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Droit à la ville! Per le vie di Ginevra contro la gentrificazione

 

di Deliria Eruption

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In migliaia hanno partecipato il 7 ottobre alla manifestazione “Droit à la ville”, tenutasi per le vie del centro di Ginevra, capitale dell’omonimo cantone svizzero. Una manifestazione nata dal percorso per difendere lo squat Malagnou, praticamente l’ultimo rimasto dei 160 che si contavano in città negli anni ‘90, e minacciato oggi di sgombero dalla polizia cantonale. Una cinquantina le organizzazioni politiche, sindacali e culturali che si sono unite per rivendicare una città vivibile e accessibile, il diritto all’abitare e per combattere la gentrificazione e i suoi effetti.

In una città che è diventata una delle più importanti sedi operative del capitalismo mondiale, un centro nevralgico della finanza e della mediazione politica internazionale, nonché della vendita di beni e servizi di lusso, la divaricazione tra ricchi e poveri sta diventando sempre più importante. Un fenomeno chiaramente osservabile dal punto di vista urbanistico e che si palesa dalla stessa appearance della città, la quale sfoggia strade dominate dagli alberghi di lusso, dagli imponenti edifici delle banche, dai negozi con le pareti rivestite di lastre preziose, in marmo o serpentino finemente lavorato e lucidato, negozi grandi quanto il pianterreno di un intero palazzo, con enormi vetrine dedicate all’adorazione di un solo, preziosissimo, orologio. Beni che si possono permettere in pochissimi, spesso neanche svizzeri, che visitano la città per affari e che la città accoglie a braccia aperte. Un hinterland dove esistono collegi per i figli delle famiglie facoltose che da tutto il mondo li scaricano qui con i loro jet privati allo scopo di garantirgli una formazione adeguata, una mensa di lusso e uno stile di vita che li aiuti a diventare i potenti di domani. Ma questa è solo una delle tante facce di Ginevra.

Il costo della vita è decisamente alto, la sanità è privata, la forbice sociale è quella tipica dei Paesi a capitalismo più avanzato. E girato l’angolo, dopo le vie dell’iper-centro, l’altra faccia della medaglia si mostra chiaramente nei clochard che dormono sulle panchine e chiedono l’elemosina, nelle persone anziane che si trascinano per strada con buste troppo pesanti per i loro fragili corpi, perfino nelle persone che fanno la spesa al discount, che alle 6 di pomeriggio si fiondano a raffazzonare le ultime cose rimaste sugli scaffali, urtandosi gli uni con gli altri, cercando di afferrare l’ultima baguette, l’ultimo pomodoro o l’ultima mela in offerta, preda di una frenesia che talvolta pare evocare scenari post-apocalittici.

Trovare un alloggio a Ginevra è estremamente difficile. Migliaia le persone che cercano, poche le stanze o gli appartamenti disponibili; trovarlo a prezzi accessibili, impresa ancora più ardua. Molti sono costretti a vivere nell’hinterland, senza comunque riuscire a risparmiare chissà quanto, e viaggiare per raggiungere il luogo di lavoro o studio, riducendo dunque il tempo libero a loro disposizione e aumentando significativamente stanchezza e stress. Le circa cinquanta organizzazioni politiche, sindacali e culturali che hanno manifestato per la città al grido di “Prenons la ville!” non hanno dubbi in merito: il responsabile dell’attuale crisi abitativa a Ginevra è il capitalismo che con i suoi grandi proprietari, veri e propri latifondisti urbani, studia a tavolino strategie di gentrificazione e fissa i prezzi di mercato degli affitti, non tenendo ovviamente conto delle esigenze reali della maggior parte della popolazione. Molti quartieri della città sono, in questo senso, sotto un vero e proprio attacco. È il caso, ad esempio, del quartiere storico Les Grottes che resiste fin dagli anni ’70 ai tentativi di demolizione dei suoi edifici, avendo la grande colpa di trovarsi nell’iper-centro e proprio dietro la stazione centrale e di non essere votato al servizio del capitale. Il progetto sarebbe di raderlo completamente al suolo e riedificare sulle sue macerie uffici e negozi di alto livello nonché edifici con appartamenti da fittare a prezzi elevatissimi.

In una città in cui la gentrificazione è pienamente in atto e le conseguenze di questo processo si fanno chiaramente sentire nella vita di tutti i giorni, la rivendicazione del “diritto alla città” è più che mai attuale. Affitti sociali, a prezzi sostenibili per la maggior parte della popolazione, una sanità non esclusiva ed escludente, spazi dove costruire progetti politici ed organizzare attività culturali che esulino dalle logiche del profitto sono diritti fondamentali per chi, con il proprio lavoro, partecipa più che attivamente alla produzione della ricchezza, anche se non ne beneficia dei frutti. Il movimento “Droit à la ville” continuerà anche oltre questo importante appuntamento (la mobilitazione del 7 ottobre) e persevererà nel tentativo fondamentale di unire tutti coloro che soffrono della divaricazione sociale tra classi possidenti e masse di sfruttati.