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Abruzzo, la valle avvelenata

Tutto in Valfino (Teramo): un impianto per il trattamento e recupero di sedimenti di dragaggi fluviali e costieri, la Provincia ha programmato una discarica provinciale, un’area industriale, gassificatore ed una centrale biomasse. Un territorio svenduto alle lobby con danni incalcolabili alle comunità

Sinistra Anticapitalista Valfino

A Piano di Sacco si sta consumando l’ennesimo saccheggio, la svendita/concessione del territorio alle mire fameliche degli imprenditori dei rifiuti (Nicolaj) già balzati agli onori della cronaca giudiziaria per corruzione e traffico illecito di rifiuti, nel silenzio generale e sotto lo sguardo attonito dei cittadini.

Le ultime ombre sinistre riguardano il rilascio della v.i.a. da parte della Regione Abruzzo in data 20 aprile 2017 in relazione alla “piattaforma per il trattamento ed il recupero di sedimenti di dragaggi fluviali e marino-costieri” – in zona esondabile del fiume Fino- limitatamente all’impianto di depurazione delle acque (dopo un primo parere complessivo v.i.a. favorevole), nonostante la chiara opposizione di associazioni ed enti locali espressa in sede di Coordinamento Regionale per la Valutazione d’Impatto Ambientale.

Si temono gli effetti negativi sull’ambiente con riguardo agli scarichi sul fiume Fino ed all’estrazione della acque dal fiume stesso mediante pozzi.

A fronte di tale questione particolare inquieta la concomitante presenza nell’area di insediamento dell’Ecocentro per il trattamento dei rifiuti urbani, dell’impianto “Terra Verde” e di quelli autorizzati ed in itinere, tra cui un gassificatore ed una centrale e biomasse.

Si tace sull’effetto cumulo ed anche su quello domino, che i cittadini hanno sperimentato sulla propria pelle in occasione dell’incendio avvenuto nell’impianto di “Terra Verde”, che ha minacciato la salute dei cittadini e danneggiatole attività del settore agro-alimentare.

Aldilà degli aspetti procedimentali/amministrativi permane evidente e pesante la responsabilità politica a tutti i livelli.

Dopo il conclamato fallimento delle politiche di sviluppo del dopo-guerra affidate all’insediamento delle grandi industrie con la fuga e la sottrazione di risorse e braccia all’agricoltura ed allevamento, a cui negli ultimi anni è seguita la riduzione drastica di personale o addirittura la chiusura di interi stabilimenti con conseguente perdita di centinaia di posti di lavoro (“l’altra carne”, l’”industria tessile Valfino”, “Maccaferri” ecc.), assistiamo all’incapacità della politica e dei politici a programmare un diverso sviluppo e finanche a preservare le uniche risorse (ambiente, paesaggio) suscettibili di diventare volano di una nuova economia e rinascita del territorio.

Lo strabismo e la schizofrenia dei politici con atteggiamento ondivago e contraddittorio non giustifica ed anzi amplifica gli effetti dannosi delle politiche neoliberiste sostenute in maniera trasversale dal centro-destra e dal centro-sinistra da decenni.

Si tratta del fallimento nel fallimento: i partiti e le coalizioni di riferimento dei sindaci e degli amministratori locali da anni emanano leggi preordinate all’esproprio di sovranità in generale ed in particolare di quella delle comunità locali in favore degli enti sovraordinati (si vedano in proposito l’abortita riforma costituzionale Boschi- Verdini, con il tentativo di esautorazione delle Regioni in materia di ambiente e sanità, le leggi sulle opere ed infrastrutture di “interesse nazionale”- dalla tav al ponte sullo stretto alle discariche a gestione commissariale- o sui “grandi eventi”, lasciati ad arte alla gestione opaca delle cricche di elezione politica in danno e contro la volontà e gli interessi delle comunità locali).

Così a Piano di Sacco la Regione autorizza rilasciando la v.i.a. l’impianto per il trattamento e recupero di sedimenti di dragaggi fluviali e marino-costieri, la Provincia ha programmato l’insediamento di una discarica provinciale, il Comune ha previsto un’area industriale, autorizzando (con procedure semplificate) un gassificatore ed unna centrale biomasse.

I politici locali della vallata dopo aver raccolto voti, ove non eletti, scompaiono e si dileguano, beandosi di altre prebende, mentre i partiti di riferimento a livello provinciale, regionale e nazionale foraggiano le lobby del petrolio, dei rifiuti, dell’acque, svendendo il nostro territorio ed arrecando danni incalcolabili alle comunità.

E dopo lo spopolamento progressivo dei paesi e delle aree interne in favore dei centri urbani e della costa, causato da tali politiche improvvisate e dannose, assistiamo al processo inverso: lo spostamento dei rifiuti di ogni genere dai luoghi di produzione (città e centri costieri) verso i paesi e le aree interne: cediamo persone, menti e braccia, perdendo servizi, risorse e attività e riceviamo in cambio rifiuti e danni all’ambiente, in cui i pochi sono rimasti a vivere, pagando a caro prezzo con la salute e la vita le scelte dissennate dei nostri politici.

Formuliamo un appello ai/alle cittadini/e della vallata ad unirsi alle associazioni, ai movimenti ed alle istituzioni locali impegnati nella battaglia per impedire tale ennesimo scempio e difendere insieme la nostra terra, preservando la possibilità di permanenza di noi tutti/e: lo dobbiamo alle generazioni future, ed ai nostri amici/concittadini, che hanno condiviso questa causa e che non sono più con noi.