeni, la realtà è molto concreta: quella che è stata denunciata è una politica di classe, una politica al servizio dei ricchi.

La rabbia espressa è quella della classe operaia, uomini e donne costretti a usare l’automobile, per ad andare a lavorare o per accedere ai servizi pubblici. Aumentare le tasse non farà cambiare i loro mezzi di trasporto ma ridurrà ulteriormente il loro potere d’acquisto. Questo è anche il motivo per cui i giubbotti gialli mescolano la loro crescente rabbia per l’aumento del costo del carburante rabbia a quella per l’aumento della CSG (contribuzione sociale generalizzata), per i ribassi delle pensioni, per i molteplici attacchi da parte di Macron da oltre un anno.

Macron ora sta pagando il disprezzo mostrato per le classi popolari, una fiscalità che aumenta il prezzo pagato dai più poveri, ma esenta dalle tasse i ricchi e i capitalisti con la Cice (credito d’imposta per la competitività e lo sviluppo, la flat tax e l’abolizione dell’ISF (imposta sulle fortune immobiliari).

Il pretesto della lotta contro il riscaldamento globale è una barzelletta triste: questo governo, come i precedenti, espelle le classi subalterne al di fuori dei centri storici e delle aree urbane per via di affitti esorbitanti per i magri stipendi, magazzino in affitto, liquida il patrimonio pubblico per alloggi sociali, costringe a fare decine di chilometri per trovare ospedali e scuole. Allo stesso tempo, un terzo delle ferrovie è già stato rimosso e i programmi governativi prevedono altri 8mila km di chiusure. Il trasporto merci su rotaia e il trasporto su rotaia sono stati liquidati dalle decisioni del governo. Una gran parte del territorio non beneficia del trasporto pubblico.

Nei prossimi giorni, metteremo in moto movimenti sociali, sindacati, associazioni e partiti, per dare estensione a questa rabbia avviando mobilitazioni per il potere d’acquisto, un aumento generale dei salari e delle pensioni, la rimozione delle misure fiscali che colpiscono le classi lavoratrici, contro la politica di Macron in favore di Medef (Confindustria) e dei più ricchi. L’NPA prenderà iniziative in questa direzione nei prossimi giorni.