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Manuale per i prossimi ’68

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di Diego Giachetti

Il ’68 in Italia non durò pochi mesi, come pure è stato detto nel tentativo di spogliarlo di ogni legame col “prima” e col “dopo”. Non esplosione improvvisa quindi ma risultato del combinarsi di fattori strutturali e di formazione di nuove coscienze indotte dalle trasformazioni sociali e culturali provocate dal processo di modernizzazione di una società che passò repentinamente da una struttura economica ancora prevalentemente agricola a industriale, con un profondo rimescolamento della popolazione dovuto alla migrazione interna di milioni di persone dal Meridione al Settentrione. Contemporaneamente emergeva una nuova generazione che voleva essere protagonista del processo di cambiamento sociale in atto, darsi un destino e un compito. Si trattava di un ribellismo fondato soprattutto sul conflitto generazionale che si manifestò inizialmente nella famiglia e nell’ambito delle istituzioni scolastiche, con modalità e rivendicazioni non politiche, più appartenenti alla sfera delle libertà personali. In questo modo si formò un tessuto giovanile che, quando esplosero le lotte studentesche nelle università, costituì un retroterra ampio di consenso e di condivisione, anche se non si tramutò sempre in partecipazione diretta.

Fattori internazionali, principalmente la guerra del Vietnam, quella arabo-israeliana, le rivolte in atto nell’America Latina e poi la morte del Che nell’ottobre 1967, condizionarono la formazione di quella generazione. Rotture si produssero nel campo della sinistra tradizionale con la nascita di una nuova sinistra e nel mondo cattolico con la formazione di una critica dissidente verso le posizioni della Chiesa che incrinò la tradizionale unità politica dei cattolici attorno al partito democristiano. Le difficoltà politiche incontrate dai governi di centro-sinistra a partire dalla metà degli anni sessanta, con una regressione della spinta riformatrice indotta dalle minacciate e/o reali manovre para golpiste e dai primi segnali di crisi economica dopo gli anni del boom e del miracolo economico. 

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Il ’68 come pretesto

Quasi mai le ricorrenze sono un momento favorevole per la ricostruzione storica dell’accaduto e tantomeno per la capacità di esprimere un giudizio di fatto e di valore. Ciò è particolarmente vero per il ’68 di cui si sta “celebrando” il cinquantenario. Troppe ancora le passioni suscitate e non ancora sopite. Troppi gli interessi del presente che guardano a quel passato per imbrigliarlo, provocando la reazione dei testimoni, incapaci spesso di fare del loro “averlo vissuto” un’interpretazione esaustiva, di passare dalla storia fattuale e personale alla storiografia.

Nando Simeone nel suo libro, 1968 la rivolta necessaria, pubblicato da Red Star Press, sfugge al richiamo celebrativo e testimoniale. Qui il ’68, per nulla inteso come anno fatidico, aurorale, epocale, è piuttosto il pretesto per muoversi lungo un arco storico-politico di lunga durata che ha al centro il tema della formazione scolastica e, in particolare, quella universitaria nelle moderne società novecentesche, quando si consumò il passaggio da università di élite a università di massa, poi università azienda e infine privatizzata. La protesta studentesca scoppia proprio mentre è in atto un aumento considerevole del numero degli iscritti, conseguenza del prolungamento dell’istruzione che si verifica begli anni Sessanta con la scuola media inferiore obbligatoria e quella superiore. La protesta comincia quando viene presentato il progetto di riforma dell’Università da parte del Ministro della pubblica istruzione. Già nel febbraio del 1967 gli studenti di Pisa elaborano le “Tesi della Sapienza”; a novembre partono le prime occupazioni: Trento, la Cattolica di Milano e a Palazzo Campana, sede delle facoltà umanistiche a Torino. La contestazione procederà quindi di pari passo contro l’università in quanto sistema di formazione e in quanto sistema di potere, di repressione, fino a mettere in discussione il sistema. Difatti, la domanda di cambiamento e innovazione non trovò risposte adeguate, tranne alcuni casi isolati. Gli studenti recepirono il messaggio: non si poteva cambiare la scuola senza cambiare la società e lo Stato che reprimeva la protesta. Così facendo diventarono avanguardie politiche, pronti all’incontro con altri settori sociali oppressi.

Il lavoro di Nando Simeone pone al centro della storia il conflitto generazionale e l’interpretazione marxista di esso e della rivolta giovanile. Può così cogliere l’emergere di un elemento nuovo: l’irrompere nella scena politica di una nuova soggettività giovanile, categoria sociale “costruita” dallo sviluppo del capitalismo che, a cominciare dagli anni Cinquanta, aveva esteso la condizione dell’adolescenza-gioventù anche ai settori popolari. Fu proprio questo nuovo strato sociale a diventare protagonista delle mobilitazioni che innescarono una delle crisi più profonde che il capitalismo abbia conosciuto dal dopoguerra a oggi, cioè il ’68, con ricadute anche nei paesi del “socialismo reale”, come in Polonia e in Cecoslovacchia.

Mai 1968, manifestation étudiante à Paris.

Generazione, classe e genere

Definito il paradigma interpretativo, l’autore sviluppa una lineare analisi delle varie forme che il conflitto generazionale ha assunto in Italia a partire dalla seconda metà del Novecento. Si va dai giovani dalle magliette a strisce, che animarono le manifestazioni contro i fascisti e il governo Tambroni nel 1960, alla nascita di una controcultura giovanile negli anni Sessanta, al rinnovamento generazionale della classe operaia, dovuto anche all’immissione di manodopera proveniente dalla migrazione interna. Sono cambiamenti strutturali, mentalità compresa, che preparano il terreno al cosiddetto ’68 e al movimento studentesco. Una simbiosi, rileva l’autore, tra tre tipi di conflitti: di classe, generazionale e di genere. Sì, perché il ’68 rappresentò il tempo congiunturale che favorì la nascita del movimento femminista, quando le donne decisero di guadagnare autonomia attraverso il separatismo e la pratica dell’autocoscienza.

Fu una rivoluzione inizialmente culturale e esistenziale che precedette e accompagnò la rivolta con esisti diversi nei vari paesi. Ad esempio, negli Stati Uniti appare difficile separare il movimento controculturale, esistenziale e la rivolta studentesca. In Italia invece la rottura tra i due elementi avviene nel corso del ‘68 ed è il risultato della forte politicizzazione del “ceto politico”, che si va formando nelle università, favorita della ripresa della lotta operaia. Così poco fu lo spazio al proseguimento della rivolta esistenziale che, per altro, ritornerà continuamente negli anni successivi attraverso la pratica delle donne, dell’area della critica radicale, in quella dell’autonomia diffusa e del movimento del ‘77 e anche nel movimento della Pantera del ‘90.

Oltre il ‘68

Non tutto si esaurisce col ’68. Molte pagine sono dedicate all’analisi di altri movimenti giovanili e studenteschi: quello del’77, dell’85, la Pantera, le agitazioni studentesche europee del 2005-2006, il movimento che si denominò Onda nel 2008. La narrazione dei movimenti è sempre tesa a contestualizzarli per coglierne le caratteristiche che essi esprimono, condizionati dal momento storico, culturale e politico nel quale si trovano ad agire, perché i movimenti studenteschi sono figli dell’intreccio dinamico di tre fenomeni: la radicalizzazione politica dei settori giovanili ai più alti livelli di scolarità; la proletarizzazione del lavoro intellettuale; lo studente come giovane, sottoposto a una specifica oppressione, quella legata all’età. Una parte importante del libro è dedicata all’analisi critica delle forme organizzative che i vari movimenti studenteschi si sono dati nel loro tentativo di autorappresentarsi, di essere un soggetto autorganizzato, spesso volutamente in polemica con altre forme di organizzazione politica giudicate burocratiche e verticistiche. Il ’68 nasce come tentativo di autorganizzazione studentesca ma dura poco, perché le avanguardie prodotte da quelle lotte sono attratte dall’agire politico per costruire una nuova direzione rivoluzionaria del movimento operaio, alternativa a quella riformista.

Un discorso simile ha riguardato anche il movimento del ’77. È il movimento dell’85 ad anticipare problemi di organizzazione autonoma che poi si ritrovano nella Pantera. Anche in quei frangenti le occupazioni scolastiche furono la principale forma di lotta, ma importante fu il dibattito sul problema della costituzione di coordinamenti cittadini democraticamente rappresentativi delle scuole occupate o autogestite. Il dibattito e la pratica di forme concrete di autorganizzazione sociale e democratica, che non era stato centrale negli anni Settanta a livello studentesco, lo divenne invece per la Pantera e la sua mancata soluzione a livello nazionale fu tra le principali cause d’implosione del movimento.

La funzione della scuola e dell’università varia a seconda degli indirizzi che assume la società. Di questo abbiamo la prova con “riforme” apportate in questi ultimi trent’anni da parte del sistema liberal-capitalistico trionfante. Pertanto oggi, come allora, ogni ipotesi di riforma della scuola e dell’università non può essere disgiunta da una prospettiva anticapitalistica, ribadisce l’autore. Non è pensabile lottare per un’altra università senza cambiare radicalmente questa società. Tutto ciò oggi è molto più difficile perché il progetto socialista risulta essere, per varie ragioni, minoritario tra la popolazione, come minoritaria risulta essere la scelta di partecipazione a un progetto-partito politico che si ponga come compito la trasformazione della società. In questo ambito i movimenti che verranno dovranno saper far tesoro dell’esperienza accaduta all’autore del libro. Egli sostiene che «scriverlo, ha avuto anche un valore terapeutico perché, grazie a questo lavoro, ho dovuto compiere lo sforzo necessario a recuperare la memoria politica e personale che avevo quasi del tutto smarrito dopo l’incidente». Nando ce l’ha fatta, quindi c’è speranza, si può ritrovare la memoria e l’esperienza smarrita, ridarsi un passato per costruire un nuovo presente.

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