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Napoli, per Ibrahim e gli altri: verità e dignità

Un corteo ha sfilato per le strade di Napoli fino alla Prefettura. Cartelli e striscioni chiedevano “Verità e giustizia per Ibrahim” e “Basta razzismo”. Compagni e immigrati si sono alternati al microfono per denunciare l’insopportabile degenerazione razzista

da Napoli, Giovanna Russo

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Di razzismo si muore. Ecco dove ha portato la campagna di odio verso gli immigrati. Un ragazzo del Gambia è stato lasciato morire, sembra di peritonite, senza ricevere le cure necessarie in ospedale e dopo una serie di assurdi avvenimenti in cui si intrecciano pregiudizi razzisti, malasanità, negligenza incompetente.

Ibrahim Manneh, di 24 anni, da diversi anni in Italia, si era presentato domenica al Loreto Mare con dolori addominali e vomito ma era stato dimesso dopo una semplice iniezione. La sera si è aggravato e i suoi compagni hanno dovuto portarlo a braccia, in stato di incoscienza, in una corsa disperata alla guardia medica: avevano chiamato invano un’ambulanza, un tassista aveva rifiutato di trasportarlo perché “c’era bisogno dell’autorizzazione della polizia per trasportare un negro”, un’altra farmacia gli aveva fatto acquistare un farmaco inutile e una pattuglia della polizia li aveva ignorati, nonostante le condizioni del ragazzo fossero visibilmente gravi. Infine la guardia medica è riuscito a farlo portare in ospedale, solo per constatare che era ormai troppo tardi.

Suo fratello e i suoi compagni hanno presentato una denuncia per omicidio colposo, perché si chiariscano le circostanze del mancato soccorso, ma soprattutto hanno impedito che tutto questo venisse archiviato come vicenda privata. Ieri (12 luglio), un corteo piccolo ma combattivo ha trasformato questa storia in una lotta per i diritti e per la solidarietà di classe. In gran parte composto da immigrati, soprattutto della comunità gambiana e ivoriana, ambulanti e lavoratori al nero, militanti dell’ex OPG occupato Je so’ pazz , attivisti delle reti antirazziste, compagni e comuni cittadini, il corteo ha sfilato per le strade di Napoli fino alla Prefettura, in piazza del Plebiscito, dove si è tenuto un presidio. Cartelli e striscioni chiedevano “Verità e giustizia per Ibrahim” e “Basta razzismo”. Compagni e immigrati si sono alternati al microfono per denunciare l’insopportabile degenerazione razzista, in crescita grazie ad una campagna mediatica che rovescia la colpa del crescente malessere dei lavoratori italiani sugli “stranieri clandestini”, costruisce la percezione di una “invasione” dell’Italia da parte dei migranti, mentre la legge sullo jus soli si arena, il decreto Minniti arma la mano di sindaci e poliziotti contro persone che fuggono dalla fame e dalle guerre che lo stesso occidente capitalista genera nei loro paesi. L’ipocrisia dei discorsi pubblici è enorme: nessuno denuncia il furto di terre fertili perpetrato dalle multinazionali dell’agrobusiness, l’avvelenamento dei suoli ad opera delle imprese minerarie all’assalto dei minerali di cui l’Africa è ricchissima, il sostegno a governi corrotti che aprono le porte alle multinazionali sfruttatrici, le guerre scatenate a fini di dominio e la vendita di armi da parte dei banditi imperialisti.

Sui cartelli e gli striscioni portati in piazza dai compagni sono scritti i nomi di altre vittime recenti del razzismo, come il senegalese Niam Maguette, venditore ambulante morto di infarto dopo un bliz della polizia a Roma. “Non perdoniamo, non dimentichiamo”.