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Acqua di Napoli, è possibile disobbedire ai vincoli di bilancio?

da Napoli, Gennaro Esposito

Presepe Abc Napoli (3)

Che la questione ABC non sia percepita come criticità cittadina è un dato di fatto sia per la cosiddetta gente comune sia per quella fetta variegata di militanti politici e sociali. Le ragioni potrebbero essere essenzialmente due. La prima: l’ABC non rientra nel calendario dell’attualismo emergenziale, vale a dire non appare da codice rosso (come ad esempio la situazione del TPL o quella dei servizi sociali). Seconda ragione: l’ABC emette bollette di pagamento che assicurano disponibilità di liquidi immediati, e ciò favorisce per ora e forse per i prossimi due anni una regolarità di servizio.                           In realtà, però, la malattia c’è e, per quanto possa apparire asintomatica, continua nel suo percorso erosivo. Al momento, non sono state messe in campo terapie efficaci. Anzi, se le cose continueranno a camminare così come stanno camminando, non è un azzardo ipotizzare un collasso dell’azienda entro i prossimi tre anni.

I privilegi dei dirigenti ABC – Gli stipendi dei dirigenti vanno dai 100.000 ai 240.000 euro annui (la media è di 160.000 euro). I più alti d’Italia. Per esempio, sono più o meno il doppio dei compensi percepiti dai dirigenti della Cap Holding (città metropolitana di Milano), che distribuisce l’acqua a più di sei milioni di abitanti.

Le spese senza copertura economica in ABC – Dall’inizio del 2017 le spese senza copertura economica stanno creando un buco che supera i tredici milioni di euro (annui). Così facendo, l’azienda perde la solidità economica-finanziaria, via via si indebolisce e diventa come tutte quelle aziende in crisi (ANM?) che scivolano indecorosamente nelle braccia dei privati. Sono ovviamente anch’io d’accordo che bisogna combattere i “vincoli di bilancio”. Ci mancherebbe. Ogni tanto leggo o ascolto su questo tema inviti alla ribellione, alla disobbedienza… Chi dovrebbe ribellarsi, chi dovrebbe disobbedire? La realtà dice che siamo governati sia a livello nazionale sia a livello locale dal sistema della democrazia rappresentativa, che per me resta la parodia della democrazia. Diceva Antonio Labriola: “Chiedere a questa società (la borghesia), che essa muti anzi rovesci il suo diritto, che è la sua difesa, gli è chiederle l’assurdo. Chiedere a questo Stato, che esso cessi dall’essere lo scudo e anzi il baluardo di questa società e di questo diritto, è volere illogico. (…) Che la storia ammetta la errata-corrige senza rivoluzione, ossia senza fondamentale mutazione nella struttura elementare o generale della società stessa, o è una ingenuità o è un imbarazzo”.                                                           Per tanto, ripeto, chi dovrebbe ribellarsi, chi dovrebbe disobbedire? Se disobbedissero ai vincoli di bilancio le aziende pubbliche (e tra queste anche l’ABC, che è diventata “azienda speciale” per una decisione del consiglio comunale, ma che, sempre con la stessa procedura, può tornare ad essere una S.p.A.), un dissesto le porterebbe inevitabilmente sul mercato; se invece disobbedissero i Comuni o le Regioni, per esempio, ad un inevitabile e disastroso dissesto, che andrebbe a colpire soprattutto i servizi e i lavoratori dipendenti, seguirebbero forse un commissariamento e nuove elezioni, ma mai e poi mai il Sistema darebbe ai privati questi due Enti amministrativi.

In fondo, sta tutto qui il “nocciolo” dei miei articoli su ABC.

Forse per dare un colpo più concreto al “baluardo” del vincolo di bilancio si potrebbe mettere in campo una strategia per portare tutti i servizi al “pubblico puro”, cioè organizzati ed espletati direttamente dagli uffici del Comune o della Regione, e spezzare così quell’arcipelago di “società”, associazioni e cooperative… Di sicuro si taglierebbero una serie di privilegi, si ridurrebbero drasticamente gli appalti (risparmiando un mucchio di soldi) e il servizio migliorerebbe. Questa idea, chissà, potrebbe forse essere elaborata in un programma elettorale per le prossime politiche. In questi giorni il Comune di Napoli ha annunciato che con i fondi europei (cioè sempre con i nostri soldi) aprirà i cantieri, per rifare le fogne nel Centro Storico.

I lavori saranno appaltati a ditte esterne o si chiederà un aiuto sinergico ad ABC, visto che un anno fa il Comune ha trasferito nell’azienda maestranze specializzate in lavori fognari e che nella Net Service lavorano gli edili? Se il Comune optasse per una svolta “ribelle” e “disobbediente”, cioè per una “sinergia del pubblico”, sarei il primo ad applaudire.

Strategie politiche del Comune sull’acqua pubblica – Al di là della fumosità di narrazioni farcite di bugie, emerge un dato inconfutabile e mai chiarito dalla giunta cittadina: la scelta di non impugnare la delibera regionale sull’esproprio della fonte del Serino ad ABC. Nei precedenti articoli ho spiegato nei dettagli come questa “negligenza” sia in realtà un passaggio fondamentale per preparare nel tempo la privatizzazione del servizio idrico nel Centro Sud. Non so perché, ma questa “negligenza” somiglia tanto alla delibera comunale sulla modifica dell’art. 6 dello statuto ANM. Una modifica di “destra” che è passata anche con i voti di alcuni consiglieri di “Napoli in Comune”, la lista più a sinistra di quel variopinto carrozzone elettorale che portò alla riconferma del sindaco nelle ultime amministrative. In quella seduta di consiglio comunale, un esponente dell’opposizione rilevò che la modifica spalancava un portone alla privatizzazione. Fu zittito dall’assessore al bilancio, che giustificò la scelta della giunta come una “formula di stile”. Non sto scherzando, disse proprio così. Una risposta che forse voleva essere ad effetto, ma che in sostanza mostrava solo un’insopportabile arroganza e una patetica inadeguatezza politica (il video di questa seduta consigliare è visibile sul sito del Comune di Napoli). Per fortuna, la cronaca recente sulla questione ANM regala un gradito risveglio di coscienza di classe nei lavoratori del TPL cittadino, senz’altro più bravi di me nel dare le migliori risposte politiche a queste originalissime formule di stile.

Ma torniamo alla delibera commissariale del 3 novembre 2017 “nuova articolazione tariffaria e bonus sociale idrico”.  Il nuovo commissario ha propagandato sui media che ci sarà nel 2018 un aumento tariffario del 10 %, necessario per dare acqua gratis ai cittadini con reddito inferiore a 9.000 euro annui. La delibera è la copia sfacciata di una precedente delibera  (n. 830 – del 18 maggio 2010) del duo Barracco-Iervolino. L’unica differenza è che la precedente era rivolta ad una platea con un reddito non superiore ai 7.500 euro, mentre questa ha alzato il tetto a 9.000 euro. All’epoca i comitati e la maggior parte della compagneria parlarono di bluff dell’acqua gratis. E oggi? Tacciono tutti. Eppure il bluff questa volta è addirittura più marchiano. Cominciamo dalla stessa conditio sine qua non: dimostrare di essere in regola con le bollette precedenti, oppure sottoscrivere un piano di rientro per il debito accumulato. All’epoca, la voce dei comitati e della compagneria era univoca: è solo un’operazione di recupero credito che non tiene conto delle reali condizioni di povertà. Oggi, ripeto, non si è alzato alcun brusio sulla questione. Perché? Chiedetelo a voi stessi. Io posso solo azzardare due ipotesi. La prima: l’onda lunga dell’effetto catalizzatore (in certi casi addirittura inibente) di questo sindaco sull’autonomia dei movimenti. La seconda è legata alla difficoltà di diradare la nebbia prodotta da una politica confusionale. Probabilmente parte proprio da questa confusione politica la scelta di abbracciare l’idea, in una formula più fideistica che infantile, che si tratti davvero di un’operazione finalizzata ai bisogni degli ultimi. Eppure, basterebbe un tuffo nel mare della realtà per capire che parliamo delle stesso “sistema” che ha portato le bottigliette d’acqua al campo Rom (un terzo di litro al giorno pro capite!)…                       Dunque, si è riesumata la delibera di sette anni fa. Ma quella operazione recuperò poi i crediti? No, concretizzò solo il 10% del progetto. A Napoli la povertà c’è ed è drammaticamente palpabile; una povertà che impedisce di pagare le bollette correnti, figuriamoci i debiti precedenti.     Il nuovo commissario ha detto pure che nel 2018 ci sarà un aumento tariffario del 10%. Non è proprio così. Se si aggiunge l’incremento medio nazionale del 6%, l’aumento complessivo sulla bolletta per il 2018 sarà del 13,14 % (quasi tre volte in più rispetto all’aumento previsto dalla delibera di Barracco). In più, bisognerà calcolare anche gli aumenti percentuali sulle partite pregresse 2016-2017. Badate bene, questa è la stessa identica strategia della famigerata G.O.R.I. S.p.A., nei confronti della quale i comitati dell’acqua pubblica hanno giustamente contestato la volontà accaparratrice sulle “partite pregresse”, vale a dire gli aumenti sulle bollette del passato. Un altro aspetto emerge poi dalla delibera: fino ad ora le bollette sono arrivate con cadenza trimestrale, dal 2018 saranno spedite ogni due mesi. Un modo per spalmare gli aumenti tariffari e che somiglia un po’ a quei messaggi promozionali delle finanziarie “il tutto in comode rate”. Del resto si sa che i furbi carburano la vita con un ego spropositato e che considerano gli altri come soggetti facilmente manipolabili. Se fossi cristiano forse proverei pietà per loro. Da materialista dialettico vedo solo che sciupano la vita in una fredda e ambigua orgia emotiva, colorata da un’illusione persistente costruita nel tempo per esorcizzare la paura di sentirsi una nullità.

Circa due mesi fa io ed altri cinque componenti del comitato cittadino per l’acqua pubblica, avemmo un incontro informale con il nuovo commissario dell’azienda. Alle sue ottimistiche narrazioni, rispondemmo con un elenco preciso di domande formulate sulla base di una preoccupazione reale per le criticità economiche e finanziarie dell’azienda. Forse non si aspettava tanta meticolosità, sta di fatto che all’improvviso gli sfuggì: “potremmo sempre mettere in vendita i vecchi crediti, pensare a una cartolarizzazione…”. Dalle nostre espressioni di viso capì che non era il caso continuare su questo tema. La vendita dei “vecchi crediti” (in massima parte inesigibili) vuol dire, appunto, una sola cosa: cartolarizzazione. Ad ogni modo, alle nostre domande non diede risposte allora né le ha poi date in seguito. Ma io vorrei davvero avere una risposta a quelle domande e perciò mi rivolgo ai compagni e a alle compagne da sempre molto in sintonia con la giunta cittadina. Forse a loro il sindaco potrebbe sciogliere ogni dubbio; forse, chissà, potrebbe finalmente sentirsi spronato a chiedere ad ABC di pubblicare sul sito dell’azienda l’aggiornamento della situazione economica e finanziaria. In fondo, si tratta solo di un sollecito per fare un po’ di chiarezza sui nostri soldi. Da parte mia, ho già dato ai compagni di Santa Fede Liberata (come feci un paio di mesi fa in un’assemblea pubblica) tutti i documenti in mio possesso. Mi auguro che su questa questione possa finalmente cominciare un diffuso dibattito in città, così come mi auguro vada avanti il progetto di creare un fronte unito sulle molteplici criticità cittadine (trasporti pubblici, disoccupazione, diritto alla casa, lotta allo sfruttamento dei lavoratori precari…). Certo, bisognerà sviluppare ulteriormente l’umiltà del dialogo tra noi, così come bisognerà sviluppare un’instancabile determinazione militante, per non arretrare di un solo passo dai nostri obiettivi. Non sarà semplice, ma sono convinto che ce la possiamo fare.