Troppa gente senza casa, troppe case senza gente. Anche a Genova

casaoccupata

da Genova, Leonardo Staita

Negli ultimi anni, in Italia, per effetto della crisi economica, dell’aumento della disoccupazione, della precarietà, e delle politiche di tagli al sociale, è cresciuta la percentuale di chi non ha più i mezzi per accedere ad un alloggio stabile e dignitoso, per pagarsi un affitto o un mutuo. Dall’ultimo rapporto ISTAT emerge che nel 2017 ben 8 milioni di italiani versano in condizioni di povertà e di questi 4,5 milioni versano in condizioni di povertà assoluta. Mentre lo Stato destina sempre più denaro al finanziamento delle imprese capitalistiche e per i salvataggi delle banche, ne destina sempre meno per i progetti di politiche abitative a carattere sociale (per i cosiddetti alloggi sociali, per aiutare i cittadini morosi, ecc.) nonostante che l’aumento della povertà e gli elevati prezzi degli alloggi sul libero mercato, rendano questo intervento sempre più necessario. Nonostante che gli alti prezzi dei mutui – spesso a livelli usurai – e degli affitti (in media di 605 euro mensili), pesino mediamente per il 35-40% sui bilanci delle famiglie.

A differenza degli anni del dopoguerra, oggi il problema non è più dovuto alla scarsità numerica degli alloggi disponibili, ma – al contrario – ad un surplus di alloggi vuoti (pubblici e privati) paradossalmente non in grado di soddisfare la crescente domanda abitativa. In pratica, vi sono troppi alloggi vuoti che non vengono dati a chi ne ha bisogno: più di 2,7 milioni di alloggi vuoti in tutta Italia (dati Ance). Solo gli alloggi popolari non assegnati, ammontano oggi a circa 600 mila. Solo a Genova, si contano circa 33 mila appartamenti vuoti, a fronte di una popolazione calata di circa 300 mila unità negli ultimi 40 anni. Dai dati del Viminale risulta che in Italia vi sono attualmente tra le 30 e le 50 mila famiglie a rischio per la mancata proroga degli sfratti di fine locazione. E nonostante che il 70% di queste famiglie possieda i requisiti di reddito e sociali (famiglie con anziani, minori, malati o disabili gravi) previste dalla legge per ottenere la proroga. Una vera tragedia per queste famiglie, e una grande soddisfazione per Confedilizia, la potente associazione dei proprietari italiani, che ha sempre chiesto ai politici di non scaricare sui privati il problema abitativo. E per la Chiesa cattolica – primo proprietario immobiliare d’Italia – che utilizza il proprio patrimonio per fini di profitto e senza pagare le tasse dovute (come IMU e TASI). Il settimanale Left ha appena pubblicato i dati più recenti sull’immenso patrimonio immobiliare che la Chiesa Cattolica possiede nel mondo: circa un milione di immobili, per un valore di 2mila miliardi. Una ricchezza enorme suddivisa in chiese, ospizi, orfanotrofi, pii alberghi per turisti e pellegrini, terreni e abitazioni date in locazione, scuole, centri di cura e ospedali. Di questi beni immobili, circa il 70% si troverebbero all’estero, mentre il 30% è in Italia, dislocati soprattutto a Roma, in Lombardia e nel Veneto. In pratica, 1 immobile su 5 in Italia è di proprietà della Chiesa, per un totale di 115mila fabbricati, di cui 25mila solo a Roma. Un patrimonio in continua espansione grazie alle compravendite e alle migliaia di donazioni testamentarie che ogni anno vengono registrate a favore del clero; di queste 8-10 mila solo a Roma. Da anni -in Italia- gli sfratti e gli sgomberi sono in aumento: il 90% dei quali avvengono per morosità, quasi sempre incolpevole.

Le procedure di sfratto eseguite nel 2016 in Italia sono state 61.718; il dato peggiore si è registrato in Piemonte, dove vi sono state ben 7 mila provvedimenti di sfratto, di cui 3388 solo a Torino (fonte Usb-Asia). In Liguria – nel 2016 – sono stati eseguiti 2624 sfratti: di questi 966 solo nella città di Genova (dati del Viminale). A fronte di questa drammatica situazione, in molte città italiane si sono sviluppate -negli anni- delle lotte per resistere a sfratti e sgomberi o per dare vita ad occupazioni collettive. Per lo più si tratta di comitati e movimenti sociali, come il Movimento di Lotta per la Casa o la Rete di Solidarietà Popolare, presenti in molte città italiane. A dare sostegno attivo e organizzato a queste realtà di lotta, vi sono soprattutto piccoli settori di militanti politici vari: appartenenti ad alcuni centri sociali, a gruppi anarchici o alle varie organizzazioni politiche della sinistra marxista. Tra questi, vi sono numerosi compagni/e che sono oggi parte attiva nel progetto politico di Potere al Popolo, e che sono stati in passato attivi sul fronte casa in molte grandi città come: Napoli, Roma, Torino, Milano, Bologna, Genova…

Ancora recentemente, dal 2 Febbraio scorso, a Napoli, i/le compagni/e di Potere al Popolo hanno contribuito ad attuare l’occupazione di una chiesa abbandonata da anni per utilizzarla come dormitorio e refettorio per i senzatetto; in una città che conta più di mille senzatetto e circa 200 chiese abbandonate. Ai vari esempi di lotta organizzata, vanno aggiunti i tanti casi di occupazioni individuali, a volte mediante l’ intervento di organizzazioni malavitose che – in cambio di soldi – ti aiutano a trovare una casa vuota e ad aprirla. Una volta fatto ciò, il rapporto finisce lì, sulla soglia di casa. Chi condanna l’illegalità delle occupazioni non ha mai dormito in auto o in una stazione, sotto un ponte o in tuguri con i propri cari.

Anche chi utilizza l’argomentazione secondo cui chi occupa porta via la casa agli assegnatari sbaglia di grosso: i veri ostacoli all’assegnazione degli appartamenti vuoti sono altri. In primo luogo, la scelta politica di vendere il patrimonio residenziale pubblico per fare cassa, e agevolare la speculazione edilizia. In secondo luogo, lo stato inagibile e fatiscente di molti alloggi popolari per la riduzione di manutenzioni e ristrutturazioni. Infine, le lunghe procedure burocratiche dei vari enti per la casa, che rallentano molto la prassi delle assegnazioni. Il Piano Casa del 2015, che porta la firma dell’ex ministro Lupi – costretto poi a dimettersi per lo scandalo Grandi Opere – ha ulteriormente peggiorato la situazione complessiva. Perché prevede (articoli 3 e 4) la messa all’asta delle case popolari a prezzi di mercato e senza nessuna facilitazione per gli inquilini eventualmente residenti. Inoltre, non contiene nessun provvedimento per bloccare gli sfratti o per attuare piani di edilizia residenziale pubblica; per ristrutturare il patrimonio pubblico o per la riqualificazione urbana delle periferie, sempre più degradate, dove vivono più di 14 milioni di abitanti. Infine, il Piano Casa colpisce i movimenti sociali che si oppongono agli sfratti e attuano occupazioni collettive. L’ articolo 5, intitolato “Lotta all’occupazione abusiva di immobili”, esclude gli occupanti dalla possibilità di allacciamento a pubblici servizi o dal diritto ad ottenere la residenza e a godere di diritti essenziali come l’accesso alle cure mediche, all’assistenza domiciliare, l’ iscrizione a scuola, la produzione della certificazione Isee, l’inserimento dei figli nello stato di famiglia, fino al diritto di voto. Senza mai dimenticare che alle operazioni di sgombero, seguono poi denunce e processi per gli attivisti coinvolti.

Nello specifico – sul tema casa – nel programma politico di Potere al Popolo vi sono presenti rivendicazioni significative come:

1) un piano straordinario per la messa a disposizione di 1 milione di alloggi sociali in 10 anni, attraverso il prioritario riutilizzo del patrimonio esistente; 2) l’ introduzione di un’ imposta fortemente progressiva sugli immobili sfitti e la possibilità per i sindaci di requisire lo sfitto in situazioni di emergenza abitativa; 3) una politica di controllo degli affitti, stabilendo canoni rapportati alla rendita catastale; 4) l’abolizione dell’art. 5 del Piano Casa di Lupi; 5) una moratoria sulla “morosità incolpevole”.

Tutte rivendicazioni che indicano la volontà politica di voler risolvere il problema della crisi degli alloggi in maniera vera e senza indugi, un motivo in più per votare a favore di Potere al Popolo il prossimo 4 Marzo e per sostenere il suo progetto politico anche dopo le elezioni. Nella consapevolezza che per poter ottenere risultati duraturi – in questo come in altri settori – ci sarà bisogno di costruire iniziative di lotta, nei quartieri e sui posti di lavoro.

*Leonardo Staita è candidato per Potere al Popolo alle elezioni municipali Centro-Ovest di Genova