Inaugurazione Biblioteca “Livio Maitan” (Roma)

Venerdì 5 ottobre, presso i locali siti in Via Elisabetta Canori Mora 13 a Roma, si è svolta l’inaugurazione della Biblioteca Livio Maitan, storico intellettuale e militante politico della Quarta Internazionale in Italia.

L’inaugurazione ha visto la partecipazione della dott.ssa Ilaria Franchina, responsabile del Polo SBN delle biblioteche di Roma Capitale (Polo SBN RMR), a cui la Biblioteca Livio Maitan afferisce, del figlio Marco Maitan, di compagne e compagni legati personalmente e politicamente a Livio Maitan e di persone che, pur non avendo conosciuto direttamente Livio Maitan, tengono all’apertura della biblioteca.

La serata ha visto l’illustrazione, da parte del compagno responsabile bibliotecario Carlo Tempestini, del posseduto della biblioteca, composto da circa 4100 volumi, da 300 testate di periodici di consistenza varia, da raccolte di riviste nazionali e internazionali in italiano e in lingua straniera e dall’archivio documentale di Livio Maitan, dichiarato di notevole interesse culturale e vincolato, dalla Soprintendenza archivistica, a rimanere sul territorio nazionale. La biblioteca offre per tutto il posseduto non ancora inserito in SBN una puntuale descrizione nel catalogo locale.

Tra i volumi della biblioteca, si possono facilmente individuare testi sui classici del marxismo, sulla filosofia e la storia, opere sull’America Latina, sui paesi dell’est, nonché testi dei maggiori teorici ed intellettuali del marxismo, tra cui i libri di Rosa Luxemburg, Mandel e Antonio Moscato sulla storia del movimento operaio e dei partiti politici.

Durante l’inaugurazione, sono stati letti passi, accuratamente selezionati, tratti dalle opere di Livio Maitan. Letture che hanno messo in evidenza la straordinaria attualità dei suoi scritti e la necessità di consultarli per comprendere ed affrontare le questioni politiche e sociali a noi contemporanee.

E’ stato proiettato uno stralcio dell’intervista al compagno Antonio Moscato (docente per decenni di Storia del Movimento operaio e Storia contemporanea presso l’università di Lecce), che non ha voluto mancare questo importante appuntamento, contribuendo al ricordo di Livio Maitan con un video, in cui ha ripercorso tra l’altro il suo rapporto con Livio a partire dal lontano 1957. Per chi voglia approfondire, vi rimandiamo alla versione integrale dell’ Intervista ad Antonio Moscato di Michele Azzerri.

A seguire l’intervento del compagno Diego Giachetti (storico e scrittore di libri sulla storia contemporanea e sulle dottrine politiche, in particolare sul trotzkismo e sui movimenti giovanili e di protesta degli anni Sessanta e Settanta del Novecento), che ha accuratamente e scrupolosamente delineato la figura di Livio Maitan, il suo rapporto con la politica e la scrittura, le sue opere, le sue caratteristiche come politico e come uomo.

La Biblioteca Livio Maitan è aperta al pubblico ogni lunedì e giovedì dalle ore 15 alle ore 19 e il sabato dalle ore 9:30 alle ore 13:30. È un luogo accogliente in cui poter leggere, studiare e fare ricerca storica. Per i prossimi mesi sono in preparazione iniziative di dibattito pubblico sulle questioni internazionali, presentazioni di libri e momenti di formazione su temi specifici riguardanti il movimento operaio.

Il posseduto della Biblioteca Livio Maitan è un “patrimonio” che va valorizzato e diffuso il più possibile, per tramandare alle nuove generazioni la storia del marxismo e più nello specifico del marxismo rivoluzionario e internazionalista.

I passi letti durante l’inaugurazione, tratti dalle opere di Livio Maitan

«Pochi mesi dopo che la ricostruita sezione italiana della Quarta Internazionale aveva tenuto la sua prima Conferenza nazionale (Roma, gennaio 1949) da Torino, il 10 maggio 1949, Renzo Gambino, scriveva a Livio Maitan: “La situazione non è incoraggiante, e penso che dobbiamo sempre essere freddi nel giudicarla, senza mai farci aiutare dall’entusiasmo a vedere le cose più rosee –o più rosse–  di quanto non siano. Questo è il succo delle mie ultime esperienze […] tutt’altro che liete [poiché le poche adesioni al nostro movimento] sono platoniche o incerte […] L’ambiente con cui siamo in rapporto è oppresso dalla sfiducia e dalla stanchezza”. A queste osservazioni così rispondeva Livio Maitan da Venezia il 1° luglio 1949: “Il nostro movimento […] ha l’ambizione di presentarsi come un movimento politico essenziale della nostra epoca; e la nostra fiducia è una “fiducia” storica. Perciò se teniamo sempre presente questa prospettiva generale, possiamo rammaricarci di non poter fare oggi quello che fatto subito ci risparmierebbe maggiori fatiche in futuro, ma d’altro canto dobbiamo comprendere che per noi esistono sempre dei compiti da assolvere, per quanto modesti e inadeguati alle esigenze generali. Così l’esigenza generale sarebbe in prima linea quella di avere un partito organizzato, capace di fare una vera politica sul piano nazionale. [Date le] circostanze […] siamo costretti a muoverci in un ambito più ristretto […]. Potrebbe però anche darsi –crepi l’astrologo- che neppure questi compiti ridotti fossero assolvibili in questa fase: e in questo caso ciò non sarebbe certo senza conseguenze nel prossimo e nel lontano avvenire, ma in nessun modo giustificherebbe né una resa a discrezione né una semplice demoralizzazione: ci sarebbe sempre qualche di importante da fare”».

«Invece che di crisi del marxismo, delle ideologie del comunismo, riteniamo sia più corretto parlare da un lato di crisi del movimento operaio, dall’altro di crisi di civiltà. […] Proprio perché il movimento operaio ha registrato sinora insuccessi e fallimenti nel raggiungimento del suo fine storico, cioè la costruzione di una nuova società sorta dal rovesciamento della società esistente, le società umane e la loro civiltà sono immerse in una crisi complessiva i cui elementi costitutivi sono in misura crescente percepiti anche a livello di massa. E’ questa crisi che è alle radici delle tendenze centrifughe che si moltiplicano, del nuovo sonno della ragione non meno allarmante dei precedenti, dell’angoscia sotterranea che si rifrange nei comportamenti e nelle ideologie di movimenti sociali e politici che si diffondono in varie regioni del mondo. […]

La longevità del vecchio riformismo, come il fiorire del nuovo riformismo, possono essere spiegati sulla base della concezione della dialettica delle conquiste parziali. Esse comportano da un lato un rafforzamento del proletariato e di altri strati sfruttati, dall’altro hanno una logica conservatrice o tendenzialmente conservatrice nella misura in cui le masse stesse cominciano a preoccuparsi di difendere quello che hanno acquisito e non di spezzare i legami con le organizzazioni tradizionali riformiste o neoriformiste che appaiono ai loro occhi come strumenti validi o parzialmente validi nelle lotte immediate, anche se hanno abbandonato ogni prospettiva di rovesciamento rivoluzionario del sistema.»