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Potere al Popolo: le ragioni del dissenso

Ripubblichiamo di seguito dal numero di giugno de L’Anticapitalista l’articolo scritto da Francesco Locantore e Armando Morgia del coordinamento nazionale di Potere al Popolo, segnalando che i compagni di Sinistra Anticapitalista nella riunione del coordinamento provvisorio del 22 giugno si sono espressi contro l’adozione di una piattaforma decisionale online, insieme ad alcune/i rappresentanti delle assemblee territoriali. L’adozione della piattaforma Liquid Feedback è stata annunciata dall’ultimo comunicato nazionale di Potere al Popolo che potete leggere sul sito poterealpopolo.org.

L’assemblea nazionale di Potere al Popolo (Napoli, 26 e 27 maggio) ha visto una partecipazione importante, che ha testimoniato l’esistenza del movimento sul territorio nazionale e la volontà di continuare oltre le scadenze elettorali. Dagli interventi è emersa la consapevolezza della minaccia per le classi subalterne costituita dall’alleanza di governo tra Lega e M5S, che proprio in quei giorni sventolava il suo “contratto”. L’opposizione a questo governo non può essere lasciata al Pd, che ha costruito le basi per l’affermazione della destra e che è ampiamente screditato agli occhi delle masse per i provvedimenti su pensioni, lavoro, scuola, migranti, che certamente questo governo non rimetterà in discussione.

PaP dovrebbe candidarsi a essere il motore e lo strumento principale di una opposizione sociale, dal basso e di massa. Questo significa lavorare per la ricomposizione dei diversi settori della classe lavoratrice che il padronato vorrebbe mettere in contrapposizione tra loro (migranti, giovani, donne, meridionali, le lavoratrici e i lavoratori degli altri paesi europei, a partire dai francesi che stanno mettendo in campo una mobilitazione forte e duratura), promuovendo e partecipando a tutte le mobilitazioni, avanzando una proposta ricompositiva sulla riduzione del tempo di lavoro a parità di paga, ma anche intervenendo nel dibattito di massa che si sta aprendo con il congresso della Cgil, per strappare alle direzioni sindacali burocratiche lavoratrici e lavoratori che vogliono mettersi su un terreno di conflitto, in un’ottica unitaria con gli altri pezzi del sindacalismo combattivo fuori dalla Cgil.

Le potenzialità e il terreno su cui lavorare nel prossimo futuro ci sono tutte. Tuttavia nel corso del dibattito di Napoli sono state avanzate tre proposte in particolare sulle questioni organizzative, che rischiano di portare l’esperienza di PaP su un binario morto.

La prima riguarda l’istituzione di una piattaforma online attraverso cui tutte/i gli aderenti parteciperebbero al processo decisionale con il voto on line. Noi crediamo invece che costituire un movimento di massa sia altra cosa dallo scimmiottare il Movimento 5 Stelle, cedendo alla degenerazione della democrazia plebiscitaria. La partecipazione diretta è un elemento fondamentale per costruire un movimento radicato nella società, sui territori come sui posti di lavoro.

La seconda proposta è quella di fissare una quota di adesione individuale annuale (fissata a 10€). In quale movimento si è mai visto che bisogna aderire formalmente per partecipare? Se è una questione di finanziamento, si potrebbe chiedere un contributo individuale in ciascuna assemblea locale o nazionale, così come si potrebbero richiedere finanziamenti alle organizzazioni che partecipano al movimento come è già accaduto in campagna elettorale. Ma l’adesione al movimento deve rimanere aperta per unire dentro Potere al Popolo tutte le vertenze locali e settoriali che si svilupperanno nel prossimo futuro.

La terza riguarda il meccanismo di elezione del futuro coordinamento nazionale. Molti interventi hanno chiesto che non debba essere prevista la presenza di rappresentanti delle organizzazioni politiche, e che questo debba essere eletto solo su base territoriale. Intanto è un errore disconoscere il ruolo che hanno avuto le organizzazioni nella nascita e nello sviluppo di PaP. Senza quella convergenza politica in campagna elettorale, difficilmente si sarebbe prodotto l’entusiasmo e la volontà di partecipazione, compresa quella individuale delle compagne e compagni non iscritti a nessuna delle organizzazioni preesistenti. In secondo luogo, l’elezione di un coordinamento nazionale solo su base territoriale, proprio come un sistema elettorale “maggioritario”, rischia di lasciare fuori tutte quelle sensibilità sociali e politiche che non hanno una forte espressione territoriale ma sono diffuse sul territorio nazionale.