I muscoli dopati di Salvini & C.

di Matteo Saudino
Noi italiani, con il nostro passato coloniale nel corno d’Africa fatto di violenza e sfruttamento, non solo dovremmo immediatamente dare ospitalità ai profughi eritrei, come a tutti coloro che vengono soccorsi in mare, ma in questo caso specifico dovremmo anche chiedere  scusa per quanto fatto ai loro antenati nella prima metà del Novecento. Invece, siamo in presenza di piccoli e meschini uomini che, per calcoli elettorali, giocano a fare i duri con l’Unione Europea sulla logora pella di donne, uomini e ragazzi fuggiti da fame, miseria e torture (vedi i campi libici). L’aspetto più preoccupante di queste tragedie, però, è che ci sono ormai migliaia di cittadini italiani che pensano che tali migranti siano giovani e aitanti palestrati, con tanto di viaggio pagato, da chi vuole manodopera a basso costo o da chi vuole islamizzare l’Europa. Se si crede a tali mistificazioni della realtà, allora si è disposti a veder soffrire, se non addirittura morire, questi disperati della Terra.
Contrapporre le miserie e le povertà su base etnica e localistica è il progetto delle destre nazionaliste e sovraniste, le quali incapaci di affrontare alla radice i problemi sollevati da uno sviluppo capitalistico sempre più iniquo e violento, non hanno altra strada che incanalare il popolo verso la guerra contro chi è diverso, verso un capro espiatorio presentato come mortale minaccia alla coesione della comunità politica, la quale progressivamente perde le proprie già deboli caratteristiche democratiche per diventare un luogo di egoismo e di esclusione. Purtroppo sembra che vent’anni di fascismo, fatto di salari bassi, di scarsa crescita industriale, di analfabetismo di massa  e di poca innovazione tecnologica, oltre che di violenze, leggi razziali e guerra, ci abbiano insegnato ben poco. È vero che la storia si ripete spesso in farsa, ma le farse possono essere terribilmente pericolose. Di fronte ai problemi sociali reali del Paese, Salvini e Company si lanciano in squallide crociate contro profughi, rom, migranti, gay, lobbies, radicale chic, preti comunisti, centri sociali, medici illuministi, insegnanti ribelli perché sanno che su salari, occupazione, pensioni, costo dell’energia, del carburante, edilizia scolastica, infrastrutture, inquinamento e lotta alle mafie non vogliono e non possono fare nulla. Allora danno in pasto al loro elettorato la separazione dei figli dei profughi dai loro genitori, in nome della sicurezza. Si tratta di sfoggiare muscoli pieni di anabolizzanti, che ad un certo punto si sgonfieranno, ma a che prezzo.
Tra il governo del PD, amico delle banche e delle privatizzazioni e che inserisce il pareggio di  bilancio in Costituzione, e il governo dei nazionalisti populisti razzisti, c’è bisogno di intraprendere un’altra via, la via dei mille territori che decidono di opporsi attivamente a questi progetti cinici, miopi e barbari, per costruire spazi di autentica democrazia, fondata innanzitutto sul rispetto delle persone e dell’ambiente. Ognuno inizi a farlo nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle città e ci sentiremo meno soli.