Perché ci odiano – La memoria della guerra di Corea del 1950-1953 a guida USA

di Branko Marcetic (da Jacobin 22/11/2017, trad. di G. Viglino)

Durante la Guerra di Corea, gli USA sganciarono il napalm sui civili, e rasero al suolo intere città. Per questo la Corea del Nord è tanto ostile all’America.

Chiedete a molti Americani della Guerra di Corea, e tenderanno a dirvi che è stato dove hanno combattuto gli uomini e le donne del 4077 [1], dove Dick Whitman divenne Don Draper [2], o semplicemente che è stato un conflitto che riguardava la Corea. Chiedete a molti nella Corea del Nord, ed è probabile che vi dicano che è stata una calamità epocale, devastante, che ha lasciato il loro paese un inferno di sterili crateri, e ucciso almeno uno dei loro parenti.

Spesso le azioni della dirigenza Nordcoreana sono viste come azioni di pazzi irrazionali che conoscono solo il linguaggio della forza. Ma mentre la natura dittatoriale della DPRK è fuori discussione, il feroce antiamericanismo che è al cuore della dinastia Kim ha origine da una chiara memoria della guerra condotta in Corea dagli USA.

Anche se reportage seri sulla guerra erano censurati all’epoca, e oggi è una «guerra dimenticata», che vive largamente in riferimenti casuali della cultura pop, la Guerra di Corea è stato un evento traumatico fondativo per i Nordcoreani – una dimostrazione di prima mano sia del terrificante potere dell’arsenale militare USA scatenato, e del perché il paese non deve mai più essere colto con la difesa impreparata.

Una Guerra Spietata

La Guerra di Corea fece milioni di morti, divenne una guerra per procura tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica e portò il mondo sull’orlo di un conflitto nucleare, tutto nell’arco di tre anni.

Scoppiata nel 1950, quando il Nord comunista invase il Sud anticomunista, la guerra coinvolse gli Stati Uniti quando le forze del Sud cedettero rapidamente e persero la capitale Seul. Benché la Corea fosse strategicamente marginale, per il pugno di politici USA determinati a coinvolgere il loro paese era il primo test con l’Unione Sovietica della potenza e del prestigio USA nel mondo della Guerra Fredda. Finì in uno stallo e un precario armistizio in vigore ancora oggi.

La guerra produsse un balzo in avanti nella devastazione aerea, superando la già considerevole distruzione che le bombe alleate avevano causato ai civili delle potenze dell’Asse durante la Seconda Guerra Mondiale. Il mondo non avrebbe visto niente di simile fino al Vietnam.[3]

I numeri parlano da soli. Le 635.000 tonnellate di bombe sganciate sulla Corea in tre anni superarono il tonnellaggio di esplosivi dell’intero teatro del Pacifico nella Seconda Guerra Mondiale. Alla fine delle ostilità, tra due e tre milioni di Coreani erano morti, dispersi o feriti; dal 12 al 15 per cento circa della popolazione del Nord era stato ucciso.[4] Per mettere il dato in prospettiva, durante la Seconda Guerra Mondiale l’Unione Sovietica perse circa il 13/14 percento della popolazione anteguerra [5]; la Polonia, che subì le maggiori perdite, ne perse circa il 18 per cento.[6]

In altre parole, le forze condotte dagli USA fecero alla Corea del Nord circa lo stesso che la guerra e l’Olocausto avevano fatto alla Polonia.

La Guerra di Corea si dimostrò un fertile terreno di prova per una varietà di nuove armi sadiche, incluse le bombe a grappolo e il gas nervino. C’è anche la prova [7] che l’esercito USA cercò di praticare la guerra biologica.[8]

Con il progredire della guerra, il napalm fu impiegato in incursioni sui centri abitati, radendo al suolo le città, e trasformando la pelle di civili innocenti in una membrana nera, coperta di pus. In una sola incursione su Pyongyang, il 29 agosto 1952, furono rovesciati sulla città diecimila litri della sostanza chimica. L’intera cosa era così indecente che persino Winston Churchill – che una volta aveva espresso la preoccupazione che «i disfattisti in uniforme cantori di salmi» avrebbero affossato i suoi piani di «saturare» le città tedesche con gas velenosi durante la seconda guerra mondiale – pensò che era troppo, definendo la devastazione «un gravissimo errore». Alla fine delle ostilità, gli USA avevano coperto il paese con 32.000 tonnellate di napalm.

L’uso del napalm in aree civili era una delle restrizioni che gradualmente furono rimosse nel corso della guerra. Anche le incursioni con incendi di massa e gli attacchi al sistema idroelettrico del paese [cioè la distruzione delle dighe Ndt] furono ritenuti accettabili.

Il mutamento fu causato dall’entrata in guerra della Cina e da un cambiamento degli obiettivi: nel 1951, le forze USA avevano abbandonato il tentativo di riprendere il Nord, e si erano invece disposte a sottoporre i Nordcoreani a tali orrori da obbligarli a negoziare.

Come spiegò il gen. Matthew Ridgway, comandante dell’Ottava Armata, l’obiettivo era «non la conquista di territorio, ma la massima distruzione di persone e materiali nemici al minimo costo per le nostre forze» usando «la forza davvero terrificante della nostra potenza di fuoco». Il Segretario alla Difesa Robert Lovett, sbottò: «se continuiamo a fare a pezzi il posto, possiamo rendere la cosa un affare molto impopolare per i Nordcoreani. Dobbiamo andare avanti dritta».[9]

Gli attacchi divennero rapidamente spietati, sganciati da qualsiasi parvenza di proporzionalità o precisione. Civili, combattenti: erano tutti bersaglio. «Una cosa sul napalm» raccontò un pilota «è che quando hai colpito un villaggio e lo hai visto andare in fiamme, sai che hai compiuto qualche cosa. Non c’è niente che faccia più star male un pilota che lavorare su un’area e non vedere che hai compiuto qualche cosa». Il Gen. Curtis LeMay ricordava che un membro di un equipaggio, dopo che uno squadrone di B-29 aveva lasciato «tre strati di fumo» su condizioni di perfetta visibilità, gli aveva detto: «non sappiamo che cosa abbiamo colpito. Ma, qualunque cosa fosse, gli abbiamo certamente fatto schizzare fuori la merda».

Testimonianze oculari descrivono la desolazione creata dai bombardamenti. Nella primavera 1951, il gen. Emmett “Rosie” O’Donnel, capo del comando bombardieri, riferì ai senatori che «la quasi totalità della penisola Coreana è un terribile disastro. Tutto è distrutto. Non è rimasto in piedi niente degno del nome». Il giudice della Corte Suprema William Douglas disse che la distruzione delle città europee nella Seconda Guerra Mondiale impallidiva al confronto con quella della Corea del Nord.

Il giornalista ungherese Tibor Meray riferì che non c’era «più nessuna città nella Corea del Nord» [10]; «sono passato attraverso una città di 200.000 abitanti e ho visto migliaia di comignoli [crollati] e questo era tutto». «La maggior parte delle città era solo macerie o spazi aperti coperti di neve dove c’erano stati edifici», disse un prigioniero di guerra americano. L’Aviazione [Air Force] stabilì che, alla fine della guerra, diciotto delle ventidue maggiori città della Corea del Nord erano state distrutte almeno a metà. Pyongyang era stata rasa al suolo per circa il 75%.

Una delle azioni più vergognose fu compiuta pochi mesi prima dell’armistizio, quando l’Aviazione effettuò una serie di bombardamenti sulle dighe della Corea del Nord, una delle quali si stimava fornisse il 75% della fornitura controllata di acqua per la produzione del riso. Il personale della Air University Quarterly Review [Rivista Trimestrale dell’Università dell’Aria], l’organo ufficiale del principale centro di istruzione dell’Aviazione, era decisamente giubilante.[11]

«Per i comunisti, la distruzione delle dighe significava principalmente la distruzione del loro principale alimento: il riso» scrissero. «Un Occidentale può difficilmente concepire lo spaventoso significato che la perdita di questo alimento di base ha per un Asiatico: fame e lenta morte».

Essi notavano che la produzione alimentare «era l’unico elemento importante dell’economia della Corea del Nord ancora funzionante in modo efficiente», qualche cosa che i bombardamenti avevano distrutto. Continuavano descrivendo «la devastante inondazione» che era seguita al crollo di una diga «che spazzava via tutto sul suo percorso».

Queste immagini sono state incise a fuoco nelle memorie del popolo della Corea del Nord e dei suoi dirigenti.

«Il governo della DPRK non ha mai dimenticato la lezione della vulnerabilità della Corea del Nord agli attacchi aerei americani … e [avrebbe] poi sviluppato le armi nucleari per avere la sicurezza che la Corea del Nord non si sarebbe trovata nuovamente in una simile posizione» ha scritto lo storico Charles Armstrong nel sessantesimo anniversario dello scoppio del conflitto [12]. «La guerra contro gli Stati Uniti, più di ogni altro singolo fattore, ha dato ai Nordcoreani un senso collettivo di ansia e paura delle minacce esterne, che sarebbe continuato molto dopo la fine della guerra».

Se la Guerra di Corea non occupa molto spazio di riflessione negli USA, i Nordcoreani non l’hanno mai dimenticata. Come possono, quando stanno ancora dissotterrando bombe mortifere lasciate da quella guerra?

Giocare Con il Fuoco Nucleare

Non è stata solo la devastazione totale che ha nutrito il desiderio del Nord per le armi nucleari. È stato anche l’abuso sconsiderato da parte del governo USA delle proprie capacità nucleari.

In effetti, Donald Trump è lungi dall’essere il primo presidente a minacciare di annientamento nucleare la Corea del Nord. Tale dubbio onore spetta a Harry Truman, che il 30 novembre 1950 dichiarò ai giornalisti che l’impiego della bomba atomica nel conflitto era preso in considerazione [on the table].[13] Il primo ministro britannico, Clement Attlee fu talmente allarmato che volò immediatamente a Washington, cercando (e fallendo) di ottenere una promessa scritta da Truman che non avrebbe usato la bomba in Corea.

Oggi, pesanti minacce di distruzione nucleare alla Corea sono tipicamente associate al Gen. Douglas MacArthur, che diresse lo sforzo di guerra fino alla sua estromissione nel 1951. E con buona ragione: MacArthur aveva chiesto il permesso di sganciare trentaquattro bombe «attraverso il collo della Manciuria» e di lasciare una «cintura di cobalto radioattivo» tra il Nord e il Sud per prevenire qualsiasi futura invasione di terra. Ma il generale era solo poco più istrionico di Truman e del resto dell’alto comando.

Ma come ha indicato lo storico Bruce Cumings [14], i Capi di Stato Maggiore avevano valutato se usare la bomba già prima della conferenza stampa di Truman (decidendo contro di questa per ragioni strategiche piuttosto che etiche), e considerarono nuovamente l’opzione nel giugno 1951.

Inoltre, il «Project Vista», sostenuto dai militari, raccomandava lo sviluppo di armi nucleari più piccole per l’impiego tattico sul campo di battaglia.[15] La Operation Hudson Harbor implicava voli di prova di bombardamenti nucleari, autentici fin nei particolari, che sganciavano finte bombe atomiche sulla Corea – che, Cumings fa notare, la direzione della DPRK non sarebbe stata certa se erano finte o no fino al momento in cui cadevano.

Ma anche senza tutto questo, era sufficiente sapere che gli Stati Uniti avevano la bomba. «Airpower»[Forza aerea], spiegò la defunta storica Mailyn B. Young [16], «era intesa come un linguaggio speciale rivolto al nemico» che «incorporava un silenzio molto cruciale: dietro tutte le bombe sganciate c’era il suono di quella che poteva essere stata sganciata ma non lo era… ancora».

E questo non è la fine della storia. Nel 1957, il Presidente Dwight Eisenhower, violando i termini dell’armistizio, collocò armi nucleari nella Corea del Sud.

La minaccia di Eisenhower di usare le armi nucleari contro la Cina alla fine della guerra può essere stata un mito [17], ma fu presentata al mondo come verità. E in realtà, Eisenhower considerò molto seriamente di usare la bomba [18], continuando a sviluppare piani dettagliati per un attacco nucleare contro la Corea del Nord e la Cina anche dopo l’armistizio.

L’uso delle armi nucleari è stato preso in considerazione [on the table] nei decenni successivi, anche se non pubblicamente. Quando i Nordcoreani catturarono una nave spia USA nelle loro acque nel 1968 [19], Johnson evitò apertamente la retorica bellicosa e risolse la questione per via diplomatica. Però, dietro le quinte, la direzione USA pensò inizialmente di sganciare una bomba atomica per rappresaglia [20] e mantenne i caccia nelle basi aeree in Corea caricati con le bombe nucleari e posti in massima allerta.

Nel frattempo, la direzione nordcoreana ha visto che altri Stati che hanno rinunciato alle armi nucleari – precisamente la Libia e l’Iraq – sono stati rapidamente invasi, ridotti in macerie, e i loro dirigenti arrestati, umiliati pubblicamente [21], torturati [22] e uccisi.

Considerando la lunga, fondativa storia di minacce e devastazioni, l’affinità della direzione nordcoreana con le armi nucleari desta meno perplessità. L’orrore della Guerra di Corea può non essere la sola causa del comportamento aggressivo della DPRK. Ma fa un passo lunghissimo verso la sua spiegazione.

Note

[1] http://www.imdb.com/title/tt0068098/

[2] http://www.imdb.com/title/tt0804503/

[3] http://inthesetimes.com/article/18964/ted-cruz-carpet-bombing-isis-history-dresden-vietnam

[4] http://apjjf.org/-Charles-K.-Armstrong/3460/article.html

[5] https://www2.warwick.ac.uk/fac/soc/economics/research/centres/cage/manage/publications/332-2017_harrison.pdf

[6] http://www.spiegel.de/international/europe/germany-s-wwii-occupation-of-poland-when-we-finish-nobody-is-left-alive-a-759095.html

[7] https://www.telesurtv.net/english/opinion/Expert-Exposes-US-Biological-Warfare-During-Korean-War-20171005-0006.html

[8] https://shadowproof.com/2013/12/10/cia-document-suggests-u-s-lied-about-biological-chemical-weapon-use-in-the-korean-war/

[9] https://www.trumanlibrary.org/whistlestop/study_collections/mjc/index.php?documentVersion=transcript&documentid=hst-mjc_naid2839578-02

[10] https://books.google.fr/books?id=pe86S4iCz34C&lpg=PA29&ots=0L9jMm83vc&dq=tibor+meray+north+korea&pg=PA30&redir_esc=y#v=onepage&q=tibor%20meray%20north%20korea&f=false

[11] http://www.airuniversity.af.mil/Portals/10/ASPJ/journals/1954_Vol06_No1-4/1954_Vol6_No4.pdf

[12] http://apjjf.org/-Charles-K.-Armstrong/3460/article.html

[13] http://www.presidency.ucsb.edu/ws/index.php?pid=13673

[14] http://www.jstor.org/stable/30209238?seq=1#page_scan_tab_contents

[15] http://www.patrickmccray.com/wp/wp-content/uploads/2012/12/2004-McCray-Vista-Paper.pdf

[16] https://www.jacobinmag.com/2017/02/marilyn-young-obituary-vietnam-wars-feminism-imperialism/

[17] https://www.washingtonpost.com/news/made-by-history/wp/2017/08/11/trump-threatened-to-nuke-north-korea-did-ike-do-the-same/?utm_term=.0c1789dad47a

[18] http://www.nytimes.com/1984/06/08/world/us-papers-tell-of-53-policy-to-use-a-bomb-in-korea.html

[19] https://www.smithsonianmag.com/smart-news/time-us-nearly-nuked-north-korea-over-highjacked-spy-ship-180949514/

[20] http://nautilus.org/wp-content/uploads/2011/04/PacificPowderkegbyPeterHayes.pdf

[21] https://www.cbsnews.com/news/laughing-at-saddams-expense/

[22] https://www.theguardian.com/world/2012/oct/20/muammar-gaddafi-killing-witnesses