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Atac, radicali killer del trasporto pubblico per conto del Pd

Atac, Pd e radicali, con l’appoggio di Repubblica, hanno raggiunto l’obiettivo delle firme per un referendum per privatizzare il servizio di trasporto pubblico

di Checchino Antonini

MAGGIO 2017, LO SCIOPERO DEI DIPENDENTI DI ROMA TPL, DA DUE MESI SENZA STIPENDIO

Privatizzazione del trasporto pubblico, attacco all’Atac di Roma: i radicali esultano per il raggiungimento delle firme necessarie al referendum. Con più di 33 mila firme raccolte, i Radicali hanno raggiunto e superato il traguardo delle circa 29 mila necessarie a indire il referendum consultivo il prossimo anno. Tutto ciò nel deserto politico di una città sfiancata dalle ondate di calore e dalle beghe dell’amministrazione a cinque stelle che, sul caso Atac, non ha concesso nemmeno la semplice oratoria di un consiglio comunale ad hoc.

Obiettivo centrato, dunque, per la campagna referendaria «Mobilitiamo Roma» per la messa a gara del trasporto pubblico della Capitale che la narrativa mainstream mostrerà come l’impresa eroica di un pugno di radicali mentre è stata l’ennesima operazione del Pd e del partito di Repubblica. Il vero regista dell’operazione è Giachetti, doppia tessera radicali e Pd (oltre a Emma Bonino, icona del “popolo del listone”), non solo e non tanto contro la Giunta Raggi (tutt’altro che destabilizzante per i poteri forti della Capitale basti vedere alle manovre dell’assessore Colomban sulle partecipate) quanto in nome del liberismo sfrenato e antipopolare.

Decine di attivisti, continuamente ripresi da telecamere e cronisti, hanno adescato i cittadini con voce suadente, chiedendo l’ovvietà a passeggeri in balìa di un servizio massacrato negli anni dai tagli dei governi Pd e di un’azienda saccheggiata dalle clientele di centrodestra e centrosinistra: «Scusi, è soddisfatto del servizio dell’Atac? Vorrebbe mettere una firmetta per la liberalizzazione, contro il monopolio?».

Sono bastati un megafono, qualche volantino e quattro attivisti (due Clash city workers e due lavoratori Ama) per costruire servizi di tg e pezzi di cronaca sulla fantomatica provocazione “squadrista” a un banchetto dei privatizzatori a Tor Bella Monaca tra i quali lo stesso Giachetti.

Il non detto è che non è mai esistito nella storia un processo di “liberalizzazione”, di privatizzazione virtuosa, che abbia migliorato il servizio e non abbia piuttosto massacrato i lavoratori e fatto impennare le tariffe. Perché mai un privato dovrebbe assicurare un servizio se non è redditizio? La vicenda dell’acqua di Roma, che si disperde nel sottosuolo perché alla privatissima Acea non conviene adeguare la rete idrica, sta lì a dimostrarlo. Eppure Roma sperimenta da tempo (dall’epoca del Giubileo con Rutelli sindaco) l’appalto del 20% delle linee di superficie a Roma TPL, azienda privata famosa per disservizi continui con attese infinite alle fermate, intere corse che la domenica spariscono, stipendi più bassi per i lavoratori e a volte con ritardi di mesi nel pagamento. E sarebbe interessante confrontarsi con lavoratori e cittadini di Firenze e Padova dove la “liberalizzazione” è un fatto compiuto: riduzione delle corse in periferia, riduzione dei notturni e peggioramento delle condizioni di lavoro.

Colpisce molto la presa di posizione di Manconi Luigi, senatore della “sinistra” Pd e frequentatore del circo Pisapia. E firmatario anche lui. Mettere a gara il servizio del trasporto pubblico romano sarebbe «una scelta inevitabile e un provvedimento popolare: l’unico che oggi può ridurre quella intollerabile fatica cui sono sottoposti tutti i giorni i cittadini romani, quelli che usano i mezzi pubblici e quelli che non li usano ma li pagano lo stesso: ovvero pagano quel debito di 1miliardo e 300milioni che grava su Atac. In questo caso il fatto che il trasporto sia pubblico, non garantisce certo l’equità tra i cittadini ma li danneggia e li sacrifica in maniera, questa sì, ugualitaria. Per queste ragioni oggi ho firmato la richiesta di referendum di Mobilitiamo Roma, promosso da Radicali italiani e Radicali Roma». Non sarebbe stato più giusto un audit su quel debito? Un’indagine pubblica e partecipata per capire che cosa abbia intossicato i conti dell’azienda di trasporto pubblico proprio come chiedono soggetti come il Cadtm, il Comitato per l’Abolizione dei debiti illegittimi che lavora per l’abbandono delle politiche di aggiustamento strutturale e di austerity. Il suo lavoro principale consiste nell’elaborazione di alternative radicali (e ai radicali, evidentemente) che mirino alla soddisfazione universale dei bisogni, delle libertà e dei diritti umani fondamentali. Ossia anche del trasporto pubblico. «E’ legittimo o illegittimo quel debito? – si chiede, assieme a Popoff, Marco Bersani di Attac e del Cadtm – e dunque va pagato o rigettato?».

Una firma pesante, quella di Manconi, perché getta benzina sul fuoco sulle chiacchiere che accompagnano il dibattito su liste e listoni, “a sinistra” del Pd. Dovè l’invocata discontinuità con le politiche liberiste evocata da tutti i soggetti in campo. Ora dovrebbero essere i lavoratori di Atac, delle partecipate e delle aziende pubbliche a costruire il comitato per il no alla privatizzazione e per il rilancio dei servizi pubblici insieme a tutte le energie che si battono in città per i beni comuni e contro le politiche di austerità. Il Tpl. Perché l’operazione Atac potrebbe essere il cavallo di Troia per ribaltare quella che fu la prima (e unica, finora) bocciatura di massa delle politiche di privatizzazione e austerità: il referendum sull’acqua del 2011 che il Pd prova ad aggirare fin da quel giugno di sei anni fa. Oppure l’occasione per ricostruire un’alleanza tra lavoratori e cittadini in nome di un’altra idea di servizio pubblico tra settori subalterni di questa città spesso messi uno contro l’altro da chi costruisce le guerre fra poveri, i cosiddetti conflitti orizzontali.

«L’effetto di questo referendum può essere dirompente», spiega infatti Riccardo Magi, segretario dei radicali, dal punto di vista opposto. Dirompente per la vita di migliaia di lavoratori pubblici, 12mila solo all’Atac, per milioni di passeggeri. Magi è persuaso che «proprio nel settore dei servizi pubblici locali che la mancanza di gare e di concorrenza danneggia maggiormente i cittadini».

«Il referendum promosso dai radicali ha l’obiettivo di privatizzare il trasporto pubblico a Roma. Per la sinistra deve diventare invece occasione per un grande dibattito pubblico contro la privatizzazione dei servizi pubblici essenziali e nello specifico sul futuro di Atac», fa sapere infine Paolo Cento, responsabile nazionale Enti locali di Sinistra Italiana, un partito che non riesce a venir fuori dalle secche del rapporto ambiguo con Mdp e Pisapia.