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Brasile. Una nuova congiuntura. Quali scelte per una sinistra socialista radicale?

Di Valério Arcary (membro del Movimento per un’alternativa indipendente e socialista – MAIS. Da Alencontre, trad. it. di Anne Marie Mouni)

Decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori – 150.000 secondo gli organizzatori (sindacati, movimenti sociali, forze politiche), 50.000 secondo la polizia – hanno manifestato il 24 maggio 2017 nella capitale amministrativa del Brasile: Brasilia, sulla Piazza dei Ministeri, di fronte al Congresso. Il governo reazionario di Michel Temer, per la prima volta dal 1986, ha fatto intervenire a Brasilia l’esercito (il 32 ° Gruppo d’artiglieria di campagna), accanto alle forze di polizia antisommossa (la famigerata polizia militare), di solito mobilitate in queste occasioni et conosciute per la loro violenza (ved. foto in calce all’articolo di Valério Arcary).

Sono stati effettuati spari con pallottole vere che hanno ferito gravemente 49 manifestanti che hanno dovuto essere ricoverati d’urgenza (O Valor Economico, 24 maggio 2017, 22h11). Michel Temer (76 anni) – che deve affrontare un movimento di massa che ne chiede le dimissioni dalla presidenza– ha emesso un decreto presidenziale che impone la presenza dell’esercito «finché sarà ristabilito l’ordine», con una prima scadenza al 31 maggio 2017.

I manifestanti, che spesso hanno viaggiato in autobus per oltre trenta ore, sono venuti, secondo la Folha de São Paulo, da São Paulo, Rio de Janeiro, Espirito Santo, Para, Rio Grande do Norte, Paraiba, Rio Grande do Sul.

La politica repressiva di Temer ha inasprito le divisioni in seno ai partiti che all’inizio sostenevano. Il presidente del PSDB (Partito della socialdemocrazia brasiliana) Tasso Jereissati ha dichiarato: «La presenza delle truppe ci spaventa sempre un po’», riferendosi agli anni di piombo della dittatura militare (1964-1985). Esiste la ricerca pronunciata di una «soluzione politica» da parte di una frazione delle classi dirigenti che si è rivolta all’ex presidente Fernando Henrique Cardoso (presidente da gennaio 1995 a dicembre 2002). Il quale ha risposto: «Alla mia età (85 anni) sarebbe una pazzia». Pur sottolineando che «c’è uno svuotamento del potere e della legittimità del governo federale». Ed aggiunge, segnalando la complessità della congiuntura per le classi dirigenti: «Non possiamo decidere di fronte a questo governo senza sapere sapere quale sarà il passo successivo» (O Valor economico, 24 maggio 2017). In altre parole, senza avere una posizione maggioritaria e chiara sulla via da seguire.

Ora, le mozioni al Congresso per la destituzione di Temer si moltiplicano. E’ stata aperta un’indagine dalla Corte supreme in seguito alle rivelazioni di Joesley Batista del gigante agroalimentare JBS che riguardano gli importi versati a Michel Temer per le elezioni del 2014. [cf l’articolo di A l’Encontre del 20 maggio]

Valério Arcary espone le opzioni politiche che si presentano alla sinistra radicale brasiliana in questa congiuntura di crisi sociale, economica ed istituzionale che colpisce il «gigante» del Sud America. (Redazione A l’Encontre)


1.- Una nuova situazione si è aperta dalla scorsa settimana. E’ stata affrettata da una grave spaccatura all’interno della classe dirigente. A un livello più tattico, una frazione sostiene che la caduta di Michel Temer è inevitabile. Costerà meno della sua permanenza alla presidenza e sarà più efficace per concretizzare le controriforme del diritto del lavoro e della previdenza sociale. Un’altra frazione esita ancora perché teme che una decisione del Tribunale Superiore Elettorale – che porterebbe sia alle dimissioni, sia alla destituzione di Temer – sia fatale al futuro delle controriforme. Questa frazione teme che il rovesciamento di Temer sconvolga la continuità dell’agenda politica reazionaria che ha formato il blocco in grado di portare all’impeachment di Dilma Rousseff, un anno fa, e alla realizzazione traumatica delle controriforme politiche.

Le due frazioni temono molto che non sia possibile far eleggere dal Congresso Nazionale (entrambe le camere) per la seconda volta [dopo la prima esperienza di Michel Temer nel 2016] un presidente che abbia un minimo di legittimità. Ma questi due blocchi esprimono anche differenze più strategiche. Una frazione difende l’iniziativa del Ministero Pubblico, della Polizia Federale e di una parte del potere giudiziario che tramite il Lava Jato («Pulizia veloce») ha deciso – per tre anni, dal 2014 – di adottare un programma di riforme politiche, in particolare la riforma del sistema partitico costruito nel corso degli ultimi trenta anni, cioè dalla fine della dittatura. Si rendono conto che questo sistema partitico è anacronistico, retrogrado, obsoleto, corrotto ed è diventato disfunzionale.

In primo luogo, perché i partiti principali sono tutti finanziati illegalmente dalle grandi imprese. L’altra frazione resiste perché teme le conseguenze di un crollo improvviso del sistema. I due blocchi sono reazionari. Nessuno di loro merita di essere sostenuto. Alleanze con uno di questi due blocchi saranno fatali per la sinistra brasiliana.

È necessario esplorare le possibilità che offre la divisione del nemico di classe, ma agire autonomamente. Significa sostenere il movimento «Temer dégage», ma anche porre degli ostacoli alle controriforme del Codice del Lavoro e della previdenza sociale. Allo stesso modo, bisogna denunciare i piani di un colpo di stato istituzionale nel colpo di stato [il meccanismo della destituzione di Dilma Rousseff], che non è altro che l’elezione indiretta di un nuovo presidente dal Congresso.

Anche i metodi di lotta sono importanti. Si dovrebbe iniziare a costruire un nuovo sciopero generale subito dopo l’Occupy Brasilia di mercoledì 24 maggio. Noi siamo socialisti, non «scioperocoltori». Ma lo sciopero generale per rovesciare Michel Temer s’impone come il prossimo passo per la classe operaia, al fine di aumentare la fiducia nelle proprie forze come soggetto sociale in grado di aprire un’altra via.

2. Un cambiamento favorevole nei rapporti di forza tra le classi è sorto a seguito dello sciopero generale del 28 aprile. L’ingresso sulla scena politica di «grandi battaglioni» della classe operaia organizzata ha confermato che la maggior parte della popolazione aveva già constatato che erano inaccettabili le controriforme della previdenza sociale e della legislazione del lavoro. Si è dichiarata contro le riforme del governo di Michel Temer. La scoperta, ancora parziale, dei contenuti scandalosi delle denunce [da parte di industriali che hanno fornito informazioni contro delle riduzioni di pena] sembra aver prodotto una svolta positiva nella coscienza di milioni di lavoratori. Le classi medie sembrano segnate dalla perplessità. E’ possibile che margini della «classe media» abbandonino il campo politico di Michel Temer. Questo sarebbe molto positivo. Pertanto, ciò che si deve ostacolare non sono soltanto le controriforme, ma la continuità stessa del governo Temer. Certo, questa dinamica è ancora lenta, come è stato confermato durante le prime manifestazioni, prevalentemente composte da una avanguardia giovane, molto combattiva, durante l’ultima settimana.

Pertanto, il cambiamento della situazione, va da sé, non significa che ci troviamo in una situazione rivoluzionaria. Non v’è alcuna situazione rivoluzionaria senza una combinazione fra una crisi nazionale (il sistema politico ed istituzionale) e un sentimento di lotta all’interno delle masse lavoratrici per un cambiamento radicale. Una situazione del genere ancora non esiste.

Quello che stiamo vivendo non consente analogie affrettate con la situazione del 2001-2002 in Argentina. Questo non è un «Argentinazo» al rallentatore. Il governo di Temer sta morendo, è vero. Chi governa ancora un po’? Meirelles [attuale ministro delle Finanze ed ex direttore della Banca Centrale nominato da Lula nel 2003].

Pensare di essere, in un certo senso, sull’orlo di una crisi di regime in grado di facilitare l’espressione degli interessi della classe operaia, che aprirebbe la prospettiva di una lotta diretta per il potere da parte delle lavoratrici e dei lavoratori, sarebbe una pericolosa illusione, perché la tendenza che ne deriverebbe sarebbe quella di definire compiti che non possono essere realizzati e, in tal modo, stimolare azioni avventuriste. Impariamo la lezione dalle Giornate Aperte nel giugno 2013 [movimento sul trasporto gratuito]. Dunque potrebbero nascere delle azioni avventuriste che già furono responsabili dell’isolamento del movimento e del suo declino dopo febbraio 2014.

3. I lavoratori e i giovani del movimento di resistenza sono gli attori dell’accumulazione delle forze nel contesto di una posizione difensiva dalla fine del 2016. E’ possibile effettuare un salto di qualità grazie alle crepe nel campo borghese e alla divisione della classe media. Ma non si è ancora concretizzato un salto di qualità. Non bisogna disprezzare il ruolo del PT (Partito dei Lavoratori) e del PcdB (Partito Comunista del Brasile) in questo processo, perché rimane sempre decisivo. Nonostante la crisi che lo ha colpito in seguito agli scandali per corruzione, il PT e Lula hanno ancora un’influenza di massa. Nei suoi piani non esistono la volontà ed il progetto di demolire le controriforme. Figurarsi rovesciare Temer. La sua strategia è quella di indebolire il governo Temer in vista delle elezioni del prossimo anno, con un ticket «Lula 2018».

Ma è innegabile che il fronte unico costruito per convocare lo sciopero generale tra i sindacati ed i movimenti sociali sia stato essenziale per il successo del 28 aprile. Ora, che il PT e la CUT (Centrale Unica dei Lavoratori) si siano «riposizionati» a sinistra testimonia che questi apparati percepiscono la pressione sociale. Senza un nuovo sciopero generale, più grande e più forte, non sarà possibile che la forza sociale dei lavoratori possa esprimersi pienamente, come soggetto sociale indipendente, di fronte ai due blocchi borghesi in lotta.

Il ruolo del «Fronte del popolo senza paura» [Fronte Sociale, formatosi in ottobre 2015 di fronte all’avanzata delle forze conservatrici di destra], nel periodo precedente, in particolare, è stato molto positivo, perché ha denunciato i due blocchi della classe dirigente, e si è pronunciato contro Temer e per un rifiuto delle controriforme, e per elezioni dirette immediate per la presidenza e per le elezioni generali.

Mantenere una politica di costruzione di un fronte unico con un programma di emergenza per affrontare la crisi è di vitale importanza. L’esito incerto della lotta per vincere la paura apre la necessità che il CSP/Conlutas [organizzazione politico-sindacale legata, fra l’altro, al PSTU] si presenti come una Centrale popolare e sindacale, impegnata nella lotta per un fronte unico che chiami allo sciopero generale senza esitazione, ma anche senza oltranzismi.

4. L’importanza del ruolo della sinistra socialista non deve essere sottovalutata. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che l’attuale battaglia politica ha i suoi ritmi. Ci troviamo in una situazione in cui è fondamentale dare impulso al movimento sociale «Fuori Temer» e costruire un blocco politico contro le elezioni indirette [cioè la nomina da parte del Congresso di un nuovo presidente in caso di «fuoriuscita» di Temer ]. Si tratta di difendere la parola d’ordine «Elezioni dirette subito» e di non capitolare di fronte ad «una soluzione elettorale» ponendosi all’interno della democrazia borghese liberale. Difendere le «elezioni dirette subito» significa dire NO alla politica della frazione borghese pronta a liberarsi da Temer, ma anche a fare di tutto affinché sia il Congresso Nazionale a decidere chi deve governare. Ovviamente, siamo per un governo dei lavoratori e del popolo. Ma non può emergere nella scia di organizzazioni di base che riflettono un fronte di lotta. Non c’è alcun consiglio popolare né embrione di potere popolare, tranne l’attestazione di posizioni da propaganda «letteraria». Ciò che possiamo fare è impedire alla borghesia di governare «business as usual». E non è secondario. Perché se la classe dirigente riesce a mediare tra le sue diverse posizioni, l’offensiva contro il diritto del lavoro e della previdenza sociale raggiungerà il pieno sviluppo. Possiamo e dobbiamo difendere le elezioni generali, il che significa condurre un’agitazione per lo scioglimento del Congresso Nazionale. Vogliamo che si formi un Fronte della sinistra socialista con un programma anticapitalista che diventi punto di riferimento in qualità di blocco politico alternativo ai due blocchi borghesi e contemporaneamente contro il lulismo (il PT di Lula). Il PSOL (Partito Socialismo e Libertà) giocherà un ruolo particolare nella formazione di questo Fronte – perché dovrà determinare chi sarà il portavoce e candidato politico del Fronte – che deve rivolgersi a tutte le forze e partiti della sinistra radicale. Ma la priorità è la divulgazione del suo programma. (22 maggio 2017)