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ReSetG7, la lotta sì che è un grande evento, non i 7 Grandi

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da Torino, Checchino Antonini

L’aria di Torino è la stessa di tutti i vertici internazionali ai tempi della globalizzazione: città blindata, titoli allarmistici sulla stampa locale, esibizione di forza da parte delle forze dell’ordine ma molta difficoltà, da parte delle classi dirigenti, a imporre l’enfasi sull’importanza dell’evento e le sue ricadute sui temi trattati e sulla città. E grande assente il movimento dei lavoratori e delle lavoratrici, con le loro organizzazioni, a opporre un altro punto di vista. Osserva Il Sindacato è un’altra cosa, la minoranza Cgil, che «quelli del G7, portatori delle politiche di austerità che hanno ridotto i salari, che hanno esteso a tutti e tutte la precarietà, che hanno demolito la Pensione pubblica e lo Stato sociale, che hanno distrutto l’ambiente sfruttandolo per realizzare il maggior profitto possibile, non saranno accolti da uno sciopero generale, come sarebbe necessario. Cgil, Cisl, Uil, lungi dall’intenzione di lottare, hanno prodotto convegni in cui si fanno carico esse stesse della competitività delle “nostre” aziende. Più spregiudicata la Cisl nell’assecondare le politiche di “decontribuzione” del lavoro: riduzione del costo del lavoro  ai padroni, conseguente svuotamento delle casse dello stato sociale che comporterà tagli ai servizi».

Il G7 in corso a Torino è dedicato a lavoro, ricerca e tecnologia. In parole povere, la classe dirigente dei sette paesi più industrializzati, si interroga sulle catastrofi da essa stessa prodotte e prova a rifarsi il trucco per i prossimi attacchi alle condizioni di vita e lavoro delle classi lavoratrici.

Mentre scriviamo queste righe, sta per avere inizio il primo degli eventi del controvertice, ReSetG7. Il sindacalismo di base, i centri sociali, i partiti della sinistra più radicale hanno cercato di promuovere un ventaglio di mobilitazioni comuni provando a superare le differenze di analisi e strategia. Il risultato sono le iniziative che illustriamo in questo articolo. Sinistra Italiana e Possibile hanno scelto di organizzare un loro contro festival, Proxima. Proprio da lì è partita la frecciata di Guido Montanari, vicesindaco a cinque stelle, che ha irritato il Pd locale, legatissimo ai poteri forti della città: «Quando penso ai grandi del G7 che soggiornano in piazza Carlina e poi partono per andarsi a isolare dalla società alla Reggia di Venaria, mi viene da pensare che davvero queste persone credano che la gente mangi brioche, come Maria Antonietta. Sono davvero fuori dal mondo, non hanno a che fare con la società vera. I governanti non riescono ad avere rapporti con la base». Montanari non ha escluso la sua presenza ai momenti del controvertice, purché pacifici. Mentre la sua sindaca, Appendino, intervenendo alla presentazione della nuovissima control room della questura, ha voluto ringraziare la macchina della sicurezza: «Ringrazio tutti per questo lavoro collettivo che ci permette di gestire il summit e di trasmettere sicurezza ai cittadini. Grazie di tutto».

Sinistra Anticapitalista è attiva nelle mobilitazioni di questi giorni, le prime di un autunno che rischia di essere caratterizzato dalla passività delle grandi centrali sindacali di fronte all’attacco di Confindustria e governo Gentiloni. Queste scadenze torinesi potrebbero essere un passo verso la ricostruzione delle mobilitazioni necessarie, le sole che possono mettere delle zeppe nei meccanismi del capitalismo. E’ urgente che si produca un’attivazione capillare dal basso sui luoghi di lavoro per arrivare infine a uno sciopero generale che permetta alla classe lavoratrice di tornare protagonista. Vogliamo opporre al G7, il punto di vista delle classi sfruttate per mettere in agenda la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario, e redistribuire il lavoro anche con un piano di investimenti pubblici che crei lavoro di pubblica utilità.

Prove di sciopero No G7

C’è una fabbrica, a Torino, dove le Rsu hanno convocato uno sciopero No G7 per domani, 29 settembre.

La RSU FIOM CGIL della STAT ha dichiarato 8 ore di sciopero, (da effettuarsi secondo le consuete modalità, 06-14 per il primo turno, 08-17 per il centrale, 14-22 per il secondo e 22-06 per il turno notturno) perché ritiene che la presenza dei rappresentanti dei sette paesi più industrializzati «possa essere di stimolo per una riflessione e per aprire una discussione che riesca in qualche modo a mettere in crisi il pensiero dominante di questi ultimi tempi». Il ragionamento di questi operai parte dagli effetti della crisi decennale, figlia della finanziarizzazione dell’economia che ha sottratto risorse all’economia reale e quindi anche alla ricerca, tema, assieme al lavoro, della costosa kermesse, e blindatissima, al via a Torino. Processi paralleli a quelli della globalizzazione che liberalizzato la circolazione delle merci e del denaro e creato a scapito della capacità di intervento degli stati nazionali, stabilendo una divaricazione tra Occidente e i vari Sud del mondo. «La RSU – si legge nel breve testo di convocazione pubblicato sul sito dell’Opposizione in Cgil – crede che almeno una considerazione debba essere fatta: i nostri nemici non sono gli stranieri, i migranti che attraversano il Mediterraneo per sfuggire alle guerra, alla fame, alla violenza e alla povertà o inseguono il sogno di una vita dignitosa per sé e i propri figli, per garantire loro un futuro altrimenti negato, ma sono quei sette signori che tra qualche giorno si siederanno intorno ad un tavolo, eleganti, ben nutriti, con le unghie curate e i sorrisi impeccabili e decideranno della nostre vite. Non restiamo in silenzio». Funzionale alle mbilitazioni in calendario in città anche Usb e Cub hanno proclamato lo sciopero per la stessa giornata.

Riprendersi le strade

Con lo slogan “A noi le strade, a voi i privé”, sarà una street parade ad aprire il calendario degli eventi di Torino ReSetG7, oggi, giovedì, alle 19 dal parcheggio di Torino Esposizioni. «L’idea di fare una street parade serale è strettamente collegata proprio a questa nostra composizione: un insieme di persone precarie, nel lavoro e nell’esistenza, che spesso sono private, di quella divisione chiara tra tempo libero e tempo di lavoro, che spesso non hanno il diritto di scioperare, che sono private del diritto di maternità e paternità, alle quali in sostanza viene imposto di vivere in funzione del mantenimento del proprio lavoro sottopagato (quando ce l’hanno) rinunciando ad ogni forma di autodeterminazione.
Ci riprendiamo le strade per i riders di foodora, deliveroo e tutte le aziende della cosiddetta new economy che sfrutta giovani lavoratori in tutta Europa, definisce “lavoretto”; un lavoro che migliaia di persone fanno per sopravvivere alla crisi, reintroduce il cottimo chiamandolo “impegno” o “autoimprenditoria”.
Ci riprendiamo le strade per abbattere ogni forma di barriera che impedisce alle persone di circolare liberamente, per dire che alla “fortezza Europa” opponiamo un Europa solidale che rifiuti le frontiere e che si opponga all’omicidio di Stato al quale assistiamo tutti giorni sulle coste del nostro paese e che i media chiamano “tragica fatalità”.
Riprendersi le strade è anche il diritto di viaggiare, spostarsi e migrare.
Ci riprendiamo le strade per dire che le “strade sicure” le fanno le donne e gli uomini che le vivono e non certo le forze dell’ordine come apprendiamo con rabbia in questi giorni in relazione al caso dei due Carabinieri a Firenze: come sempre la vostra sicurezza uccide, priva delle libertà fondamentali, umilia e perseguita.
Ci riprendiamo le strade per la liberazione dei nostri corpi e delle nostre personalità dal giogo del lavoro e del consumo. Attraverseremo con la nostra street i quartieri della movida parola che per noi non vuole dire nulla. Per noi la movida sono migliaia di ragazzi e ragazze precari e precarie: noi crediamo nel diritto di tutti e tutte a divertirsi, a fare festa per liberare nelle strade i propri
desideri». 

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Il corteo studentesco

Studentesse e studenti di tutta Italia, soprattutto dal Nord, si ritroveranno la mattina di venerdì 29 davanti alla stazione di Porta Susa per un corteo che sarà seguito da un pranzo sociale all’Università, a Palazzo Nuovo. «Torino è una città che rappresenta a pieno queste malsane politiche europee avendo un tasso di disoccupazione che supera il 10% e quello di disoccupazione giovanile che va oltre il 40%.
La risposta che viene data dai governi a questi preoccupanti dati si chiama alternanza scuola-lavoro. Ormai è routine nelle scuole, con l’introduzione di essa, sentir parlare di precarietà, flessibilità, sfruttamento e del sempre più gettonato “fa curriculum”. Questo è ciò che ci vogliono insegnare, rinunciare ai nostri diritti, alle nostre aspettative e ai nostri sogni in cambio di una speranza di un futuro migliore. Assistiamo ad un mondo della scuola che diventa sempre più subalterno al mondo del lavoro e non capace di occupare quel ruolo centrale che dovrebbe avere all’interno delle politiche di sviluppo di un paese. Non lasceremo che sette ministri prendano decisioni sulle nostre vite e sul nostro futuro!».

Il lavoro in piazza alla Barriera di Milano

«Noi siamo tra quanti parteciperanno alle diverse iniziative antiG7che si terranno nei prossimi giorni ma che pensano anche che la discussione e la mobilitazione, ancor prima di ciò che può accadere o no in piazza, debba avere come tema centrale la lotta allo sfruttamento e alla precarizzazione del mondo del lavoro». Così gli organizzatori della manifestazione in programma venerdì pomeriggio promossa da Rifondazione Comunista, Cub, Federazione Anarchica Torinese, Il Sindacato è un’altra cosa Cgil, Sinistra Anticapitalista, Partito Comunista Italiano e SiCobas. «Bisogna evitare di fare di parlarci addosso. Per questo abbiamo scelto di fare una manifestazione in città, in una delle periferie più povere, che più vivono il dramma del peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro» hanno proseguito gli organizzatori sottolineando che «più che la teatralizzazione dello scontro fine a se stesso contro i poteri forti occorre costruire un percorso partecipativo e di mobilitazione e fare in modo che i lavoratori, precari, disoccupati tornino a organizzarsi in prima persona». Ecco il manifesto che convoca il corteo del 29, dalle 17.30, con appuntamento in corso Giulio Cesare, davanti alla stazione della Torino-Ceres. Il corteo corteo si snoderà verso Barriera di Milano e, alle 19, si concluderà con un’assemblea nei Giardini Montanaro, per discutere, conoscere esperienze di lotta.

A fine settembre a Torino si riuniranno i ministri del lavoro e dell’industria dei sette paesi più potenti del mondo industrializzato. Si troveranno per discutere di tecnologia, scienza e organizzazione del lavoro.

In realtà cercheranno di dare una risposta alla crisi del loro sistema di accumulazione di ricchezza.

Purtroppo noi lavoratori stiamo già subendo le loro politiche economiche e industriali che hanno portato al generale peggioramento delle nostre condizioni di vita:

–          i nostri salari si sono drasticamente ridotti e le libertà, conquistate in decenni di dure lotte, sono state pesantemente limitate

–          la disoccupazione è enormemente cresciuta costringendo i salariati e le salariate a subire ogni giorno il ricatto della scelta tra peggioramento delle condizioni di lavoro e perdita del posto

–          chi di noi ha lavorato una vita deve aspettare anni per andare in pensione e ricevere un reddito inferiore al 60% del suo ultimo salario

–          i giovani e le giovani sono costretti ad accettare salari di 500 € al mese con contratti di pochi mesi, quando non sono condannati all’inferno del lavoro gratuito come all’Expo di Milano

–          in decine di migliaia siamo ricattati dalle aziende che minacciano di portare il lavoro all’estero se non accettiamo il peggioramento delle nostre condizioni economiche e di lavoro

–          tra i lavoratori e le lavoratrici immigrati ed immigrate si contano ormai in milioni coloro che sono costretti ad accettare condizioni di spietato sfruttamento e che vengono utilizzati dagli imprenditori politici del razzismo per alimentare l’assurda guerra tra poveri

–          i disoccupati che non possono contare su alcuna rete di reddito e sostegno sono ogni giorno di più

–          i beni necessari alla sopravvivenza dell’intera società, come l’acqua, i trasporti, le comunicazioni e l’ambiente, ma anche la scuola, la sanità, l’assistenza per chi si trova in difficoltà vengono privatizzati e destinati a produrre quel profitto necessario ai padroni del mondo

QUESTA E’  LA REALTA’ CHE I GRANDI DELLA TERRA HANNO PRODOTTO IN QUESTI ANNI

QUESTO E’ LA DIREZIONE DEL  FUTURO CHE VOGLIONO DISCUTERE A TORINO .

Discuteranno di scienza ?  Non certo per migliorare la vita umana.

Discuteranno di tecnologia?  Non certo per alleviare le nostre fatiche e migliorare le nostre condizioni lavorative, ma per capire come ottenere sempre di più dal nostro lavoro e cancellare socialmente chi verrà reso inutile dalle nuove macchine.

Discuteranno di organizzazione del lavoro?  Non certo per farci lavorare meglio ma per far sì che il nostro tempo di vita e di lavoro sia completamente asservito alla ricerca del loro profitto.

Nelle giornate del G7 noi lavoratori e lavoratrici vogliamo ricordare ai grandi del Mondo che chi produce la ricchezza sociale che loro utilizzano a proprio piacimento, gli utili finanziari dei quali le loro gazzette si vantano, i profitti che costituiscono la base del loro potere sulle nostre vite, SIAMO NOI.

Noi che non accetteremo mai di cedere dignità, vita e libertà per rendere lor signori più ricchi e più forti!

CONTRO L’ARROGANZA DEI 7 PADRONI DEL MONDO, PORTEREMO IN PIAZZA LA NOSTRA LOTTA

 con gli stessi contenuti parteciperemo alla manifestazione unitaria del 30 settembre

ReSetG7, ovvero, “Roviniamogli la festa”

Da Largo Toscana e verso Venaria Reale, location del summit, alle 14.30 di sabato 30, si muoverà il corteo unitario di REsetG7, l’assemblea che riunisce centri sociali, disoccupati, lavoratori e studenti. «Questa settimana Fedeli, Poletti con gli altri ministri del G7 si riuniscono alla Venaria Reale per discutere di lavoro. Questi sono i responsabili della disoccupazione e del taglio dei diritti. Come dei nuovi nobili banchettano a nostre spese in una lussuosa reggia, pretendendo di continuare a decidere sulle nostre vite. Questa gente ha cattive intenzioni: non lasciamoli fare!… La nostra unica alternativa è smetterla di accettare che siano loro a decidere sulle nostre vite. La nostra unica forza è l’unione di tutti coloro che sono sfruttati, emarginati, affamati, umiliati e derisi da loro. La nostra unica salvezza, l’unica salvezza di questo paese è ribellarsi. Ora. Pensiamo che sul lavoro bisogna ripartire da zero:
1) Lavorare meno per lavorare tutti.
Nel mondo non c’è mai stata così tanta ricchezza e così mal distribuita. Eppure si lavora fino a sempre più vecchi mentre i giovani muoiono di disoccupazione, si lavora anche la domenica, anche di notte. Serve una diminuzione della settimana lavorativa a parità di reddito.
2) Lavorare meno per lavorare meno.
L’automazione dev’essere un vero progresso. Deve servire a liberarci dalla fatica e dal ricatto del lavoro. Deve servire a liberare tempo per gli affetti, per la socialità, per coltivare i propri interessi non a produrre disoccupazione.
3) C’è lavoro e lavoro.
Quante volte il lavoro rappresenta qualcosa di nocivo per chi lo porta avanti e per ciò che produce? Il criterio che deve guidare il lavoro è l’utilità sociale di tutti non i profitti di pochi.
4) Lavoro o non lavoro devo poter campare.
La diminuzione del lavoro socialmente necessario non deve portare alla miseria nessuno. Casa, welfare e bisogni primari devono essere garantiti a tutti».

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