In Brasile è difficile essere donna e nera

di Antonello Zecca

In tutto il mondo lo è, ma lo è ancor di più in un Paese che sta vivendo una reazione particolarmente violenta da parte di un governo putschista che ha la ricetta di sempre per affrontare i gravissimi problemi sociali che vive il paese: legge e ordine.

Sei un abitante delle favelas di Rio de Janeiro? Bene, allora devi mettere nel conto di finire abusato, torturato, ammazzato dalle forze dell’ordine (loro), perché il fatto stesso di abitare quei luoghi è indice di potenziale criminalità e pericolo per la società. Insomma, un problema da risolvere per le vie spicce.

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La nostra compagna Marielle Franco, militante anticapitalista e femminista, attivista del PSOL e consigliera municipale della popolosa città dell’omonimo stato, non ha mai smesso di lottare precisamente contro tutto questo, pagando con la vita.

Cinque colpi alla testa mentre era in auto insieme al conducente Anderson Pedro Gomes (deceduto anch’egli), esplosi da un’altra auto che si era affiancata per eseguire il mortale agguato. Una vera e propria esecuzione, fatta con perizia da professionisti, che rafforza l’idea che si sia trattato di un omicidio pianificato nei confronti di una donna, una militante per i diritti umani, che era forse diventata troppo scomoda per le sue denunce nei confronti delle intollerabili violenze della polizia, soprattutto nelle favelas. Recentemente, Marielle aveva denunciato proprio un’azione particolarmente brutale della polizia militare del 41° distretto (Irajà) nella favela di Acari, e due settimane prima era stata selezionata come relatrice della Commissione incaricata di vigilare sugli interventi militari decretati dal Presidente Temer per “contenere” la violenza nella città di Rio, esautorando di fatto le autorità locali dell’omonimo stato.

Marielle conosceva molto bene i quartieri popolari di Rio, poiché in uno di essi era nata e cresciuta, ed era al tempo stesso molto conosciuta per aver svolto per anni un importante lavoro sociale con le comunità locali.

Lo sgomento e il cordoglio per la sua morte stanno attraversando tutto il paese, e manifestazioni di protesta contro quest’assassinio sono già state annunciate in numerose città brasiliane.

Pubblichiamo la dichiarazione del Partito del Socialismo e Liberdade, a cui ci associamo e che esprime la nostra stessa rabbia e il nostro stesso dolore, ma anche la determinazione a continuare la lotta di Marielle, in qualunque parte del mondo:

“Il PSOL (Partito del Socialismo e della Libertà) esprime tutto il suo cordoglio per l’omicidio di Marielle Franco, consigliera municipale della Città di Rio de Janeiro in rappresentanza del nostro partito. Siamo vicini alla famiglia, agli amici, ai suoi colleghi di lavoro e ai dirigenti del PSOL di Rio de Janeiro in questo momento di dolore e indignazione.

Non possiamo escludere l’ipotesi di un crimine a sfondo politico, cioè, un’esecuzione. Marielle aveva da poco denunciato le azioni brutali e truculente della Polizia Militare nell’Irajà, regione della comunità di Acari.

Inoltre, le caratteristiche di questo atto criminale (un affiancamento in corsa all’auto in cui si trovava Marielle, con esplosione di numerosi colpi e successive fuga) rafforza questa possibilità.

L’attività di Marielle come consigliera municipale e militante per i diritti umani è ragione di orgoglio per tutti gli attivisti e tutte le attiviste del PSOL, e oggi noi le porgiamo tribute, nella continuità della sua lotta. Esigiamo indagini rigorose e immediate su questo odioso crimine. Non staremo in silenzio!

Marielle, presente! Oggi e per sempre!

Partito Socialismo e Libertà

14 Marzo 2018”