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Colpire l’antifascista, proteggere il fascista. E’ successo di nuovo, a Napoli

new Fotosud - Corteo contro Casapound

Sinistra Anticapitalista Napoli

Colpire l’antifascista, proteggere il fascista.

Si può riassumere così l’ennesima giornata in cui gli apparati repressivi dello Stato hanno ancora una volta reso noto che l’antifascismo non è tollerato in questo paese.

Dopo Piacenza e Bologna, anche Napoli questo pomeriggio è stata teatro di una violenta repressione di militanti antifascisti/e, che, in centinaia, avevano affollato una manifestazione indetta per protestare contro l’appuntamento elettorale della formazione neofascista Casa Pound, tenutosi in un noto hotel nei pressi della stazione centrale del capoluogo campano.

Si direbbe che lo schieramento delle forze dell’ordine a presidio della piazza sia più confacente a un teatro di guerra: 100 uomini in assetto antisommossa a difesa del “diritto di parola” dei fascisti del terzo millennio, e una rete metallica all’ingresso dell’hotel, per garantire che Casa Pound potesse spargere indisturbata il consueto seme di odio, razzismo, intolleranza.

Il corteo era riuscito ad aggirare temporaneamente il blocco recandosi verso le reti di protezione dell’hotel, quando sono iniziate le provocazioni e le minacce della polizia, che ha poi cominciato a caricare violentemente i manifestanti, spezzando il corteo in due. Contemporaneamente, sono stati portati attacchi sia ai lati che alla coda, impedendo di fatto una via d’uscita sicura.
Oltre al almeno quattro feriti, di cui un’attivista ricoverata per manganellate al volto, ci sono stati più di venti fermi di attivisti, di cui tre minorenni, condotti in questura, dove si è subito diretto il resto dei manifestanti per chiederne la liberazione immediata. Cariche violente sono però proseguite anche nei pressi della questura, e destano impressione le immagini di decine di attiviste/i messi faccia al muro e mani alzate per essere perquisite/i. Non c’è bisogno di scomodare il Cile, basta ricordare Genova 2001, per sottolineare come questa Repubblica, di democratico abbia solo il nome.

Il questore di Napoli dichiara esserci una strategia di escalation contro le forze dell’ordine (sic), motivando così la violenza che invece si è scatenata contro i manifestanti, “rei” di aver semplicemente ricordato che il fascismo è un crimine, non un’opinione. Che sia anche scritto nella Costituzione, è poco più di un orpello per chi capisce solo il linguaggio dei rapporti di forza: non è certo un caso se, nella storia del secondo dopoguerra, anche le parti migliori della carta costituzionale siano stati applicate, parzialmente e temporaneamente, solo quando il movimento operaio e i movimenti studenteschi e femministi hanno saputo imporre importanti cicli di lotta e consistenti mobilitazioni di massa.

L’unica strategia di escalation che ci è dato vedere, è quella contro chi scende in piazza per riaffermare l’inaccettabilità di idee fasciste, razziste, xenofobe, sessiste/misogine, e difendere diritti e libertà democratiche, e un’idea di società in cui accoglienza, cooperazione e solidarietà siano i valori fondamentali.
Questa strategia porta il marchio indelebile di Marco Minniti, esponente di punta di quel PD per il quale antifascismo è solo un’invocazione retorica buona a riempire qualche discorso della domenica, ma che ne fatti ha contribuito a produrre la crescita dell’estrema destra e del neofascismo a causa delle politiche di austerità condotte per e con l’Unione Europea.
Il decreto che porta il nome del Ministro dell’Interno è stato infatti solo un assaggio della “normalizzazione ” che sta colpendo non soltanto gli antifascisti e le antifasciste, ma anche i movimenti sociali e il sindacalismo combattivo, e ora minaccia anche i giornalisti che ancora si ostinano a fare il loro mestiere (come dimostra l’accanimento contro Fanpage, “colpevole” di aver coinvolto il secondogenito del governatore della Campania De Luca in un’opera di vero giornalismo d’inchiesta).

La crisi sociale permanente prodotta dal capitalismo esige repressione preventiva e controllo sociale costante, per impedire che sorgano esperienze collettive in grado di mettere in discussione alla radice gli assetti dell’attuale sistema economico, politico e sociale, e c’è da scommettere che queste provocazioni contro attiviste/i e militanti della sinistra e del movimenti sociali continueranno ben oltre la campagna elettorale forse più brutta di sempre, con l’eccezione di Potere al Popolo, il cui risultato elettorale è ancora più importante affinché anche in Parlamento ci sia una voce antifascista coerente e autentica.

Sinistra Anticapitalista Napoli si schiera senza se e senza ma con gli antifascisti e le antifasciste napoletani/e, e condanna la repressione che si è abbattuta contro chi oggi, ancora una volta, ha tenuto alta la bandiera dell’uguaglianza, della democrazia, dell’antirazzismo.

#antifascismo
#Napoli