Rom: fuggire per esistere

di Annamaria Di Stefano (Sinistra Anticapitalista Napoli, da Canto Libre)

Quando Marx si interrogò sulla “questione ebraica” sancì definitivamente, senza alcun dubbio, inoppugnabilmente, la sua opzione radicalmente umanista.

Non sorpresi, ma pur sempre sgomenti, è necessario avere consapevolezza che l’organizzazione capitalistica vorrebbe condurci alla catastrofe umanitaria.

La storia delle persecuzioni razziali, che i rom conoscono da secoli , ma che oggi nel post -illuminismo del capitale finanziario  si inasprisce apparentemente in maniera paradossale, a seguito di una nuova reificata ideologia identitaria, è storia di resistenza umana allo stigma etnico e culturale.

Le comunità Rom fuggono, viaggiando per il mondo, l’organizzazione nazionalista e sovranista di cui la classe capitalista ha impregnato la modernità ed indirizzato la contemporaneità.

Ancora a tutt’oggi un’ipocrita accademia che si definisce post-moderna pare stenti a metabolizzare l’abominio dei campi di sterminio definendo il fascismo un incidente di percorso del progresso civile delle democrazie e non la strutturale conseguenza dell’origine di tutte le guerre ( la difesa del capitale finanziario): di conseguenza la minoranza linguistica Rom viene stigmatizzata come primitiva ed al grado zero della consapevolezza sociale, diffondendo su di loro un pregiudizio identitario per falsificare contrapposizione e resistenza di classe.

E’ ormai fin troppo evidente che il fenomeno migratorio di interi popoli è la tragica conseguenza di strategie di “delocalizzazione “ di “masse” concepita malthusianamente come fenomeno di “sovra-produzione”umana”.

Questa tragica realtà si presenta, con modalità sostanzialmente e strutturalmente identiche, fin dagli albori della modernità con la nascita delle nazioni che decreta l’equazione tra straniero e frontiera. Risulta evidente dunque che l’ideologia capitalista, la forza pervasiva del potere della classe capitalista, non possa che ricorrere, in maniera più o meno larvata, alla criminale propaganda razzista.

Le comunità Rom non hanno stato, non hanno frontiere, non dichiarano guerre, non battono moneta e dunque tra loro e l’ideologia capitalista è inevitabile una contrapposizione frontale, ad armi ovviamente assai impari…Rom in lingua Romnì vuol dire semplicemente uomo, un uomo renitente alla leva, che non riconosce eserciti e guerre, ma che non è affatto al grado zero del riconoscimento del diritto-dovere della convivenza umana.

E’ questa la “cultura rom”, una cultura che sancisce definitivamente la sua radicale opzione umanista.

Se di questa cultura, se di questa coscienza storica si fa romanticismo e folklore, non si comprenderà mai fino in fondo il perché la classe capitalista ha necessità assoluta di ricorrere alle aberrazioni razziali. Come non riconoscere infatti nell’oggi la contrapposizione agguerrita tra oscuri sistemi finanziari e le comunità umane, le loro memorie, le loro affettività, i loro progetti esistenziali, il loro diritto al futuro? Che siano le ruspe, i cari armati, le gabbie per i figli degli immigrati, ormai il conflitto è tra la specie umana in tutta la declinazione di diritti negati e la finanza mondiale. I “popoli”, di cui si vuol fare smercio come di merci in sovra-produzione, vengono progressivamente delocalizzati, secondo la logica di tutte le guerre di cui è piena l’attualità, ed in più, impediti nel loro libero viaggiare, reclusi in campi di detenzione, ai margini delle cittadelle capitaliste.  Lento, ma non meno efficace sterminio…

Così al così detto “popolo” degli zingari si vuole negare il diritto all’abitare, il diritto a conservare memoria, affetti, lavoro…

E non si può che ravvisare, in tutti questi crimini che la nostra così detta democrazia tollera, che l’enorme tradimento ideologico di un pensiero politico di una “sinistra capitalista” che vira sempre più “sinistramente” a destra.

Il disinganno politico ci fa ben consapevoli della rottura di ogni legame tra una falsa sinistra inesorabilmente in preda ad accademie e burocrazie corrotte ed una “resistenza umana” cosciente e resistente.

L’ipocrita apparato assistenziale , o come suol dirsi di welfare-state, delega l’accoglienza e la tutela dei popoli in fuga, ad associazioni umanitarie che poi vengono addirittura perseguite come fuori legge, e tacciate finanche di colpa di “pietismo”!

Le comunità Rom, immigrate in massa all’indomani della caduta del muro di Berlino e dello sfaldarsi della cortina di ferro con i paesi dell’area sovietica, vivono ai margini delle metropoli dell’Europa occidentale relegate in campi di detenzione, circondati da rifiuti e privi di ogni aiuto. Resistono disperatamente cercando di conservare la loro identità umana.

I loro raduni internazionali avvengono non con masse che si raccolgono intorno ad  una bandiera, unesercito, un capo di stato, ma orgogliosamente introdotti da una musica preziosa ed antica e da un canto che dice:

“Oggi è la festa di San  Giorgio, è il nostro giorno, il giorno di tutti i Rom.

  Uomini e donne festeggiano e ballano, mangiando insieme l’agnello.

  Qualcuno però guarda di lontano, affamato…”.

Se questo profondo pensiero, non falsamente identitario, ma radicalmente umanista, scomparirà dalla coscienza dell’uomo contemporaneo, quale futuro potrà mai avere la lotta di classe?