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Sicilia, i cento passi di Fava verso il Pd

lista-Fava-625x350-1505751829Sinistra Anticapitalista considera molto negativa la conclusione a cui sono approdati diversi soggetti politici per le prossime elezioni regionali siciliane con la formazione un listone che va dall’Mdp a Rifondazione comunista e la candidature alla Presidenza della Regione di Fava con la lista dal nome suggestivo, Cento passi per la Sicilia.

La costruzione di una lista alternativa al PD, alle destre e al M5S alle elezioni regionali siciliane del prossimo 5 novembre è stata infatti oggetto di dibattito e discussione per diversi mesi. Ad aprile la nostra organizzazione in Sicilia aveva sottoscritto un appello per “Una lista unitaria alle regionali” (mettere link), riconoscendo in quel testo un tentativo di costruire un percorso centrato su una forte e chiara critica alle politiche dei governi di destra e centro sinistra che sono state il volano di una ristrutturazione autoritaria e capitalista della società, preoccupandosi soprattutto di come accaparrarsi le risorse pubbliche. Questo percorso aveva messo insieme diverse forze politiche, sociali e singole/ militanti che chiedevano discontinuità rispetto alle politiche dominanti, ma anche rispetto a pratiche verticistiche che avevano viziato precedenti tentativi di questo genere. Il testo dell’appello era chiaro:

“Contro il trasformismo che, da Cuffaro a Lombardo a Crocetta, ha favorito la continuità degli affari di Confindustria Sicilia e della borghesia mafiosa. Contro il partito della Nazione/Regione. Contro i patti di unità trasversale tra destre, PD, e palude centrista. Contro l’antipolitica del Movimento 5 Stelle interna al pensiero liberista e alle sue ingiustizie sociali, che si maschera di anticasta ma non aggredisce i detentori del potere economico e i veri responsabili delle ingiustizie, lavoriamo per un’altra Sicilia fondata sulla partecipazione, sulla pace, su un’occupazione stabile affrancata dalla precarietà, sui diritti, sui beni comuni, sull’accoglienza.”

Questa proposta sembrava andare nella direzione di raccogliere la domanda di unità a sinistra che viene da settori popolari e della classe lavoratrice, ma anche quella di costruire un fronte ampio e unitario ben definito politicamente e programmaticamente che lavorasse per una risposta all’altezza degli attacchi che il padronato sta portando avanti nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici, degli strati più poveri della popolazione, dei migranti, delle donne.

Sicuramente il percorso intorno all’appello “Una lista unitaria alle regionali” non è stato facile né privo di contraddizioni già a partire dalla stessa proposta di candidatura a presidente di Ottavio Navarra che, pur sostenendo il programma dell’appello, aveva rilasciato dubbie dichiarazioni che lasciavano intravvedere possibili accordi elettorali.

Tuttavia il percorso era stato positivo, costruito con affollate assemblee di discussione e incontro e con gruppi di lavoro che avevano permesso un reale confronto dal basso.

Questo dibattito era stato guardato a distanza da Mdp e SI interessati a trattare con Leoluca Orlando un accordo con il Pd. Quando questa possibilità di accordo è saltato queste forze hanno subito promosso l’auto-candidatura di Claudio Fava allo scopo di egemonizzare su una linea moderata tutto quello che si stava muovendo a sinistra del PD. Questa operazione è pienamente riuscita: le forze già costituenti il centro sinistra hanno integrato nella loro operazione gran parte delle forze che avevano firmato l’appello radicale iniziale.

Così il 10 settembre un’assemblea, convocata al solo scopo di dare una parvenza di percorso democratico dal basso, ha nominato Fava candidato alla presidenza della regione Sicilia e Navarra suo vice. E’ chiaro che questo esito nulla ha a che vedere con il percorso iniziale, né nei metodi, né nei contenuti. Si tratta di una coalizione che ha natura completamente diversa da quella che si era prodotta inizialmente e che è gestita e dominata da forze moderate. La coalizione di Fava guarda infatti ad una ricomposizione e ristrutturazione di quel centrosinistra le cui politiche, congiunte all’offensiva capitalistica, stanno alla base della profonda sconfitta dalle classi popolari nel nostro paese con al suo interno, in ruoli di comando, chi ha avuto la responsabilità di averle portate avanti. Inoltre è egualmente inaccettabile sul piano democratico visto il carattere autoreferenziale del candidato a presidente “un deus ex machina” che sarebbe delegato a rappresentare ed interpretare le istanze di sinistra, i bisogni delle donne e degli uomini della Sicilia; un presunto leader che in virtù di questa delega ha il diritto di ordire accordi fra vertici, mettendo da parte il percorso partecipativo che era stato intrapreso democraticamente dal basso.

Si deve prendere atto che la strada avviata che aveva aggregato forze politiche, sociali e singole persone e militanti che, dopo aver rinunciato anche per lungo tempo a un protagonismo politico diretto, volevano elaborare collettivamente analisi, programmi, azioni, è stata interrotta.

Hanno preso il sopravvento le scelte opportunistiche dei gruppi dirigenti delle diverse forze politiche in campo e si è formato il “grande listone di sinistra”, che non può certo essere l’alternativa di cui c’è bisogno.

La natura dell’Mdp per le sue posizioni, per la suo origine, per le sue responsabilità non può certo essere il soggetto dell’alternativa, né può stupire che SI, al di là di qualche distinguo, le vada a ruota. Grave nell’immediato e in prospettiva è stata la scelta del PRC. Questo partito ancora una volta, al di là delle diverse posizioni interne, al di là delle ripetute denunce delle scelte moderate e liberiste di altri soggetti, al di là delle affermazioni e promesse di porsi come alternativa di sinistra antiliberista ed anche anticapitalista, alla resa dei conti, si subordina e partecipa per opportunismo e debolezza politica strategica a una coalizione che si configura come una sbiadita variante politica interna al sistema capitalista; si diventa alleati di coloro che a livello nazionale stanno appoggiando il governo Gentiloni e in Sicilia sono al governo con il PD e il partito di Alfano a Palermo.

E questa scelta non è responsabilità della sola direzione regionale, è responsabilità del gruppo dirigente nazionale. Il comunicato “disperato” del PRC in cui si chiedeva a Fava una “dichiarazione di alternatività” che rendesse possibile al partito una partecipazione alla coalizione, ormai considerata inevitabile, non stupisce visto la storia di Rifondazione, ma colpisce lo stesso per la sua pavidità e mancanza di prospettiva politica.

L’accordo elettorale per le elezioni regionali in Sicilia pone una pesante ipoteca sugli scenari che potranno determinarsi per le elezioni politiche del 2018 e sulle scelte di forze politiche come il PRC che a parole, ma non nei fatti, dicono di voler perseguire scelte di discontinuità e alternativa; tutto lascia un pensare che il modello “Sicilia” diventi il modello per un indigeribile e rivoltante listone a livello nazionale.

Sinistra Anticapitalista continuerà a lavorare, sia a livello nazionale che a livello locale, per la costruzione di una reale alternativa, a carattere anticapitalista e di rottura con chi pensa di restare sul sulla strada del condizionamento del PD da sinistra.

Per questo lanciamo un appello a tutti i soggetti che, delusi da questo esito, vogliono lavorare sul terreno sociale, che sono interessati a costruire quelle mobilitazioni senza le quali è impossibile imporre gli interessi delle classi lavoratrici e popolari, a non disperdersi e a mantenere forme di coordinamento e a lavorare per la riuscita di lotte forti ed unitarie.